Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7334 del 22/03/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 22/03/2017, (ud. 06/12/2016, dep.22/03/2017),  n. 7334

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI CERBO Vincenzo – Presidente –

Dott. BRONZINI Giuseppe – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26903/2011 proposto da:

C.B., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA BELSIANA 71, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE DELL’ERBA,

rappresentato e difeso dall’avvocato ORONZO DE DONNO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO,

rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO TOSI, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 198/2011 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 04/05/2011 R.G.N. 381/2010;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/12/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;

udito l’Avvocato BONFRATE FRANCESCA per delega orale Avvocato TOSI

PAOLO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SANLORENZO Rita, che ha concluso per l’estinzione del giudizio.

Fatto

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO

1. Con sentenza depositata il 4.5.2011 la Corte d’Appello di Brescia confermava la pronuncia di prime cure che aveva dichiarato legittimo il contratto di lavoro a termine stipulato tra C.B. e Poste Italiane spa, relativo ai due periodi 6.11.2007 – 31.1.2008 e 1.4 30.6.2008 e stipulati ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 2, comma 1 bis.

2. La Corte distrettuale, per quel che qui rileva, a sostegno del decisum, rimarcava – avendo riguardo alla ricostruzione teleologica nonchè al tenore lessicale del D.Lgs. n. 368, art. 2, comma 1 bis – la natura aggiuntiva (nel senso di tipizzata e speciale) di tale tipologia di contratti a termine, in quanto contratti acausali previsti per il settore dei servizi postali, legittimi in quanto rispettosi dei determinati limiti temporali e quantitativi ivi previsti nonchè dei criteri dettati dalla direttiva 1999/70 CE, anche sotto il profilo della successione dei contratti.

3. Avverso la suddetta sentenza della Corte territoriale, la lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi; prima della celebrazione dell’udienza ha depositato dichiarazione di rinunzia al ricorso notificata al controricorrente. La società intimata ha resistito con controricorso, illustrato da memoria.

4. Il collegio ha autorizzato la redazione di motivazione semplificata come da Decreto del Primo Presidente in data 14.09.2016.

5. Con il primo motivo parte ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, artt. 1 e 2 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), avendo la Corte, trascurato, da una parte, di verificare se ricorrevano le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo di cui al D.Lgs. n. 368, art. 1, requisiti oggettivi imprescindibili ai fini della legittimità del contratto e del rispetto dei criteri dettati dalla direttiva 1999/70 CE, e, dall’altra, di verificare il rispetto della clausola di contingentamento pari al 15% con riguardo ai soli dipendenti addetti, nell’ambito della società Poste Italiane, ai servizi postali.

6. Con il secondo motivo parte ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 5, comma 4-bis (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) avendo, la Corte territoriale, erroneamente sussunto nella novella legislativa contratti a tempo determinato stipulati prima di gennaio 2008 ovvero prima di aprile 2009.

7. Con il terzo motivo parte ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 116 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) avendo, la Corte territoriale, soprasseduto all’ammissione della prove tesa a dimostrare l’utilizzo del lavoratore per sopperire ad esigenze datoriali permanenti e durevoli nonchè il superamento della percentuale quantitativa prevista dal D.Lgs. n. 368, art. 2, comma 1 bis.

8. Osserva il Collegio che la rinuncia al ricorso comporta l’estinzione del processo ai sensi degli artt. 390 e 391 c.p.c. (che, nella specie, deve essere dichiarata con sentenza, anzichè nella forma alternativa del decreto presidenziale – art. 391 c.p.c., comma 1, cit. – in dipendenza dell’adozione del provvedimento a seguito della discussione in pubblica udienza. Cfr. Cass. S.U. n. 6407/2004, Cass. 11211/2004,1913/2008, 14138/2015).

9. Nella specie la rinuncia al ricorso risulta ritualmente sottoscritta dalla ricorrente e dal rispettivo difensore.

10. Inoltre a tale rinuncia ha prestato adesione scritta la controparte con il relativo difensore.

11. Ne consegue che va dichiarata l’estinzione del giudizio e che non deve pronunciarsi sulle spese ai sensi dell’art. 391 c.p.c., comma 4 (cfr., ex plurimis, Cass. n. 8115/2006).

PQM

La Corte dichiara l’estinzione del processo. Nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 6 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2017

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