Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 721 del 13/01/2017

Cassazione civile, sez. trib., 13/01/2017, (ud. 05/12/2016, dep.13/01/2017),  n. 721

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 5730/2015, proposto da:

Tecnotessile s.r.l., in persona del legale rappres. p.t.,

elettivamente domiciliata in Roma, alla via A. Farnese n. 7, presso

gli avv.ti Alessia Cascioli e Maria Nicola Melchionda, che la

rappresentano e difendono;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, elettivamente domiciliata in Roma, presso

l’avvocatura dello Stato, che la rappresenta e difende come per

legge;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1439/14 della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna, depositata il 17/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/12/2016 dal consigliere Dott. CAIAZZO Rosario;

udito per il ricorrente l’avvocato dello Stato, che si riporta agli

scritti;

udito il difensore della parte ricorrente, avv. Alessia Cascioli che

si è riportata agli scritti;

udito il P.M. in persona del sostituto procuratore generale Dott.

SORRENTINO Federico, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La “Tecnotessile” s.r.l. propose ricorso, innanzi alla CTP di Bologna, avverso l’avviso notificato il 18.6.09, con cui l’agenzia delle entrate aveva accertato, per l’anno 2004, in applicazione del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, – conv. nella L. n. 427 del 1993, in tema di studi di settore, maggiori ricavi per Euro 322.589,00, con conseguente recupero a tassazione relativa all’IRES, per Euro 80.755,00, all’IRAP, per Euro 14.029,00 e per IVA, pari a Euro 40.549,00, irrogando altresì sanzioni per complessivi Euro 121.132,50.

La CTP adita rigettò il ricorso con sentenza emessa il 25.5.2011, avverso cui la “Tecnotessile” s.r.l. propose appello, formulando vari motivi, quali: l’omessa pronuncia circa la dedotta erroneità del ricalcolo dello studio di settore rielaborato dall’ufficio fiscale e in ordine all’inidoneità del “cluster” applicato; l’insufficiente motivazione dell’avviso d’accertamento; l’omessa considerazione delle condizioni in cui versava la società appellante in riferimento alla situazione di crisi del settore in cui operava.

Resisteva l’ufficio attraverso il deposito di memorie difensive. Con sentenza emessa il 17.7.2014, la CTR rigettò l’appello, ritenendolo infondato.

Avverso tale sentenza, la suddetta società ha proposto ricorso per cassazione formulando cinque motivi.

L’agenzia delle entrate ha depositato il controricorso, eccependo l’inammissibilità del primo motivo, per difetto del requisito dell’autosufficienza, e l’infondatezza del ricorso.

Parte ricorrente ha presentato istanza di prelievo, con conseguente fissazione dell’odierna udienza.

Con il primo motivo, parte ricorrente ha denunciato la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2 e della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, argomentando che tale illegittimità afferiva alla carenza di motivazione dell’avviso d’accertamento impugnato.

Con il secondo motivo di ricorso, la parte ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 10, n. 3.

I due motivi vanno esaminati congiuntamente, consideratane la connessione.

Al riguardo, va premesso che il primo motivo riguarda, in realtà, esclusivamente la doglianza relativa al difetto di motivazione, in quanto parte ricorrente, nell’esplicitazione delle ragioni del motivo, ha lamentato che la CTR avrebbe disatteso le difese espresse a sostegno dell’appello senza plausibile motivazione, ovvero con motivi apparenti.

Il primo motivo è ammissibile perchè munito del requisito dell’autosufficienza.

Al riguardo, sebbene la società ricorrente abbia riportato solo alcune parti dell’avviso impugnato (in ordine alla pag. n. 4 – v. pag. 25 del ricorso), dal ricorso emerge con sufficiente chiarezza l’esposizione delle ragioni del gravame e dei motivi della rideterminazione dei maggiori ricavi in applicazione delle norme in tema di studi di settore.

Pertanto, il richiamo parziale dell’avviso d’accertamento non preclude al giudice la piena comprensione del motivo di ricorso e dell’atto impugnato.

Premesso ciò, i due motivi sono infondati, in quanto il giudice d’appello ha adottato una chiara ed esaustiva esposizione dei motivi a sostegno della decisione di rigetto dell’impugnazione, considerando le giustificazioni fornite dalla società contribuente nel corso del procedimento di rettifica dei ricavi dichiarati per l’anno 2004, e tenendo conto del particolare tipo d’attività svolta in concreto, con riferimento anche alla questione della crisi come sollevata dal contribuente.

