Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7378 del 31/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 31/03/2011, (ud. 04/02/2011, dep. 31/03/2011), n.7378

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. TIRELLI Francesco – rel. Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate,

domiciliati in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

spa Fondiaria – SAI, elettivamente domiciliata in Roma, Viale Bruno

Buozzi 102, presso l’avv. Guglielmo Fransoni, rappresentato e difeso

giusta delega in atti dall’avv. Russo Pasquale;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di

Firenze, n. 119/17/05 del 22/10/2005 – 14/1/2006;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

4/2/2011 dal Relatore Cons. Francesco Tirelli;

Uditi gli avv. Gentili e Russo;

Sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE Tommaso che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

LA CORTE

osserva quanto segue:

Con atto spedito a mezzo posta il 29/3/2006, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso contro la sentenza in epigrafe indicata, di cui hanno chiesto la cassazione con ogni consequenziale statuizione.

L’intimata spa Fondiaria – SAI ha resistito con controricorso e la controversia è stata decisa all’esito della pubblica udienza del 4/2/2011.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Dalla lettura della sentenza impugnata, del ricorso e del controricorso risulta pacificamente in fatto che nell’anno 1990, la spa Fondiaria vendeva parte dei suoi immobili ad alcune società del gruppo Bonifaci, convenendo che non appena ne fossero state rimborsate dallo Stato, le stesse avrebbero versato l’IVA dovuta a titolo di rivalsa con la maggiorazione d’interessi convenzionali.

Passavano alcuni anni senza che le acquirenti versassero alcunchè ed in data 18/7/1996 la Fondiaria, che non aveva nel frattempo contabilizzato i predetti interessi nei propri bilanci, stipulava con loro una transazione in forza della quale le società del gruppo Bonifaci avrebbero ceduto alla venditrice, ad estinzione del debito, i propri crediti IVA comprensivi degli interessi legali.

A seguito di ciò, la Fondiaria iscriveva nel conto economico del 1996 una sopravvenienza attiva di L. 14.154.552.902 per interessi legali fino al 31/12/1995, provvedendo poi a versare in relazione ad essa un’ILOR complessiva di L. 2.293.037.560, pari al 16,2% del totale.

Trascorrevano soltanto pochi mesi e sostenendo che la Fondiaria avrebbe dovuto registrare gli interessi convenzionali anche in mancanza del pagamento, l’Ufficio II.DD le contestava la conseguente omessa dichiarazione di L. 1.650.865.000 per l’anno 1990 e di L. 4.833.000.000 per ciascuno degli anni dal 1991 al 1995 compreso.

Seguivano i primi avvisi di accertamento, che la contribuente impugnava davanti alla competente Commissione Tributaria Provinciale, formulando poi domanda di conciliazione per gli anni 1991/92 e di accertamento con adesione per gli anni 1993/95.

Le trattative andavano a buon fine ed in data 19/7/1999 veniva sottoscritto un accordo in forza del quale, dato preliminarmente atto che la Fondiaria si era dichiarata disponibile a prestare acquiescenza ai recuperi per gli anni dal 1991 al 1995 “purchè venissero rimossi gli effetti duplicativi dell’imposizione e accertata la sopravvenuta parziale inesistenza dell’obbligazione tributaria connessa alla transazione” del 1996, l’Ufficio ammetteva, “subordinatamente allo effettivo perfezionamento delle proposte di conciliazione giudiziale per il 1991 e il 1992 e degli accertamenti con adesione per il 1993, 1994 e 1995, che nell’esercizio 1996 si e(ra) verific(ata) sia una doppia tassazione degli interessi per L. 14.154.553.000 sia una maggiore perdita per la differenza e quindi per L. 10.010.447.000 (L. 4.833.000.000 x 5 = 24.165.000.000 – 14.154.553.000).

Per tale motivo riconosceva, “alle condizioni suddette, maggiori perdite fiscali risultanti dal mod. 760/97 per L. 24.165.000.000 e un credito ILOR per la maggiore imposta corrisposta per L. 3.914.730.000 oltre interessi di legge”. Per effetto di tale accordo, quindi, continuava a proseguire soltanto il giudizio relativo all’anno 1990, che dopo essere giunto in cassazione, veniva riassunto davanti alla Commissione Tributaria Regionale ed ivi definito ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16.

Per tutti gli altri anni avrebbe dovuto invece cessare qualsiasi contestazione, ma nel mese di novembre 2001 l’Ufficio comunicava alla Fondiaria che per quanto riguardava l’ILOR avrebbe restituito soltanto la minor somma di L. 2.293.038.000. La contribuente presentava allora istanza di rimborso dell’intero importo, nonchè di L. 566.840.000 per IRPEG e di L. 248.184.000 per ILOR corrisposta in più del dovuto nell’anno 1990. L’Ufficio non riscontrava la richiesta e la Fondiaria impugnava il silenzio rifiuto davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Firenze, che accoglieva il ricorso con sentenza poi confermata dalla Commissione Regionale, che dichiarava di condividere pienamente le argomentazioni dei primi giudici perchè con l’accordo del luglio 1999 si era “inteso ricostruire la situazione che si sarebbe determinata con l’iscrizione, nel conto economico, della sopravvenienza passiva derivante dai minori interessi percepiti rispetto a quelli convenzionali. Pertanto, poichè detti interessi hanno concorso alla formazione degli imponibili per gli anni 1990-95 e che l’ILOR è stata versata riferita a tali periodi, la mancata deduzione della sopravvenienza passiva nel 1996 ha causato dei maggiori esborsi così come quantificati dai giudici di prime cure”.

