Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7314 del 16/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/03/2021, (ud. 30/09/2020, dep. 16/03/2021), n.7314

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 18317/2013 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato (PEC

ags.rm.mailcert.avvocaturastato.it);

– ricorrente –

Contro

IMMOBILIARE LE BETULLE s.r.l. in persona del suo legale

rappresentante pro tempore;

– intimata –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale delle

Marche n. 85/1/12 depositata il 14/06/2012, non notificata;

Lette le conclusioni del Pubblico Ministero in persona del Sostituto

Procuratore Generale Roberto Mucci che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

30/09/2020 dal Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra il giudice di seconde cure ha accolto in parte l’appello della società contribuente e quindi in parte annullato l’atto impugnato, avviso di accertamento per IVA, IRPEG, ed IRAP 2003, indicando un criterio di determinazione ad hoc del prezzo degli immobili oggetto del controllo;

– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per cassazione l’Amministrazione Finanziaria con atto affidato a un solo articolato motivo; la società contribuente è rimasta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per motivazione insufficiente, illogica e contraddittoria circa fatti controversi e decisivi per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la CTR reso motivazione contraddittoria omettendo ogni indicazione circa le ragioni del suo convincimento; in particolare da un lato si sarebbe riconosciuto come corretto l’operato dell’Ufficio nel qualificare gli immobili quali abitazioni cat. A2, e dall’altro si sarebbero disattese le conclusioni dell’Erario, giungendo a utilizzare nel concreto i valori OMI secondo modalità erronee;

– sotto ulteriore profilo, il motivo aggredisce la sentenza impugnata per non avere esaminato correttamente il fatto controverso e decisivo per il giudizio consistente nella rilevanza probatoria delle indagini dell’Ufficio circa il valore degli immobili; qui la contraddizione della motivazione risiederebbe nell’avere la CTR da un lato ritenuto gli elementi raccolti sufficienti ad evidenziare il comportamento evasivo della società, e dall’altro in concreto disatteso la valutazione operata dall’Amministrazione annullando l’atto impugnato;

– il motivo è fondato;

– va premesso che in forza di giurisprudenza del tutto consolidata (Sez. 3, Sentenza n. 20112 del 18/09/2009; Cass. Sez. 1, Ordinanza n. 12967 del 24/05/2018) risulta integrato il vizio di omessa o insufficiente motivazione, di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione antecedente alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, quando, dal compendio giustificativo sviluppato a supporto della decisione, emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa soluzione o sia evincibile un’obiettiva carenza dell'”iter” logico-argomentativo che ha portato il giudice a regolare la vicenda al suo esame in base alla regola concretamente applicata, mentre, a sua volta, il vizio di contraddittorietà si rende ravvisabile solo in presenza di argomentazioni contrastanti e tali da non permettere di comprendere la “ratio decidendi” posta a fondamento della decisione adottata;

– invero, la sola porzione della sentenza gravata costituente affermazione di apparente carattere decisorio si trova a pag. 11 del provvedimento, quarto periodo e recita: “Infatti, questo Collegio ritiene che la determinazione del prezzo al mq. Dei beni compravenduti scaturisce dall’applicazione del valore OMI di riferimento senza l’applicazione del 20% di aumento e con la comminatoria delle sanzioni nella misura minima”;

– tal enunciazione risulta in concreto meramente assertiva, del tutto apodittica, non munita, nè preceduta nè seguita da alcuna considerazione atta a qualificarla come ratio decidendi, di guisa che risulta in concreto impossibile percepire il perchè della statuizione assunta dal giudice dell’appello;

– e ciò specialmente di fronte all’ampia condivisione mostrata dalla CTR delle risultanze probatorie versate in atti dall’Ufficio, sulle quali ci si dilunga ampiamente nelle 10 pagine precedenti, che risultano in concreto del tutto contrastanti con le conclusioni apoditticamente assunte, la cui manifestazione dopo la lettura delle premesse risulta del tutto inaspettata nel suo contenuto, o meglio, come osserva correttamente e con efficacia la Procura Generale, del tutto “monca”;

– è noto poi come anche a seguito della riforma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (nella fattispecie qui applicabile nel testo precedentemente in vigore) questa Corte ha nondimeno ritenuto (Cass. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014) che detta riformulazione disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, debba essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è comunque denunciabile in cassazione, anche post riforma, quell’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione; resta quindi sempre ammissibile la censura atta a denunciare – come qui avviene – sia il contrasto non componibile tra affermazioni di segno opposto sia la motivazione che non sia possibile comprendere i quali restano vizi censurabili con il ricorso per cassazione;

– conseguentemente, il ricorso merita accoglimento;

– la sentenza è quindi cassata con rinvio al giudice dell’appello per l’ulteriore corso e per la determinazione anche delle spese del presente giudizio di Legittimità.

PQM

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale delle Marche in diversa composizione che statuirà anche quanto alle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 marzo 2021

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