Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7399 del 23/03/2017

Cassazione civile, sez. III, 23/03/2017, (ud. 26/10/2016, dep.23/03/2017),  n. 7399

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SETINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 10326-2014 proposto da:

AUROGEST SRL IN LIQUIDAZIONE, liquidatore Z.M.,

considerata domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA

CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO

LAURITO giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

COFACE COMPAGNIA DI ASSICURAZIONI E RIASSICURAZIONI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3981/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 06/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/10/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito l’Avvocato FRANCESCO LAURITO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per l’accoglimento dei primi

cinque motivi di ricorso assorbiti gli altri (Cass. sentenza

25036/13 S.U.).

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 6/11/2013 la Corte d’Appello di Milano, in accoglimento del gravame interposto dai sigg. C.M. ed altri e in conseguente riforma della pronunzia Trib. Milano 10/1/2008, ha rigettato la domanda nei loro confronti proposta dalla società Viscontea Coface s.p.a. di pagamento, in via solidale, di somma giusta appendice di polizza fideiussoria del 15 gennaio 2002 da quest’ultima stipulata con la società Aurogest s.r.l. ed altri.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società Aurogest s.r.l. in liq. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 7 motivi.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “violazione e/o falsa applicazione” degli artt. 155, 166, 168 bis, 343 e 347 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 2 motivo denunzia “nullità della sentenza e del procedimento” per violazione degli artt. 112, 166, 168 bis, 343 e 347 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.

Con il 3 motivo denunzia “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 4 motivo denunzia “nullità della sentenza” per violazione degli artt. 112 e 161 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; nonchè “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Con il 5 motivo la ricorrente denunzia violazione degli artt. 156 e 157 c.p.c., art. 2697 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 6 motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 182 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 7 motivo la ricorrente denunzia violazione dell’art. 83 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso è inammissibile.

Va anzitutto osservato che il ricorso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 10, n. 6, atteso che la ricorrente fa riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (in particolare all'”ordinanza offerta in visione (doc. 3)”, alla “propria comparsa conclusionale… pag. 10”, a “tutta la documentazione versata nel fascicolo di primo grado”, alla “documentazione prodotta in grado d’appello”, alla “visura della C.C.I.A.A.”; alla “memoria di replica”; ai “propri scritti difensivi”, a “pag. 11 comparsa conclusionale Aurogest”) limitandosi a meramente riprodurli nel ricorso senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

A tale stregua non deduce le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del solo ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle sole deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso -apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).

Senza sottacersi, con particolare riferimento al 4, al 5, al 6 e al 7 motivo, che le ivi dedotte censure non risultano formulate sviluppando argomenti in diritto con i contenuti richiesti dal combinato disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, essendosi la ricorrente limitata a muovere apodittiche doglianze, sicchè quanto dedotto si risolve nella proposizione in realtà di “non motivi” (cfr. Cass., 8/7/2014, n. 15475; Cass., 1/10/2012, n. 17318; Cass., 17/1/2012, n. 537).

Deve altresì osservarsi, con particolare riferimento al 3 motivo, che il vizio di motivazione risulta inammissibilmente dedotto al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), giacchè alla stregua della vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel caso ratione termporis applicabile, il vizio di motivazione denunciabile con ricorso per cassazione si sostanzia solamente nell’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche la sua contraddittorietà intrinseca o con altri atti (nella specie l’ “ordinanza di sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza di primo grado”) ovvero l’omesso esame di determinati elementi probatori, essendo sufficiente che come nella specie il fatto sia stato esaminato, senza che sia necessario dare conto di tutte le risultanze probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente rilevanti (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, da ultimo, Cass., 29/9/2016, n. 19312), giacchè il vizio di motivazione non conferisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio.

Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni della ricorrente, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera doglianza circa l’attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle sue aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).

Per tale via in realtà sollecita, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

Non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo gli intimati svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2017

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