Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7222 del 22/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 27/01/2017, dep.22/03/2017),  n. 7222

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27402/2015 proposto da:

P.G., rappresentato e difeso dall’avv. ALFONSO CESARE

PETRONE, come da procura a margine del ricorso ed elettivamente

domiciliato in Roma presso la Corte Suprema di Cassazione;

– ricorrente –

contro

D.S.V., P.L., D.S.G.,

D.S.S.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 238/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 22/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/01/2017 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. Rilevato, per quanto ancora interessa in questa sede, che la Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza depositata il 18.2.2015, in parziale accoglimento del gravame proposto da D.S.V. contro la sentenza 26.2.2009 del Tribunale di Rossano, ha condannato in solido P.G. e L. al pagamento in favore del primo della somma di Euro 34.423,53 a titolo di spese straordinarie e indennità per i miglioramenti ai sensi dell’art. 1150 c.c., nell’ambito di una lite sulla proprietà di un terreno in (OMISSIS) sorta tra i germani P.G. e L. e i germani D.S.G., S. e V.;

2. che contro tale decisione ricorre per cassazione P.G. sulla base di un unico motivo, mentre P.L. e i D.S. non hanno svolto attività difensiva;

2.1 rilevato che con l’unica censura si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione di norme di diritto per avere la Corte d’Appello disposto CTU sulla quantificazione dell’indennità prevista dall’art. 1150 c.c. e per avere inoltre consentito col provvedimento censurato l’acquisizione di documentazione non più ammissibile in violazione del giusto processo e della ragionevole durata del procedimento;

ritenuto che sussistono le condizioni per pervenire alla declaratoria di manifesta infondatezza del ricorso, come proposto dal relatore;

considerato, infatti, che in tema di procedimento civile, la consulenza tecnica d’ufficio – che può costituire fonte oggettiva di prova tutte le volte che opera come strumento di accertamento di situazioni di fatto rilevabili esclusivamente attraverso il ricorso a determinate cognizioni tecniche – è un mezzo istruttorio sottratto alla disponibilità delle parti e rimesso al potere discrezionale del giudice, il cui esercizio incontra il duplice limite del divieto di servirsene per sollevare le parti dall’onere probatorio e dell’obbligo di motivare il rigetto della relativa richiesta (tra le varie, Sez. 3, Sentenza n. 88 del 08/01/2004 Rv. 569316; Sez. L, Sentenza n. 10784 del 07/06/2004 Rv. 573417);

considerato che nel caso in esame la Corte di merito ha spiegato adeguatamente le ragioni giustificatrici della nomina di un ausiliare rilevando che la prova dei miglioramenti del fondo era stata fornita dal D.S. attraverso i testimoni, mentre la quantificazione degli stessi, implicante accertamenti di natura tecnica, rendeva opportuna la nomina di un consulente;

ritenuto che la censura appare peraltro priva di specificità laddove richiama l’acquisizione di documentazione inammissibile senza neppure specificare di quali documenti si tratti;

ritenuto che la mancanza di attività difensiva da parte degli intimati esonera la Corte dal provvedere sulle spese del giudizio di legittimità;

considerato infine che il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è stato rigettato, per cui ricorrono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

la Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2017

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