Inoltre, la CTR ha rilevato che, a seguito dell’interlocuzione con l’agenzia delle entrate, quest’ultima aveva rideterminato maggiori ricavi in senso più favorevole all’impresa.

Pertanto, nella sentenza impugnata stato correttamente evidenziato che la motivazione dell’atto d’accertamento impugnato non si esaurisce nel mero rilievo dello scostamento dei parametri, ma essa è stata integrata con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni sollevate dal contribuente in sede di contraddittorio, concludendo nel senso che è stata ravvisata una presunzione connotata da gravità, precisione e concordanza non superata dagli elementi addotti dal contribuente stesso.

Ne consegue che la motivazione della sentenza impugnata è altresì conforme al consolidato orientamento della corte secondo cui è legittimo l’avviso di accertamento fondato non sul mero scostamento dei dati dichiarati dal contribuente rispetto a quelli relativi alla media del settore, ma anche su ulteriori elementi ed indizi addotti dall’ufficio fiscale, idonei a dimostrarne l’attendibilità, tenendo conto delle giustificazioni del contribuente, attesa l’esigenza di un fattore di adeguamento personalizzato che tenga conto della probabilità di errore nella stima, come rilevato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 105 del 2003, e l’inidoneità della media di settore a costituire un fatto che di per sè solo integri la prova presuntiva di un effettivo maggior reddito o, comunque, determini l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente(Cass., ord. 17804/12).

Con il terzo, quarto e quinto motivo, è stata denunciata la nullità della sentenza d’appello per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, n. 4, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, ovvero la nullità per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360, comma 1, n. 4, o, in subordine, per difetto di motivazione in ordine al suddetto art. 132.

Tali motivi, da esaminare congiuntamente data la relativa connessione, sono parimenti infondati.

Non si configura alcun difetto di motivazione, in quanto la CTR ha motivato in maniera esauriente in ordine ai fatti oggetto del terzo motivo d’impugnazione (afferente all’omessa considerazione delle variazioni fiscali ed al “cluster 35”, nel rideterminare i ricavi ascritti al contribuente mediante applicazione dei criteri degli studi di settore), escludendo la fondatezza della censura della parte ricorrente, seppure con una motivazione implicitamente riferibile anche alle questioni non espressamente vagliate.

Tale motivazione è conforme al consolidato orientamento secondo cui il vizio di omessa pronuncia da parte del giudice d’appello è configurabile allorchè manchi completamente l’esame di una censura mossa al giudice di primo grado; tale violazione non ricorre invece nel caso in cui il giudice d’appello fondi la decisione su una costruzione logico – giuridica incompatibile con la domanda (Cass., n. 16254/12; n. 452/15).

Nel caso concreto, il giudice d’appello ha motivato chiaramente, delineando il percorso logico – giuridico che ha sorretto la motivazione, che ha dunque assorbito ogni altro specifico punto del medesimo motivo d’appello.

In ordine alle altre questioni su cui la CTR non si è espressamente pronunciata (in ordine ai costi di ricerca), va osservato che tale omissione non può infirmare la correttezza della motivazione, se si considera che la parte ricorrente non ha trascritto nel ricorso la motivazione completa contenuta nell’avviso impugnato, sicchè è preclusa alla Corte la possibilità di verificare se, nell’opera d’accertamento dei maggiori ricavi, l’ufficio avesse, o meno, tenuto conto delle spese di ricerca, non ravvisandosi nel ricorso le parti dell’avviso relative a tale questione.

Pertanto, occorre confermare il principio consolidato per cui il vizio della omessa motivazione è configurabile soltanto qualora dal ragionamento del giudice di merito, come risultante dalla sentenza impugnata, emerga la totale obliterazione di elementi che potrebbero condurre ad una diversa decisione, ovvero quando sia evincibile l’obiettiva carenza, nel complesso della medesima sentenza, del procedimento logico che lo ha indotto, sulla base degli elementi acquisiti, al suo convincimento, ma non già quando, invece, vi sia difformità rispetto alle attese ed alle deduzioni della parte ricorrente sul valore e sul significato dal primo attribuiti agli elementi delibati, risolvendosi, altrimenti, il motivo di ricorso in un’inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e del convincimento di quest’ultimo tesa all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, certamente estranea alla natura ed ai fini del giudizio di cassazione (Cass. SU, n. 24148/13).

Le spese seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta i motivi del ricorso, condannando la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio che liquida nella somma di Euro 7000,00 oltre accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 5 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 gennaio 2017

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