Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7240 del 15/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/03/2021, (ud. 16/12/2020, dep. 15/03/2021), n.7240

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28670-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)) in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PORTUENSE 257,

presso lo studio dell’avvocato CATERINA CORTI, rappresentato e

difeso dall’avvocato LORENZO ROBERTO CIURLEO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3323/6/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 22/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/12/2020 dal Consigliere Relatore Dott. RUSSO

RITA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.- Il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle entrate ha determinato ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, il reddito sintetico complessivo per l’anno 2008 in Euro 88.358,00. In particolare nell’accertamento si teneva conto dell’acquisto di una autovettura Mercedes e di un immobile in Latina per Euro 332.800,00. Il contribuente opponendosi deduceva che l’Agenzia non aveva tenuto conto del mutuo contratto di Euro 300.000,00, della disponibilità di una giacenza sui conto correnti, e di un finanziamento ottenuto dal proprio genitore.

Il ricorso del contribuente è stato accolto in primo grado. Ha proposto appello l’Agenzia e la CTR ha confermato la sentenza di primo grado, ritenendo che l’Agenzia non abbia tenuto conto degli oneri deducibili nella dichiarazione del redditi, che le autovetture erano state compravendute nell’arco dello stesso anno 2008 e che l’acquisto dell’immobile era stato fatto tramite accensione di mutuo. 2. Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia affidandosi a un motivo. Resiste con controricorso il contribuente. Assegnato il procedimento alla sezione sesta, su proposta del relatore è stata fissata l’adunanza camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. notificando la proposta e il decreto alle parti.

Diritto

RITENUTO

CHE:

3.- Con il primo e unico motivo del ricorso, la parte lamenta la

violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., degli artt. 2697 e 2727 c.c. e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, in relazione all’arti. 360 c.p.c., n. 3).

L’Agenzia deduce che la motivazione non è sufficiente e che non è adeguata la valutazione della prova; che l’ufficio non ha operato su generiche presunzioni, ma ha fornito una ricostruzione puntuale del maggior imponibile in base ai requisiti previsti dalla norma e cioè sulla base di presunzioni gravi precise e concordanti; che di contro la CTR non ha indicato a quali dati ha fatto riferimento e quali siano i documenti che attestano e la veridicità dei dati, e soprattutto non ha tenuto conto che il prestito ricevuto dal genitore risulta elargito circa otto mesi dopo dell’acquisto dell’immobile.

Il motivo è infondato. La CTR nella sua motivazione non ha valorizzato, ai fini dell’acquisto dell’immobile di cui si discute, il finanziamento che il contribuente dichiara aver ricevuto dal genitore, bensì la stipula di un contratto di mutuo con ammortamento trentennale, indicato nello stesso atto di compravendita, che nella parte in fatto della sentenza è indicato fatto pacifico; la stessa Agenzia del resto, espone di avere rilevato l’esistenza di un mutuo e il pagamento della rata; il giudice d’appello, valutato questo elemento in uno con la compravendita delle autovetture nell’anno 2008, ha ritenuto che il contribuente avesse sufficientemente dimostrato l’origine del reddito in relazione alle spese sostenute.

Così facendo il giudice d’appello si è uniformato all’orientamento espresso da questa Corte e al quale il Collegio intende dare continuità, secondo il quale in tema di accertamento cd. sintetico, ove il contribuente deduca che la spesa effettuata deriva da risorse di natura non reddituale di cui ha goduto il proprio nucleo familiare, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, per consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva a tali ulteriori redditi, è onerato della prova contraria in ordine alla loro disponibilità, alla loro entità ed alla durata del relativo possesso, sicchè, sebbene non debba dimostrarne l’utilizzo per sostenere le spese contestate, è tenuto a produrre documenti da cui emergano elementi sintomatici del fatto che ciò sia accaduto o sia potuto accadere (Cass. 16637/2020). La prova contraria a carico del contribuente richiesta del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 6, può essere assolta mediante la produzione del contratto di mutuo, idoneo a dimostrare la provenienza non reddituale delle somme utilizzate per l’acquisto del bene (Cass. 31124/2018).

Ne consegue, il rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza della controricorrente e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.600,00 oltre rimborso spese forfetarie ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, camera di consiglio, il 16 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2021

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