Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7219 del 30/03/2011

Cassazione civile sez. I, 30/03/2011, (ud. 24/02/2011, dep. 30/03/2011), n.7219

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

P.P. elettivamente domiciliato in ROMA, via Celimontana 38

presso l’avv. Pananti Benito con l’avvocato Dal Ben Massimo del Foro

di Verona che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero degli Esteri dom.to in Roma, via dei Portoghesi 12 presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per

legge;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 59/10 della Corte d’Appello di Venezia

depositato il 24.03.2010;

udita la relazione della causa svolta nella c.d.c. del 24.2.2011 dal

Cons. Dott. Luigi MACIOCE;

alla presenza del P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale

Dott. RUSSO Libertino Alberto.

Fatto

RILEVA IN FATTO

Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata l’11.11.2010 ha formulato considerazioni e proposte nel senso “CHE P.F., cittadino albanese regolarmente soggiornante, ebbe a richiedere il 4.10.2008 allo Sportello Unico di Vicenza il n.o per il ricongiungimento dei propri genitori residenti in (OMISSIS) ma l’Ambasciata Italiana in Tirana, pur avendo l’Ufficio italiano rilasciato il nulla osta, negò il visto di ingresso con atto del 10.7.2009 sull’assunto che fosse difettato il sopravvenuto requisito di cui al D.Lgs. n. 160 del 2008, art. 1 lett. d); il P. impugnò il diniego innanzi al Tribunale di Bassano del Grappa che, con decreto 1.12.2009, accolse il ricorso ordinando all’Ambasciata Italiana il rilascio del visto di ingresso; l’Amministrazione degli Affari Esteri propose quindi reclamo e la Corte di Appello di Venezia, con decreto 24.3.2010, lo accolse rigettando nel merito il ricorso sull’assunto per il quale, indiscutibile la inesistenza del requisito e dovendosi dare applicazione allo jus superveniens, alla stregua di quanto affermato da Cass. n. 15247 del 2006, non spettasse il ricongiungimento richiesto; CHE avverso detto decreto, comunicato il 22.4.2010, il P. ha proposto ricorso notificato il 30.4.2010 all’Amministrazione degli Esteri, che ha opposto difese con controricorso del 9.6.2010; CHE ad un ricorso per cassazione avverso provvedimento pubblicato, come nella specie, il 24.3.2010, devono essere applicate le disposizioni di cui all’art. 360 bis c.p.c. introdotto dalla L. n. 69 del 2009, art. 47; CHE nell’unico articolato motivo del ricorso viene contestata da un canto, ed in dissenso dal pronunziato di questa Corte, la indebita applicazione della norma sopravvenuta in luogo di quella vigente al momento della domanda di ricongiungimento e, dall’altro canto, la falsa applicazione del D.P.R. n. 394 del 1999, art. 6, in luogo del nuovo testo della norma portata dal D.P.R. n. 334 del 2004, avendo la Corte di merito continuato ad attribuire alla rappresentanza diplomatica italiana un potere valutativo – accertativo e non solo autenticatorio, in luogo di quello nella specie espletato positivamente dallo Sportello Unico con il rilascio nel nulla osta .

Pare indiscutibile la fondatezza dell’argomentazione adottata dal giudice del merito e la insussistenza di alcuna ragione per mutare l’indirizzo di questa Corte. Ed infatti:

1. èprincipio consolidato nella giurisprudenza in subjecta materia di questa Corte quello per il quale il procedimento di riconoscimento del diritto al ricongiungimento familiare è procedimento complesso, a formazione progressiva, nel quale le valutazioni accertative della Questura o dello Sportello Unico vengono seguite dagli accertamenti della Rappresentanza diplomatica (le prime sfocianti nel nulla osta e i secondi nel visto di ingresso, o nel suo diniego, impugnabile come atto terminativo innanzi al G.O. ed ex art. 30, comma 6 del T.U. (Cass. n. 209 del 2005 – n. 15247 del 2006 – n. 12661 del 2007);

2. è indiscutibile che gli atti dell’Amministrazione in materia siano privi di alcun profilo di discrezionalità ma attengano alla verifica della sussistenza/insussistenza dei requisiti delineati dalla legge per l’insorgenza del diritto al ricongiungimento, solo in tal quadro giustificandosi la disposizione dell’art. 30, comma 6 T.U. che radica in capo al G.O. la giurisdizione e sol per effetto di tal quadro dovendosi predicare che la domanda dell’interessato che contesti il diniego del visto di ingresso del suo familiare non ha alcun carattere impugnatorio dell’atto di diniego ed in ragione dei suoi vizi;