L’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, deducendo con il primo motivo la violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 ss. c.c., del D.L. n. 564 del 1994, art. 2 quater e del D.M. n. 37 del 1997, art. 2 nonchè il difetto di motivazione su punto decisivo della controversia, in quanto l’ILOR versata dalla contribuente era stata pari ad appena L. 2. 293.037,560, cosicchè con la sentenza impugnata la Commissione Regionale aveva finito con il riconoscerle il rimborso di una somma mai pagata, travisando così del tutto il contenuto dell’accordo, all’interno del quale l’indicazione del maggiore importo di L. 3.3.914.730.000 aveva rappresentato soltanto un mero errore materiale del funzionario e non l’effettiva volontà dell’Amministrazione che, in ogni caso, con la comunicazione del novembre 2001 aveva esercitato i suoi poteri di autotutela, “riportando l’atto nell’ambito della legittimità”.

Con il secondo motivo l’Agenzia delle Entrate ha invece lamentato la violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 16 e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 nonchè il difetto di motivazione su punto decisivo della controversia, in quanto la Commissione Regionale aveva accolto anche la richiesta di rimborso relativa all’anno 1990, senza considerare che l’accordo non conteneva nessun riferimento al predetto esercizio e che la domanda di restituzione risultava comunque tardiva, perchè proposta dopo la scadenza del termine di decadenza o, quanto meno, preclusa dall’intervenuto condono dell’annualità ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16.

Così riassunte le doglianze della ricorrente, da esaminare congiuntamente per via della loro intima connessione, giova innanzitutto puntualizzare che come emerge dal suo stesso testo, il verbale del 19/7/1999 è stato redatto prima e separatamente dalle conciliazioni e dagli accertamenti con adesione, ma ne ha formato ugualmente parte integrante perchè frutto di un’unica e complessa trattativa diretta all’integrale definizione delle annualità in discussione.

Ciò posto e premesso, altresì, che per effetto di tale unitarietà di natura, l’Amministrazione avrebbe potuto denunciare e rifiutarsi di adempiere le promesse contenute nell’anzidetto verbale soltanto per motivi analoghi a quelli per cui avrebbe potuto denunciare le conciliazioni e gli accertamenti con adesione, osserva il Collegio che in appello l’Agenzia delle Entrate ha sostenuto che l’accordo del luglio 1999 doveva essere letto conformemente a quella che era stata la reale intenzione delle parti, senza dare peso alla quantificazione operata dal funzionario, che per una banale svista aveva indicato l’ILOR da restituire in un importo superiore a quello effettivamente versato e riconosciuto a rimborso, commettendo così un errore incapace di vincolare l’Amministrazione che, a tutto concedere, aveva in ogni caso corretto chiaramente la propria posizione.

La Commissione Regionale, dal canto suo, ha proceduto all’esame del processo verbale ed interpretandolo in maniera insindacabile in questa sede perchè compatibile con le parole usate dalle parti, le finalità dalle medesime perseguite ed i limiti fissati dalla legge, gli ha attribuito un contenuto insuscettibile di dare luogo ad interventi in autotutela in quanto lo ha, come si è visto, letto nel senso che con esso si era voluto far pagare alla Fondiaria tutto quello ma solo quello che avrebbe dovuto versare in caso di regolare tenuta del bilancio.

Fatta questa precisazione di fondo che, lo si ripete, non si pone in contrasto, ma semmai in sintonia con il principio di capacità contributiva, secondo il quale i contribuenti dovrebbero pagare le imposte in conseguenza delle loro entrate e non dei loro sbagli, la Commissione Regionale è poi passata a trame le conclusioni senza però dare adeguatamente conto del percorso logico seguito e, cioè, delle ragioni per le quali nonostante le specifiche contestazioni dell’Ufficio, doveva ritenersi che l’ILOR da rimborsare ammontasse proprio alla cifra indicata nel verbale, che quest’ultimo si estendesse anche all’anno 1990 (di cui non faceva, però, menzione) e che la relativa richiesta di rimborso non fosse affatto tardiva o preclusa dall’intervenuta definizione della lite concernente il predetto esercizio (che al pari della decadenza, rappresentava un problema rilevabile di ufficio anche in mancanza di apposita censura dell’Agenzia).

In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata dev’ essere pertanto cassata con rinvio degli atti ad altra Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, che provvederà pure sulle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia ad altra.

Sezione della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, che provvederà pure sulle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 4 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 31 marzo 2011

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