Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7395 del 07/03/2022

Cassazione civile sez. VI, 07/03/2022, (ud. 08/07/2021, dep. 07/03/2022), n.7395

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16308-2020 proposto da:

P.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NIZZA 92,

presso lo studio dell’avvocato COSIMO DAMIANO MASTROROSA,

rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO PARATO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA SALUTE, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1125/2019 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 14/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCESCA

FIECCONI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con atto notificato il 9/6/2020, P.C. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza n. 1125/2019 della Corte d’Appello di Lecce, pubblicata il 14/10/2019. Con controricorso notificato il 20/7/2020 resiste il Ministero della Salute.

2. Per quanto ancora rileva, il sig. P. conveniva in giudizio il Ministero della Salute per sentirlo condannare al risarcimento dei danni patiti per aver contratto l’epatite cronica HCV a seguito di emotrasfusione di sangue infetto. Il Tribunale di Lecce, ritenuti sussistenti i presupposti della responsabilità del Ministero, quantificava il risarcimento spettante all’attore in Euro 64.304,00, pari al 26% di danno biologico permanente; tuttavia, rigettava la domanda atteso che l’importo era inferiore a quanto già percepito dall’istante a titolo di indennizzo ex lege 210/1992.

3. Avverso la sentenza, il sig. P. ha proposto gravame dinanzi alla Corte d’Appello di Lecce che, quandanche abbia quantificato il danno non patrimoniale astrattamente spettante all’appellante in Euro 98.258,00, ha comunque rigettato la domanda condividendo le conclusioni del Tribunale con riguardo alla circostanza che gli importi percipiendi a titolo di indennizzo – pari a Euro 172.456,73 – erano superiori a quanto gli sarebbe spettato a titolo risarcitorio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: Violazione ed erronea interpretazione della L. n. 210 del 1992, art. 2” per avere la Corte territoriale confermato la pronuncia di prime cure in ordine all’applicazione della compensatio lucri cum damno quandanche il Tribunale, sul punto, si fosse affidato a quanto astrattamente previsto dalla L. n. 210 del 1992, tabelle, senza accertare gli importi concretamente erogati. Difatti, il Ministero non avrebbe mai fornito la prova né dell’erogazione, né della quantificazione. Il ministero deduce che la circostanza della percezione di Euro 172.456,73 a titolo di indennizzo sia incontestata.

2. Con il secondo motivo si denuncia “Violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sotto altro profilo: violazione e falsa applicazione degli artt. 2056 e 20591223 c.c. – violazione degli artt. 92,112 e 132 c.p.c. – Omessa pronuncia” per avere la Corte d’Appello omesso di pronunciarsi sul motivo di gravame con il quale il ricorrente lamentava la mancata liquidazione autonoma del danno morale, nonché sul motivo con il quale si denunciava la violazione dell’art. 92 c.p.c. da parte del Tribunale.

2.1. Il secondo motivo è in parte fondato con assorbimento di ogni ulteriore questione e motivo.

2.2. Il ricorrente deduce di avere dedotto uno specifico motivo di appello in relazione al danno morale in quanto il Tribunale lo aveva sbrigativamente incluso nel danno biologico liquidato in base alle tabelle milanesi, senza considerarlo autonomamente rilevante, poiché non erano stati allegati specifici elementi che potessero indurre a quantificare il pregiudizio in misura superiore ai valori medi indicati nelle citate tabelle” e che sul punto la Corte ha omesso di pronunciarsi. Deduce altresì che “il danno morale può ritenersi provato per via presuntiva ex Cass. sez. 3, n. 5691 del 23 marzo 2016 e che nel caso in questione è indubbia la sofferenza morale per il cambiamento radicale della propria vita, essendo un ex atleta, anche in relazione alla sospensione della terapia antivirale conseguente ai gravi effetti collaterali”.

2.3. In particolare, la Corte ha omesso di considerare il danno morale, oltre il danno psicologico che risulta accertato in termini di danno biologico in conseguenza della sindrome ansioso depressiva clinicamente valutata come invalidante nella misura del 6 h.

2.4. Prevale, tra tutte, la considerazione che il danno morale non sia stato considerato in via autonoma e che la Corte di merito abbia ragionato sull’erroneo presupposto che esso fosse già incluso nelle tabelle milanesi del 2008, quando, in realtà, tale rilievo potrebbe valere al più a partire dall’anno 2009 in avanti, pur con i limiti indicati da ultimo dalla giurisprudenza che assegna al giudice la funzione di far emergere e valorizzare, dandone espressamente conto in motivazione, in coerenza con le risultanze argomentative e probatorie obiettivamente emerse ad esito del dibattito processuale, specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, legate all’irripetibile singolarità dell’esperienza di vita individuale in quanto caratterizzata da aspetti legati alle dinamiche emotive della vita interiore o all’uso del corpo e alla valorizzazione dei relativi aspetti funzionali, di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento (cfr. Cass. Sez. 3 -, Ordinanza n. 7126 del 12/03/2021; Cass. Sez. 3 -, Sentenza n. 28989 del 11/11/2019; Sez. 3 -, Sentenza n. 2788 del 31/01/2019).

2.5. Conclusivamente il ricorso è accolto in relazione al secondo motivo, assorbiti il primo e l’ulteriore parte del secondo correlato alle spese legali, con rinvio alla Corte appello di Lecce, perché decida in diversa composizione anche per le spese.

P.Q.M.

7 La Corte, accoglie ricorso in relazione al secondo motivo, assorbiti il primo motivo e l’ulteriore parte del secondo motivo, con 14 rinvio alla Corte appello di Lecce, perché decida in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio.

Depositato in Cancelleria il 7 marzo 2022

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