Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7241 del 04/03/2022

Cassazione civile sez. I, 04/03/2022, (ud. 21/10/2021, dep. 04/03/2022), n.7241

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. ARIOLLI Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

Dott. REGGIANI Eleonora – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 16472-2020 proposto da:

I.E., rappresentato e difeso dall’avv. Erica Scalco, del

foro di Velletri (ericascalco.legalmail.it) che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore;

– intimato –

avverso il decreto n. 7408/2020 del Tribunale di Roma;

udita la relazione della causa svolta all’udienza camerale del

21/10/2021 dal consigliere relatore Dott. Giovanni Ariolli.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. I.E., cittadino della (OMISSIS) ((OMISSIS)), ricorre per cassazione avverso il decreto n. 7408/2020 del Tribunale di Roma, con cui è stato rigettato il ricorso avverso la decisione con la quale la commissione territoriale di Roma aveva rigettato la sua domanda di protezione internazionale (status di rifugiato e sussidiaria) ed umanitaria.

2. Svolgendo otto motivi chiede l’annullamento del decreto impugnato.

2.1. Con il primo motivo lamenta l’omessa pronuncia su un fatto decisivo e l’apparenza ed illogicità della motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 in relazione al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8 e D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 35. La censura investe il giudizio di inattendibilità del ricorrente espresso dai giudici di merito.

2.2. Con il secondo motivo deduce l’omessa pronuncia su un fatto decisivo, nonché la motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 2, comma 1, lett. e), artt. 3 e 5. La doglianza attiene al rigetto del riconoscimento dello status di rifugiato.

2.3 Con il terzo motivo denuncia l’omessa pronuncia su un fatto decisivo e la motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, in relazione al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b), al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per non aver il Tribunale acquisito informazioni aggiornate sul sistema giudiziario e sulla corruzione delle forze di polizia, nonché sull’effettività della tutela offerta dalle predette forze di polizia della (OMISSIS) e sulle persecuzioni attacchi terroristici in danno delle persone di religione (OMISSIS).

2.4. Con il quarto motivo lamenta la violazione la falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b) e del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per non avere il Tribunale acquisito informazioni aggiornate sulla situazione sociopolitica della (OMISSIS), sul sistema giudiziario e sulla corruzione delle forze di polizia e sull’effettività della tutela offerta dalle predette forza forze di polizia della (OMISSIS) e sulle persecuzioni attacchi terroristici danno alle persone di religione (OMISSIS), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2.5. Con il quinto motivo denuncia l’omessa pronuncia su un fatto decisivo e la motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 e in ordine al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c), D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3.

2.6. Con il sesto motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nonché la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, per non aver il Tribunale acquisito informazioni aggiornate al momento della decisione sulla situazione socio-politica della (OMISSIS) e per non aver acquisito le informazioni ricavabili dal sito del MAE e dai rapporti di organizzazioni ed istituzioni internazionali, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

2.7. Con il settimo motivo lamenta l’omessa pronuncia e la motivazione apparente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5, nonché con riferimento al mancato riconoscimento della protezione umanitaria, anche D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 19,D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32 e D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3 e art. 8, comma 3.

2.8. Con l’ottavo motivo deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3,D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8, comma 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. La censura attiene al mancato riconoscimento della protezione umanitaria.

3. Il Ministero dell’Interno, non essendosi costituito nei termini con controricorso, ha depositato nota al fine della partecipazione all’eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

