Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7290 del 16/03/2021

Cassazione civile sez. III, 16/03/2021, (ud. 09/11/2020, dep. 16/03/2021), n.7290

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 468/2019 proposto da:

D.T.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI

BARRACCO 2, presso lo studio dell’avvocato ANGELA SOCCIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ANTONIO NARDELLA;

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI DELICETO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GASPARE

SPONTINI 22, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO PAOLO IOSSA,

rappresentato e difeso dall’avvocato GENNARO IOSSA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2106/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 11/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/11/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCA FIECCONI.

 

Fatto

RILEVATO

che: Con ricorso notificato l’11/12/2018, avverso la sentenza n. 2106/2017 della Corte d’Appello di Bari, pubblicata in data 11/12/2017 e non notificata, D.T.C. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi. Con controricorso notificato il 18/1/2019 e illustrato da memoria, resiste il Comune di Deliceto.

1. Per quanto qui d’interesse, D.T.C., divenuto comproprietario insieme al fratello V., a seguito di successione ereditaria, di un immobile sito in (OMISSIS) rimasto danneggiato dal sisma del (OMISSIS), adiva il Tribunale di Foggia, convenendovi il Comune di Deliceto, al fine di ottenere il riconoscimento del diritto e la conseguente condanna del Comune all’erogazione del contributo di Euro 52.248,91 (oltre Euro 13.062,22 per i cd. “trascinati”), ovvero della diversa somma, maggiore o minore, attualmente necessaria per la riparazione dell’immobile, ai sensi della L. n. 219 del 1981 e L. n. 32 del 1992. L’attore deduceva: che con nota sindacale n. 2890 del 1999, l’anzidetto contributo era stato determinato in Euro 52.248,91 e, successivamente, veniva ridotto dalla C.T.C. (Commissione Tecnica Comunale) con verbale del 26/5/2001 in Euro 17.694,85 somma che, con il passare degli anni, era divenuta insufficiente a coprire i costi di ristrutturazione, a causa dell’aggravarsi delle condizioni dell’immobile; che, nonostante l’invio di tutta la documentazione richiesta, il predetto contributo non era mai stato erogato dall’ente convenuto. Si costituiva il Comune, chiedendo il rigetto della domanda. Il Tribunale adito rigettava la domanda e, per l’effetto, condannava l’attore alla rifusione delle spese di lite in favore del Comune.

2. La Corte d’Appello di Bari rigettava l’impugnazione dell’attore, condividendo i rilievi

del giudice di prime cure. In particolare, escludeva che la somma originariamente determinata potesse considerarsi definitiva poichè, per quanto stabilito dalla L. n. 219 del 1981, art. 14, la somma concretamente erogabile doveva essere determinata dalla competente C.T.C. in base al computo metrico nonchè, ex art. 15 Legge cit., era subordinata all’esecuzione dei lavori. Rilevava, sul punto, che l’attore non aveva mai specificamente contestato la legittimità del parere della commissione riguardo al diritto a un minore importo, ma si era limitato a denunciare l’insufficienza del contributo alla luce del peggioramento dello stato dell’immobile dovuto al trascorrere del tempo dovuto al ritardo imputabile al Comune (per cui chiedeva ammissione della ctu). Tuttavia, la Corte di merito riteneva che il ritardo nell’erogazione non fosse imputabile al Comune in quanto l’istante non aveva mai prodotto completa documentazione atta ad ottenere il permesso a costruire e che il vantato credito era, in ogni caso, inesigibile, stante il mancato avvio dei lavori di ristrutturazione; vieppiù che, ad avviso del giudice di merito, le questioni inerenti alla legittimità o meno del mancato rilascio del permesso a costruire esulano dalla giurisdizione del giudice ordinario.

Diritto

CONSIDERATO

che:

In via pregiudiziale il controricorrente deduce la mancata iscrizione a ruolo del ricorso nei termini (il deposito è stato registrato il 4 gennaio 2018 anzichè il 31 dicembre 2017). Tuttavia la cancelleria ha dato atto della ricezione a mezzo posta del plico contenente il ricorso notificato, che risulta essere stato spedito per tempo ex art. 134 disp. att. c.p.c.. In via ulteriore deduce l’inammissibilità per violazione dell’art. 3 del CPA in relazione al mancato rispetto del dovere di chiarezza e sinteticità espositiva. Tale aspetto, tuttavia, non è sindacabile in termini di violazione di legge (in quanto la legge indicata non è riferita al ricorso per cassazione, bensì al procedimento innanzi al giudice amministrativo), ma semmai in termini di mancata adesione ai criteri di autosufficienza e di specificità elencati nell’art. 366 c.p.c., per quanto attiene alla formulazione delle singole censure.

1. Con il primo motivo si denuncia la “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto (artt. 112 e 113 c.p.c.). Violazione e falsa applicazione della L. n. 219 del 1981 e L. n. 32 del 1992. Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, per aver la sentenza ritenuto non riconoscibile il diritto al contributo, nonostante gli stessi giudici di merito avessero rilevato che, vertendosi in materia di diritti soggettivi, il riconoscimento e la quantificazione del contributo ex L. n. 219 del 1981 e n. L. n. 32 del 1992, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Difatti, nell’atto di citazione si sarebbe chiesto di accertare e riconoscere il proprio diritto di ottenere il contributo in via prioritaria di Euro 52.248,91, o quella somma maggiore o minore necessaria per l’attuale riparazione dell’immobile, atteso che il lungo lasso di tempo trascorso aveva aggravato le condizioni del fabbricato in ragione del ritardo con cui aveva provveduto il Comune. Proprio al fine di quantificare i costi per la riparazione instava per la ctu, erroneamente non ammessa. Per tali ragioni, la sentenza sarebbe inficiata da difetto di motivazione e violazione degli artt. 112 e 113 c.p.c., nella parte in cui ha omesso di accertare quanto effettivamente richiesto dall’odierno ricorrente in ordine alla quantificazione del contributo e, nel contempo, ha disconosciuto il diritto soggettivo maturato con l’originario provvedimento di assegnazione.

