Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7325 del 22/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 02/02/2017, dep.22/03/2017),  n. 7325

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1486/2016 proposto da:

F.M.R., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CORTI DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato CONCETTA GAMBINO;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5688/9/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI NAPOLI – SEZIONE DISTACCATA DI SALERNO, depositata il

11/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 02/02/2017 dal Consigliere Relatore Dott. ENRICO

MANZON;

disposta la motivazione semplificata su concorde indicazione del

Presidente e del Relatore.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

Con sentenza in data 20 maggio 2015 la Commissione tributaria regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, accoglieva parzialmente l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, ufficio locale, avverso la sentenza n. 9/4/13 della Commissione tributaria provinciale di Avellino che aveva accolto il ricorso di F.M.R. contro l’avviso di accertamento IRAP, IVA, IRPEF ed altro 2007. La CTR osservava in particolare che il primo giudice aveva errato nel ritenere incongrua la metodologia accertativa in relazione alla determinazione della percentuale di ricarico del 35% sul costo del venduto, a fronte di una percentuale per contro incongrua applicata dalla contribuente, devalutandone le controprove offerte; la CTR peraltro considerava eccessiva detta percentuale di ricarico e quindi la riduceva al 15%, in questi termini appunto parzialmente accogliendo il gravame dell’Ente impositore.

Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione la contribuente deducendo due motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

Con il primo motivo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 – la ricorrente lamenta violazione/falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, art. 111, Cost., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, poichè la CTR ha basato il proprio convincimento soltanto sulla “antieconomicità” della sua condotta imprenditoriale, con specifico riguardo alle percentuali di ricarico sul costo del venduto nell’annualità fiscale de qua.

La censura è infondata.

La CIR ha infatti correttamente applicato il principio di diritto secondo il quale “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell’accertamento analitico – induttivo del reddito d’impresa, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39, comma 1, lett. d), qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile in quanto confligente con i criteri della ragionevolezza, anche sotto il profilo della antieconomicità del comportamento del contribuente. In tali casi, pertanto, è consentito all’ufficio dubitare della veridicità delle operazioni dichiarate e desumere, sulla base di presunzioni semplici – purchè gravi, precise e concordanti -, maggiori ricavi o minori costi, ad esempio determinando il reddito del contribuente utilizzando le percentuali di ricarico, con conseguente spostamento dell’onere della prova a carico del contribuente” (Sez. 5, Sentenza n. 7871 del 18/05/2012, Rv. 622907). Ciò sia con riguardo alla presunzione utilizzata dall’Agenzia fiscale sia con riguardo al mancato assolvimento dell’onere contro probatorio della contribuente, analizzando puntualmente le rispettive argomentazioni delle parti, così esprimendo un giudizio sul merito della controversia che non è ulteriormente sindacabile in questa sede. Con il secondo mezzo – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 – la ricorrente si duole di vizio motivazionale in ordine alla determinazione della percentuale di ricarico in concreto ritenuta dal giudice di appello.

La censura è fondata.

Pur dopo un corretto percorso argomentativo circa le presunzioni applicate dall’Ente impositore relative all’an debeatur, come si è osservato in relazione al primo mezzo di ricorso, la CTR infatti non ha dato spiegazione, se non meramente “apparente”, delle ragioni per le quali ha ritenuto congrua la percentuale di ricarico del 15% in luogo di quella del 35% indicata nell’avviso di accertamento impugnato.

Si deve perciò affermare che la sentenza impugnata rappresenta paradigmaticamente il modello negativo configurato nella giurisprudenza di questa Corte seconda la quale “La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da error in procedendo, quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture” (Sez. U., Sentenza n. 22232 del 03/11/2016, Rv. 641526 – 01; nello stesso senso, SU n. 952 del 2017 e n. 26127 del 2016).

Il ricorso deve dunque essere accolto in relazione al secondo motivo, rigettandosi il primo, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio al giudice a quo per nuovo esame.

PQM

La Corte accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania, sezione distaccata di Salerno, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 2 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2017

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