Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7271 del 04/03/2022

Cassazione civile sez. trib., 04/03/2022, (ud. 25/02/2022, dep. 04/03/2022), n.7271

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 240/2013 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato.

– ricorrente –

contro

J.S. e I.D.M.E., entrambe rappresentate e

difese, per procura speciale, dagli Avv.ti Stefano Carmini, Daniela

Zamboni, Maria Sonia Vulcano e Claudio Lucisano, con domicilio

eletto presso lo studio di quest’ ultimo in Roma, Via Crescenzio n.

91.

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

e contro

J.V.;

– intimato –

Avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia n. 92/28/12, depositata il 5 luglio 2012.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 25 febbraio

2022 dal Consigliere Dott. Michele Cataldi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Per quanto risulta dalla sentenza impugnata, con atto pubblico in data 16 luglio 2001 J.S. – congiuntamente al padre J.F., al fratello J.V. ed alla sorella I.D.M.E. – cedettero un appezzamento di terreno verso il prezzo pattuito di Lire 1.720.000.000, (pari ad Euro 888.305,87).

L’operazione fu oggetto di distinti avvisi d’accertamento dell’Agenzia delle entrate, in materia di Irpef di cui all’anno d’imposta 2001, assumendo l’Ufficio che il valore di mercato dell’immobile ceduto fosse maggiore, rispetto al corrispettivo pattuito nel relativo atto di compravendita, come risultava dal valore dello stesso bene definito, ai fini dell’imposta di registro, in sede di adesione all’avviso di rettifica.

Pertanto, sulla base di tale maggior valore, l’Amministrazione ha accertato, nei confronti dei cedenti, il conseguimento di un reddito da plusvalenza ulteriore rispetto quello già autonomamente determinato, sulla base del prezzo di vendita, e già assoggettato a tassazione.

Sono stati quindi emessi avvisi di accertamento diretti a ciascuno dei tre fratelli cedenti, per la plusvalenza da ognuno realizzata; oltre che uno nei confronti dei predetti, quali coeredi del padre J.F., deceduto, per la plusvalenza da quest’ultimo conseguita.

Per quanto qui rileva, J.S. e la sorella I.D.M.E. hanno impugnato, dinnanzi la Commissione tributaria provinciale di Milano, l’avviso d’accertamento n. (OMISSIS), che le attingeva, quali coeredi del padre defunto J.F., rispetto all’imputazione della plusvalenza a quest’ultimo quale cedente l’immobile.

Inoltre le due contribuenti hanno impugnato con proprio ricorso dinnanzi la Commissione tributaria provinciale di Milano anche gli accertamenti che le attingevano rispetto all’imputazione della plusvalenza personalmente, quali cedenti.

La CTP ha riunito i ricorsi proposti, in proprio e quali coeredi, dalle sorelle J.S. e J.D.M.E. e li ha rigettati.

Hanno pertanto proposto appello, innanzi la Commissione tributaria regionale della Lombardia, con separati ricorsi sia J.S. in proprio; sia I.D.M.E. in proprio; sia, congiuntamente, entrambe le sorelle, quali coeredi.

L’adita CTR, con la sentenza di cui all’epigrafe, nel contraddittorio con il terzo J.V. (chiamato in causa e costituitosi, chiedendo l’accoglimento dell’appello delle sorelle) ha accolto l’appello congiunto di J.S. e di I.D.M.E., quali coeredi del padre defunto J.F., che aveva assunto il n. r.g. 7624/2011.

L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza d’appello.

Si sono costituite J.S. e I.D.M.E., quali coeredi del padre defunto J.F., con controricorso contenente ricorso incidentale condizionato, affidato ad un motivo.

E’ rimasto intimato J.V..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo di ricorso l’Agenzia lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 2697 c.c.; del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38; del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 81, comma 1.