4. Tanto premesso, ritiene il Collegio che il ricorso sia inammissibile.

4.1-4.2. I primi due motivi in tema di credibilità del ricorrente e relativi al riconoscimento dello status di rifugiato e/o di soggetto meritevole di protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, ex lett. b) (profilo poi dedotto con il quinto motivo di ricorso), sono manifestamente infondati. Il Tribunale, infatti, è anzitutto pervenuto ad un giudizio di inattendibilità del narrato in quanto la versione resa dal richiedente è risultata densa di contraddizioni e di elementi vaghi e generici in ordine a circostanze aventi carattere decisivo del narrato (pur adducendo a causa della persecuzione motivi di carattere politico, non ricorda la data delle elezioni in cui si sarebbero verificati i fatti narrati, nonché in cosa si impegni il partito di affermata appartenenza), nonché con riguardo alla coerenza della successione logica degli eventi riferiti. Ciò in ossequio al principio dettato da questa Corte secondo cui la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito – e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 3, comma 5, lett. c) (Cass., 05/02/2019, n. 3340; Cass., 07/08/2019, n. 21142; Cass., 19/06/2020, n. 11925; Cass., 02/07/2020, n. 123578), escludendosi, in mancanza, la necessità e la possibilità stessa per il giudice di merito – laddove non vengano dedotti fatti attendibili e concreti, idonei a consentire un approfondimento ufficioso – di operare ulteriori accertamenti (Cass., 27/06/2018, n. 16925; Cass., 12/11/2018, n. 28862). La non credibilità esclude in radice la concedibilità tanto dello status di rifugiato quanto della protezione sussidiaria D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. a) e b) (Cass., n. 10286/2020).

4.3-4.4. Il terzo ed il quarto motivo sono inammissibili. In tema di protezione sussidiaria, l’accertamento della situazione di “violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale”, di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c), che sia causa per il richiedente di una sua personale e diretta esposizione al rischio di un danno grave, quale individuato dalla medesima disposizione, implica un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito. Il risultato di tale indagine può essere censurato, con motivo di ricorso per cassazione, nei limiti consentiti dal novellato art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass., 29/10/2020, n. 23942; Cass., 21/11/2018, n. 30105). Al riguardo, il Tribunale ha accertato, con ricorso a fonti internazionali autorevoli ed aggiornate, che la zona di provenienza del ricorrente è immune da situazioni di violenza indiscriminata. Il ricorrente tende a sollecitare a questa Corte una rivalutazione delle fonti informative per accreditare, in questo giudizio di legittimità, un diverso apprezzamento della situazione di pericolosità interna della (OMISSIS), giudizio quest’ultimo, inibito alla Corte di legittimità, ed invece rimesso alla cognizione esclusiva del giudice di merito, la cui motivazione è stata articolata – sul punto qui in discussione – in modo adeguato e scevro da criticità argomentative, avendo specificato, anche tramite la consultazione di qualificate fonti informative, che negli Stati sud della (OMISSIS) non si assiste ad un conflitto armato di carattere generalizzato, tale da integrare il pericolo di danno protetto dalla norma di cui il ricorso invoca l’applicazione.

4.5.-4.6. Il quinto e sesto motivo sono inammissibili. Nell’ipotesi in cui il giudice abbia, bensì, fondato la decisione su fonti aggiornate, ma il ricorrente deduca che tali fonti non siano le ultime concernenti la zona di provenienza, ciò non si traduce, di per sé, in un motivo di nullità della pronuncia impugnata, salvo che il richiedente deduca e dimostri – riproducendone il contenuto essenziale nel ricorso – che da queste ultime fonti emergano specifici elementi di accresciuta instabilità e pericolosità non considerati (Cass., 30/10/2020, n. 23999; Cass. 7105/2021). Nella specie, il ricorrente si limita a richiamare il sito MAE (OMISSIS) ed un rapporto di Amnesty International, senza specificarne l’epoca e senza riprodurne, neppure in parte, il contenuto.

4.7.-4.8. Il settimo e ottavo motivo di ricorso (in tema di protezione umanitaria) sono inammissibili. Il Tribunale ha dato atto della totale mancanza di allegazioni circa le conseguenze del transito in Libia e la presunta integrazione in Italia (non apparendo affatto decisiva la dedotta circostanza della frequentazione di corsi di lingua italiana). Il ricorso sul punto è del tutto generico, non contenendo la specifica indicazione e trascrizione degli elementi che si assumono allegati.

5. In conclusione, va dichiarato inammissibile il ricorso. Nulla per le spese stante la mancata costituzione del Ministero intimato.

6. Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660/2019.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 21 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2022

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