Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7310 del 30/03/2011

Cassazione civile sez. VI, 30/03/2011, (ud. 21/01/2011, dep. 30/03/2011), n.7310

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

SOCIETA’ R.L. “MASSIMO CICCHETTI” (OMISSIS), in persona del

legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA VAL PELLICE 53, presso lo studio dell’avvocato MATRONOLA ITALO,

che la rappresenta e difende giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro-tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

avvocati SGROI ANTONINO, MARITATO LELIO, CALIULO LUIGI, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9751/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

9/12/09, depositata il 03/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/01/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SAVERIO TOFFOLI;

udito per il controricorrente l’Avvocato CALIULO LUIGI che si riporta

agli scritti;

è presente il Procuratore Generale in persona, del Dott. COSTANTINO

FUCCI che si riporta alla relazione.

Fatto

MOTIVI

1. La Corte pronuncia in camera di consiglio ex art. 375 c.p.c. a seguito di relazione ex art. 380 bis.

La Corte d’appello di Roma confermava la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Roma aveva accolto parzialmente l’opposizione proposta dall’attuale ricorrente, nei confronti dell’Inps, contro un verbale di accertamento contributivo, dichiarando che, rispetto a quanto accertato dagli ispettori, dovevano detrarsi solo gli importi relativi all’indennità di trasporto e di mensa.

2. Il giudice di secondo grado, rispetto alla lamentela secondo cui te sanzioni civili erano state erroneamente calcolate, rilevava che in effetti con il verbale di accertamento erano stati determinati solo i contributi e non anche le sanzioni civili. Rispetto alla doglianza sulla mancata detrazione degli assegni familiari anticipati dalla impresa, osservava che correttamente il Tribunale non aveva operato l’immediata detrazione dell’importo relativo (accertato dal c.t.u. del primo grado in Euro 21.665,57), dato che rispetto a tali anticipi opera il meccanismo del conguaglio al momento del pagamento dei contributi, per cui solo all’atto della definizione in via amministrativa di tale obbligo si effettua la compensazione. Era quindi corretto l’accertamento dell’entità del debito contributivo effettuato con mera sentenza dichiarativa, la quale peraltro in motivazione dava atto dell’importo anticipato, che avrebbe potuto essere conguagliato al momento del pagamento.

3. La soc. Massimo Cicchetti ricorre per cassazione. L’inps resiste con controricorso.

4. Non appaiono fondate le eccezioni preliminari sollevate dal controricorrente, in quanto in effetti la sentenza impugnata è stata compiutamente indicata (cfr. anche pag. 2, righe 8 e 9) e sono sufficientemente indicati i “fatti di causa”, anche con riferimento alla motivazione della sentenza di primo grado, per la parte che ancora rileva.

5. Il ricorso però deve essere dichiarato inammissibile perchè la parte, nell’impugnare il capo della sentenza relativo alla mancata detrazione della somma anticipata ai dipendenti a titolo di assegni familiari, non ha puntualmente censurato le ragioni poste alla base della decisione, deducendo genericamente la violazione delle norme del codice civile in tema di compensazione e contraddittorietà di motivazione.

6. Le spese del giudizio vengono regolate facendo applicazione del criterio legale della soccombenza (art. 91 c.p.c.).

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente a rimborsare all’Inps le spese del giudizio determinate in Euro trenta oltre Euro duemila per onorari, oltre accessori secondo legge.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2011

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