Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7330 del 22/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 02/02/2017, dep.22/03/2017),  n. 7330

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6362-2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.f. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

H.Y.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 4710/21/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di ROMA, depositata il 09/09/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 02/02/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 9 giugno 2015 la Commissione tributaria regionale del Lazio respingeva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 425/10/13 della Commissione tributaria provinciale di Roma che aveva accolto il ricorso di H.Y. contro l’avviso di accertamento IRPEF, IRAP IVA ed altro 2005. La CTR osservava in particolare che non risultava correttamente notificato al contribuente l’invito a contraddire e che quindi l’atto impositivo impugnato doveva per tale ragione considerarsi illegittimo.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione 1′ Agenzia delle entrate deducendo due motivi.

L’intimato non si è difeso.

La ricorrente Agenzia fiscale ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, – l’Agenzia fiscale ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, art. 140 c.p.c. in relazione al D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 39, poichè la CTR ha affermato l’irritualità della notificazione al contribuente secondo le speciali previsioni di cui al comma 1, lett. e) prima disposizione legislativa.

Con il secondo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la ricorrente si duole di violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 39, D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, poichè la CtR ha affermato l’illegittimità dell’avviso di accertamento de quo in quanto non preceduto dal contraddittorio endoprocedimentale, a causa della rilevata irritualità della notificazione di detto invito a contraddire.

Le censure, da esaminare congiuntamente per stretta connessione, sono infondate.

In primo luogo va rilevato che la sentenza impugnata ha correttamente risolto la questione della ritualità della procedura notificatoria dell’atto interlocutorio rivolto allo H., trattandosi nel caso di specie, pacifica la residenza anagrafica del contribuente, di un caso di “irreperibilità assoluta”, bensì soltanto “relativa” dello stesso.

Dalla sentenza infatti emerge che al tempo della notifica la sua residenza anagrafica era proprio all’indirizzo ove la notificazione è stata eseguita e quindi la procedura notificatoria doveva effettuarsi ai sensi dell’art. 140 c.p.c., non del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. e).

Tale considerazione giuridica è del resto pienamente conforme al principio di diritto che “La notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, nel sistema delineato dal D.P.R. n. 600 del 1973, va effettuata secondo il rito previsto dall’art. 140 c.p.c. quando siano conosciuti la residenza e l’indirizzo del destinatario, ma non si sia potuto eseguire la consegna perchè questi (o ogni altro possibile consegnatario) non è stato rinvenuto in detto indirizzo, per essere ivi temporaneamente irreperibile, mentre va effettuata secondo la disciplina di cui all’art. 60 cit., comma 1, lett. e), quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perchè risulta trasferito in luogo sconosciuto, accertamento, questo, cui il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel Comune dov’è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso Comune. Rispetto a tali principi, nulla ha innovato la sentenza della Corte costituzionale del 22 novembre 2012, n. 258 la quale nel dichiarare “in parte qua”, con pronuncia di natura “sostitutiva”, l’illegittimità costituzionale del comma 3 (corrispondente all’attualmente vigente comma 4) del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, ovvero la disposizione concernente il procedimento di notifica delle cartelle di pagamento, ha soltanto uniformato le modalità di svolgimento di detto procedimento a quelle già previste per la notificazione degli atti di accertamento, eliminando una diversità di disciplina che non appariva assistita da alcuna valida “ratio” giustificativa e non risultava in linea con il fondamentale principio posto dall’art. 3 della Costituzione” (Sez. 5, Sentenza n. 16696 del 03/07/2013, Rv. 627074).

Ed appunto, va ribadito, nel caso in esame al tempo della notifica non risulta che lo H. si fosse trasferito per luogo ignoto nè che al fine di accertarlo il messo notificatore abbia espletato alcuna ricerca anagrafica, risultando come detto dallo H. medesimo e rilevato dal giudice di appello comprovato il contrario.

Conseguentemente e coerentemente la sentenza impugnata, pur con motivazione alquanto succinta, ha quindi ritenuta l’illegittimità della particolare metodologia accertativa utilizzata D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2, lett. d bis), proprio perchè ne è presupposto evidente l’avvenuta corretta comunicazione dell’invito al contraddittorio.

Il ricorso va dunque rigettato.

Nulla per le spese stante la mancata difesa dell’intimato.

Rilevato che risulta soccombente una parte ammessa alla prenotazione a debito del contributo unificato per essere amministrazione pubblica difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, non si applica il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (Sez. 6 – 1 Ordinanza n. 1778 del 29/01/2016, Rv. 638714 – 01).

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2017

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