Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7331 del 16/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/03/2021, (ud. 17/12/2020, dep. 16/03/2021), n.7331

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – rel. Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6117/2014 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Anthesis S.r.l., elettivamente domiciliata in Roma, Via Celimontana

n. 38, presso lo Studio dell’Avv. Paolo Panariti, che con l’Avv.

Baldo Elisabetta la rappresentano e difendono, anche disgiuntamente,

giusta delega a margine del controricorso;

– controricorrente e ric. incidentale –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto

sez. staccata di Verona n. 88/21/13, depositata il 28 Agosto

2013.

Sentita la relazione svolta nella udienza camerale del 17 dicembre

2020 dal Cons. Bruschetta Ernestino Luigi.

 

Fatto

RILEVATO:

1. che la Regionale del Veneto sez. staccata di Verona, confermava la decisione della Provinciale che aveva accolto i riuniti ricorsi promossi da Anthesis S.r.l. avverso due avvisi di accertamento che recuperavano a tassazione costi ritenuti indeducibili ai fini IVA IRPEG IRAP 2001;

2. che la Regionale confermava l’accoglimento dei riuniti ricorsi, sia perchè l’ufficio non era riuscito a provare che le ulteriori somme pagate dalla contribuente alla venditrice a titolo di mark up, sulla scorta di un contratto che integrava quello originario di fornitura della merce, fossero non inerenti in quanto superiori ai prezzi di mercato; una inerenza che, invece, secondo la Regionale, la contribuente aveva dimostrato mediante la regolare registrazione delle fatture, atteso che quest’ultime “si riferivano sicuramente a beni compatibili con l’attività di impresa”; sia perchè, sempre secondo la Regionale, il giudicato esterno favorevole alla contribuente, formatosi con riguardo ad altri avvisi originati dal medesimo PVC, per motivi non diversi da quelli oggetto di lite, doveva essere esteso al giudizio in corso;

3. che l’ufficio ricorreva per quattro motivi, mentre la contribuente resisteva con controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale per due motivi.

Diritto

CONSIDERATO:

1. che con il quarto articolato motivo del ricorso principale, preliminare agli altri, formulato sia in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 per violazione dell’art. 2909 c.c., sia per omesso esame di un fatto decisivo in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’ufficio deduceva che l’oggetto dei giudicati esterni era diverso, che pertanto erroneamente la Regionale li aveva estesi al giudizio in corso, atteso difatti che questi giudicati esterni riguardavano la differente questione della ripresa di componenti negativi di reddito conseguenti l’acquisizione di beni e servizi strumentali tramite contratti di leasing; che la statuizione della Regionale si poneva quindi in contrasto con la giurisprudenza della Suprema Corte, che in materia tributaria consentiva di estendere il giudicato esterno ad altri anni d’imposta soltanto con riferimento a circostanze tendenzialmente immutabili, circostanze che nella concreta fattispecie non esistevano; che il motivo è per l’essenziale fondato, anche sul piano dell’autosufficienza, avendo l’ufficio integralmente trascritto il giudicato esterno, il quale come noto costituisce la regola giuridica del caso concreto, il cui accertamento costituisce perciò questione di diritto (Cass. sez. II n. 189 del 2020); un giudicato esterno, quello in discussione, che in effetti non contempla fatti duraturi nel tempo, tendenzialmente immutabili, comuni alla controversia all’esame, come invece sarebbe obbligatoriamente richiesto dalla giurisprudenza (Cass. sez. un. 13916 del 2006);

2. che con il primo motivo del ricorso principale, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, l’ufficio rimproverava alla Regionale la violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 36, per non aver preso “posizione” sulla antieconomicità del contratto integrativo, che prevedeva un ingiustificato pagamento di somme, atteso che la fornitrice era stata più che adeguatamente retribuita sulla base del primo contratto; a giudizio dell’ufficio, la Regionale si era invece erroneamente concentrata sul carattere eccessivo o meno delle somme percepite dalla fornitrice, in relazione alle merci vendute; che con il secondo motivo del ricorso, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’ufficio deduceva che la Regionale aveva erroneamente sostenuto che spettava all’amministrazione l’onere di “fornire la prova della non congruità dei prezzi”, una congruità dei prezzi che sbagliando la CTR aveva ritenuto dimostrata dalle fatture, laddove invece l’ufficio aveva offerto la prova dell’antieconomicità del contratto integrativo, che per questo la CTR aveva violato il D.P.R. n. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 109, oltre che violato il principio che vieta l’abuso del diritto; che con il terzo motivo del ricorso principale, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’ufficio addebitava alla Regionale di non aver esaminato il fatto decisivo dell’antieconomicità del contratto integrativo, fonte dell’elusione;

2.1. che i tre motivi, che sotto diverse angolazioni criticano la Regionale per non avere o per avere male considerato l’antieconomicità del contratto integrativo, sono complessivamente inammissibili per non aver colto la ratio decidendi dell’impugnata sentenza; difatti, la Regionale aveva espressamente affermato che l’antieconomicità contrattuale lamentata dall’ufficio poteva rilevare esclusivamente sotto il profilo della esistenza o meno del “requisito della inerenza”, con ciò chiaramente richiamando quella parte di giurisprudenza secondo cui il difetto di inerenza può essere presuntivamente ricavato anche dalla eccessività della spesa (Cass. sez. trib. n. 10269 del 2017); una inerenza che secondo la Regionale sarebbe stato onere dell’ufficio dimostrare, ma che l’Agenzia non era però riuscita a provare, non avendo documentato che quanto pagato dalla contribuente in forza del contratto integrativo fosse superiore ai prezzi medi di mercato; comunque, a giudizio della Regionale, che in sentenza aveva già anticipato l’idea secondo cui l’inerenza era da intendersi come legame “tra il costo e la specificità dell’attività dell’impresa”, l’inerenza era stata provata dalla contribuente, atteso che le forniture di cui alle fatture regolarmente registrate “si riferivano sicuramente a beni compatibili con l’attività di impresa”, questa volta richiamando quella contrapposta giurisprudenza per la quale l’inerenza ha solo carattere “qualitativo”, nel senso che deve ritenersi inerente unicamente la spesa per beni e servizi che è strumentale alla produzione del reddito, mentre il giudizio sull’eccessivo ammontare dei costi rileva ad altri fini, per es. in termini di sovrafatturazione ecc. (Cass. sez. trib. n. 27786 del 2018); la Regionale ha quindi certamente considerato la questione della antieconomicità contrattuale, giudicandola in diritto solo rilevante sotto il profilo del difetto di inerenza, una mancanza di inerenza in fatto giudicata non dimostrata dall’ufficio, una inerenza ritenuta invece provata dalla contribuente; tuttavia, la soluzione indicata dalla Regionale non ha ricevuto censure appropriate, non avendo l’ufficio individuato l’esatta ratio decidendi della sentenza, con la conseguente inammissibilità dei tre motivi (Cass. sez. I n. 9013 del 2018);

3. che il ricorso incidentale è inammissibile per mancanza di interesse, essendo stata la contribuente integralmente vincitrice in grado d’appello e non avendo la Regionale statuito sulle eccezioni oggetto di riproposizione davanti alla Corte (Cass. sez. trib. n. 22095 del 2017);

4. che in ragione della reciproca soccombenza, le spese del grado vengono integralmente compensate.

PQM

La Corte rigetta il ricorso principale, dichiara inammissibile il ricorso incidentale; compensa integralmente le spese; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso incidentale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 17 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 marzo 2021

 

 

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