3. è altrettanto indiscutibile che, alla luce della articolazione procedimentale per giungere all’accertamento del diritto al ricongiungimento e considerando che il diritto viene accertato essere insorto solo all’esito del procedimento, la sopravvenienza normativa sui requisiti di insorgenza sia di immediata applicazione ove essa intervenga nel corso della procedura;

4. la disciplina dei requisiti di ricongiungimento a beneficio dei genitori dell’extracomunitario regolarmente soggiornante ha avuto un singolare avvicendarsi nel tempo: la disposizione di cui all’art. 29 comma 1, lett. c) (genitori a carico) del T.U. approvato con D.Lgs. n. 286 del 1998 è stata sostituita dalla L. n. 189 del 2002, art. 23, con una integrazione costituita dalla condizione negativa della inesistenza di altri figli nel Paese ovvero, ma solo per i genitori ultrasessantacinquenni, della inidoneità al loro sostentamento da parte di altri figli per documentate gravi ragioni di salute, condizione eliminata dalla più permissiva previsione di cui al D.Lgs. n. 5 del 2007, art. 1, comma 1, lett. E, sub D) (genitori a carico che non dispongano di un adeguato sostegno familiare nel Paese di origine o di provenienza) ma poi ripristinata dalla meno permissiva previsione di cui al D.Lgs. 3 ottobre 2008, n. 160, art. 1, comma 1, lett. a) sub. D;

5 – l’ultima disposizione, ripristinatrice della previsione di cui alla L. 189 del 2006, art. 23 è contenuta nel ridetto decreto delegato, pubblicato sulla G.U. del 21.10.2008 e quindi è entrata in vigore il 5.11.2008, poco dopo la richiesta del P. (4.10.2008) ma ben prima che la Rappresentanza diplomatica italiana negasse il visto di ingresso per assenza del nuovo requisito (10.7.2009), ditalchè non è dubbio alcuno che di tali requisiti dovesse farsi applicazione per concludere la procedura in essere, con il rilascio del visto (in loro presenza) o con il suo diniego (per il caso di loro difetto);

6. in tal quadro non ha alcun rilievo la pretesa del ricorrente di veder confinato alla sede del rilascio del nulla osta (alla stregua della sopravvenuta previsione del D.P.R. n. 334 del 2004, art. 6) il momento dell’accertamento dei requisiti sostanziali del ricongiungimento e di veder esclusa la possibilità di fare applicazione dello jus superveniens sol perchè alla fase dell’esame per il rilascio del visto di ingresso – nella quale sarebbe intervenuta la modifica dei requisiti – sarebbe stato estraneo lo scrutinio sulla “sostanza” dei requisiti stessi (ad essa fase pertinendo solamente il riscontro documentale e lo scrutinio della relativa autenticità): una siffatta pretesa avrebbe plausibilità se il giudizio di accertamento demandato al G.O. fosse a contenuto impugnatorio nel quale la “incompetenza” di un organo assume rilievo viziante dell’intero procedimento e del suo esito, ma nessuna consistenza essa assume ove, come nel giudizio di cui trattasi, la indiscutibile inesistenza del requisito, cagionata dalla indiscutibile sopravvenienza normativa, assorbe ogni profilo di difformità procedimentale la quale, come nella specie, non venga a cagionare alcuna diminuzione delle garanzie difensive del richiedente;

7. nella specie si verifica la dianzi rilevata situazione di assorbimento, posto che l’accertamento della Corte di Appello della insussistenza del nuovo requisito – dato che la parte istante non aveva nè provato la vivenza a carico nè la sussistenza dei “nuovi” requisiti (la mancanza di fratelli o la loro grave documentata invalidità) – non è stato revocato in dubbio nel ricorso;

8. infatti, neanche in ricorso viene affermato che a beneficio del richiedente sussisteva la situazione delineata dal reintrodotto requisito di cui all’art. 29, comma 1, lett. D, detto ricorso essendosi invece soltanto applicato a censurare l’indebita applicazione dello jus super veniens e le anomalie procedimentali occorse ma difettando totalmente della necessaria autosufficienza nel denunziare la violazione del proprio buon diritto, quello che sarebbe nato ove il richiedente fosse stato in possesso del requisito per operare il ricongiungimento.

CHE, ove si condividano i testè formulati rilievi, il ricorso può essere trattato in camera di consiglio e respinto per manifesta infondatezza”.

OSSERVA:

Il Collegio che le articolate e trascritte considerazioni – sulle quali nessun rilievo critico è giunto dalla difesa della parte ricorrente – meritano piena condivisione. Devesi quindi rigettare il ricorso regolando le spese in favore dell’Amministrazione degli Esteri controricorrente.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a corrispondere all’Amministrazione controricorrente le spese del giudizio, che determina in Euro 900,00 oltre alle; spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 30 marzo 2011

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