Rileva infatti l’Ufficio che, a differenza di quanto ritenuto dalla CTR, sarebbe legittimo fondare l’accertamento della maggior plusvalenza non dichiarata, derivante dalla vendita dell’immobile, fondando il relativo accertamento sul maggior valore del bene alienato, quale risultante dal valore ad esso attribuito ai fini dell’imposta di registro sulla relativa compravendita, oggetto a sua volta di avviso di rettifica con adesione.

2. Con il secondo motivo di ricorso l’Agenzia lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 43, e della L. 27 dicembre 2002, n. 289, artt. 9 e 10.

Assume infatti l’Ufficio che, a differenza di quanto ritenuto dalla CTR, doveva applicarsi nel caso di specie la proroga biennale dei termini di decadenza di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 10, secondo il quale “Per i contribuenti che non si avvalgono delle disposizioni recate dalla presente L., artt. da 7 a 9, in deroga alle disposizioni della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3, comma 3, i termini di cui D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 43, e successive modificazioni, e D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 57, e successive modificazioni, sono prorogati di due anni.”.

Infatti, secondo l’Ufficio la norma dovrebbe essere interpretata nel senso di estendere la proroga del potere di accertamento anche nei confronti dei contribuenti che non potevano avvalersi del condono di cui al precedente art. 9, che lo escludeva rispetto ai “redditi soggetti a tassazione separata”, compreso quindi quello derivante dalla maggior plusvalenza accertata.

3. Con l’unico motivo di ricorso incidentale condizionato le contribuenti denunziano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa pronuncia sui motivi di appello rimasti assorbiti dalla decisione della CTR, con particolare riferimento alla pretesa erroneità del calcolo del maggior valore dell’immobile posto a fondamento dell’accertamento.

3.1. Preliminarmente, deve darsi atto che la sentenza impugnata, nella parte espositiva premessa alla motivazione, dà atto della pendenza di altri appelli avverso le parti della sentenza di primo grado che hanno rigettato i ricorsi, riuniti, proposti dagli altri cedenti contro gli ulteriori avvisi d’accertamento, rilevando che essi “sono iscritti a ruolo per l’odierna udienza di discussione presso questa Commissione”. Tuttavia, coordinando la parte introduttiva, quella strettamente motiva ed il dispositivo della sentenza d’appello qui impugnata, emerge come essa abbia avuto per oggetto solo l’appello (distinto dal n. r.g. 7264/11) proposto congiuntamente da J.S. e I.D.M.E., che aveva per oggetto l’avviso d’accertamento che le attingeva quali coeredi del padre defunto J.F.. Non esorbita da tali petitum e decisum la chiamata in causa, da parte delle contribuenti, del terzo I.V., coerede, il quale ha concluso, secondo la stessa sentenza, per l’accoglimento dell’appello delle sorelle.

3.2. Così determinato l’oggetto di questo giudizio, sempre preliminarmente, deve darsi atto che le contribuenti avevano già depositato istanza di sospensione del giudizio ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10, convertito nella L. n. 136 del 2018, corredata di copia della domanda (e della ricevuta della sua ricezione), proposta da J.S., di definizione agevolata dell’avviso d’accertamento n. (OMISSIS), con la dichiarazione che nulla era dovuto a tale titolo, stante la capienza dei versamenti già effettuati dalla contribuente in pendenza della lite.

Successivamente, le controricorrenti contribuenti hanno inoltrato istanza di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, reiterando la produzione.

Il Collegio, dando seguito a quanto già ritenuto da questa Corte (Cass. 02/05/2019, n. 11540), prende atto che l’Ufficio non ha depositato memoria in relazione alla trattazione nell’odierna adunanza, nulla ha osservato ed in particolare nulla ha eccepito sulla mancata notificazione, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., comma 2, dei documenti prodotti con la predetta nota, dei quali si deve tenere conto.

Risulta, dunque, integrata la fattispecie di estinzione del giudizio di cui al D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, convertito dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136, che giova alla coerede coobbligata Iorio Daniela Maria Elisa.

Nulla sulle spese, che restano a carico della parte che le ha anticipate, in applicazione del principio di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 46, e al D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 13.

P.Q.M.

Dichiara estinto il giudizio.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2022.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2022

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