1.1. Il motivo è infondato poichè non si confronta adeguatamente con la effettiva ratio decidendi.

1.1. La Corte ha deciso tenendo conto di quanto richiesto, in conformità all’art. 112 c.p.c. e ha deciso secondo diritto, ex art. 113 c.p.c., sulla base di una motivazione che si dimostra coerente rispetto alla speciale normativa da applicarsi. I giudici di merito non hanno negato la propria giurisdizione sulla questione, essendosi riportati all’indirizzo giurisprudenziale in base al quale, mentre in caso di diniego dell’autorizzazione-concessione edilizia il privato deve adire il giudice amministrativo, il provvedimento di riconoscimento e quantificazione del contributo rientra, invece, nella giurisdizione ordinaria (così Cass., Sez. 1 -, Ordinanza n. 13300 del 28/5/2018; Sez. U., Ordinanza n. 8115 del 29/3/2017; Sez. U., Sentenza n. 4189 del 6/5/1996). Ciò che è stato ritenuto non provato, dunque, non è tanto il diritto a ricevere il contributo per l’evento occorso, ma il quantum debeatur, ossia l’entità del contributo spettante sulla scorta dei parametri normativi fissati dalla L. n. 219 del 1981 e L. n. 32 del 1992, rispetto alla somma di Euro 52.248,91 richiesta inizialmente in pagamento, non ritenuta corrispondente a quanto in effetti dovuto in rapporto al computo metrico dalla Commissione Tecnica Comunale, e comunque non costitutiva del diritto a ottenerla per l’importo richiesto, nonostante il riconoscimento in corso di causa del diverso importo di Euro 45.032,59. Di conseguenza, la CTU richiesta, nella specie, è stata coerentemente ritenuta superflua proprio perchè tesa a rideterminare il contributo sulla base dell’aggravamento dello stato dell’immobile, fattore tuttavia non idoneo a dimostrare la entità del contributo dovuto, per come valutato nel 2001. In relazione al ritardo della p.a. nell’espletamento, la Corte riferiva che, al contrario, le numerose lettere di sollecito non avevano ricevuto riscontro da parte dell’attore appellante.

2. Con il secondo motivo si denuncia la “Nullità della gravata sentenza e del procedimento (art. 360 c.p.c., n. 4). Violazione e falsa applicazione di norme di diritto (artt. 115 e 116 c.p.c.). Omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione” per aver il giudice di merito ritenuto che la mancata erogazione del contributo sia dipesa esclusivamente dal medesimo attore, che non avrebbe provveduto a depositare per tempo la documentazione più volte richiesta dal Comune. La motivazione sarebbe inficiata da difetto di motivazione e violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., nella parte in cui ha omesso di considerare tutta la documentazione depositata in primo grado con la quale l’odierno ricorrente avrebbe evaso l’invito formulato dal Comune. Tale produzione documentale, peraltro, sarebbe stata confermata anche dalla deposizione del geom. P. sentito come teste.

2.1. Il motivo è inammissibile per difetto di specificità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

2.2. Nel caso di specie, nell’articolazione del motivo, in ordine alla documentazione offerta come prova dell’inadempimento del Comune si fa riferimento esclusivamente ad una lettera raccomandata depositata in atti, senza indicazione di quali documenti specificamente essa menzioni e quale ne sia l’esatto contenuto; mentre, in relazione alla testimonianza del geometra, oltre a mancare il riferimento al locus del fascicolo ove è possibile rinvenirla, nemmeno si trascrive il contributo del teste al fine di valutarne la decisività, soprattutto alla luce della ritenuta genericità della testimonianza rilevata sia in prime cure che dalla Corte territoriale (sul punto si veda Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2802 del 10/3/2000. In senso conforme, ex plurimis, Cass., Sez. U., Sentenza n. 34469 del 27/12/2019; Sez. 6-3, Sentenza n. 19985 del 10/8/2017; Sez. 5, Sentenza n. 14784 del 15/7/2015; Sez. L, Sentenza n. 4980 del 4/3/2014).

3. Con il terzo ed ultimo motivo si prospetta la “Violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 112 e 91 c.p.c.)” con riferimento alla condanna alle spese di lite di entrambi i gradi di giudizio.

3.1. Il motivo è inammissibile, in quanto con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato di questa Corte è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa (Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 19613 del 4/8/2017; Cass., Sez. 1, Sentenza n. 13229 del 16/6/2011; Sez. 3, Sentenza n. 406 dell’11/1/2008). Per converso, nel caso concreto il ricorrente è rimasto interamente soccombente in entrambi i gradi di merito e si duole solamente del fatto che la sua domanda sia stata ritenuta infondata, con conseguente condanna alle spese, il che rappresenta un “non motivo”, visto che la Corte di merito ha applicato il criterio della soccombenza nel liquidare le spese a suo carico, non incorrendo in alcuna violazione di norma processuale.

4. Conclusivamente il ricorso va rigettato, con ogni conseguenza in merito alle spese del presente giudizio.

PQM

La Corte, rigetta il ricorso;

per l’effetto, condanna il ricorrente alle spese, liquidate in Euro 5.800,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, 15% di rimborso di spese forfettarie, e oneri di legge;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile, il 9 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 marzo 2021

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