Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7313 del 16/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 16/03/2020, (ud. 14/02/2020, dep. 16/03/2020), n.7313

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – rel. Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31150-2018 proposto da:

E.J., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato GIOVANNI GIACCI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto n. R.G. 2300/17 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato l’11/09/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 14/02/2020 dal Presidente Relatore Dott. SAMBITO

MARIA GIOVANNA C..

Fatto

FATTI DI CAUSA

E.J., cittadino nigeriano, impugnava, innanzi al Tribunale di Campobasso, il provvedimento di diniego delle misure di protezione internazionale emesso dalla competente Commissione Territoriale. Il richiedente narrava di esser stato costretto a lasciare il suo Paese, perchè la sua famiglia aveva rifiutato il suo matrimonio in quanto sua moglie era già madre di una bimba avuta a seguito di uno stupro subito anni addietro. Il Tribunale adito riteneva il richiedente non credibile ed escludeva una situazione di violenza generalizzata nello Stato di sua provenienza (Edo State) nonchè specifiche e transeunti situazioni di vulnerabilità, ai fini della concessione del permesso per motivi umanitari.

Il ricorrente propone ricorso con tre motivi. Il Ministero non ha svolto difese.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la violazione di plurime disposizioni normative e la nullità del decreto, per omessa pronuncia e per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, per avere il Tribunale ritenuto manifestamente infondata la sua istanza di protezione internazionale, senza provvedere all’audizione di esso richiedente, e senza attivare i propri poteri istruttori.

1.1. Il motivo è in parte infondato ed in parte inammissibile.

1.2. Lo stesso ricorrente riconosce, infatti, che l’accertamento relativo alla credibilità soggettiva costituisce un giudizio di fatto, rimesso, in quanto tale, al giudice del merito (Cass. n. 16925 del 2018 e successive conformi), e nella specie, il Tribunale ha ritenuto non credibile il racconto dello straniero perchè vago, stereotipato, contraddittorio e privo di adeguati riferimenti temporali, non mancando, comunque, di rilevare la valenza meramente privata della vicenda di vita familiare narrata e la possibilità per il richiedente di rivolgersi alle autorità di polizia a tutela della sua incolumità. A tanto, va aggiunto che il richiedente non spiega quali fatti ulteriori rispetto a quelli riferiti alla Commissione territoriale avrebbe potuto esporre al Tribunale, per sovvertire il giudizio secondo cui i motivi dell’espatrio non erano credibili, nè avevano comunque attinenza con i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, talchè il motivo si traduce in una sostanziale, inammissibile, richiesta di riesame del merito che muove in parte dal presupposto diverso che la situazione esposta sia non già vaga e stereotipata, ma “intrinsecamente credibile”.

1.3. L’accertamento circa l’insussistenza della situazione di violenza indiscriminata, fonte di danno grave, in ipotesi di rientro nel Paese di origine, è stata esclusa dal Tribunale, che, sulla scorta delle acquisite informazioni, ha dato conto che nello Stato di Edo non opera l’organizzazione terroristica Boko Haram e che tale Stato non è segnalato tra quelli per i quali I’UNHCR ha dato indicazioni di non rimpatrio. L’omessa valutazione delle condizioni per il riconoscimento della protezione sussidiaria è dunque insussistente.

2. Con il secondo motivo di ricorso, si deduce la “violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto T.U. in materia di immigrazione (D.Lgs. n. 286 del 1998) ex art. 5”, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. Il ricorrente lamenta il mancato riconoscimento della protezione umanitaria, in ragione della mancata considerazione che, in ipotesi di rientro nel proprio Paese, avrebbe avuto compromessi i diritti e le libertà fondamentali, la serenità del suo nucleo familiare essendo padre di due bambine in tenera età (classe 2015 e 2016) la seconda nata in Italia, nelle more del procedimento, ed avrebbe perduto la stabile posizione lavorativa acquisita nel nostro Paese.

2.1. Il motivo è fondato. Il decreto non considera la dedotta condizione familiare del ricorrente, il quale ha, pure, evidenziato che la propria moglie ha ottenuto un permesso di soggiorno: a tanto provvederà il giudice del rinvio che valuterà dell’esistenza di legami familiari e della situazione di vulnerabilità ravvisabile, in tesi, in riferimento alla possibile interruzione di tale legame, nell’interesse delle minori, del coniuge e del ricorrente a non vedere interrotto il rapporto fra loro esistente (SU n. 29459 del 2019 e Cass. n. 4455 del 2018; n. 32041 del 2019).

3. Il giudice del rinvio provvederà, inoltre, a regolare le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Rigetta il primo motivo/accoglie il secondo cassa e rinvia, anche per le spese, al Tribunale di Campobasso in diversa composizione.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 14 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 marzo 2020

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