Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7203 del 15/03/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/03/2021, (ud. 27/01/2021, dep. 15/03/2021), n.7203

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. CAPOZZI Raffaele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12505-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

FLYTAINER SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI,

268/A, presso lo studio dell’avvocato CIONI VALERIO, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MURCIANO LUIGI

PIERGIUSEPPE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1353/1/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LIGURIA, depositata il 16/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 27/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CAPOZZI

RAFFAELE.

 

Fatto

RILEVATO

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti di una sentenza della CTR Liguria, di accoglimento dell’appello proposto dalla contribuente s.r.l. “FLAYTAINER” avverso una sentenza della CTP di La Spezia, che aveva respinto il suo ricorso avverso una cartella di pagamento per maggiore IRES 2012, emessa dall’ufficio, a seguito di controllo formale D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36-bis.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato ad un unico motivo, con il quale l’Agenzia delle entrate lamenta violazione D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25; D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54-bis e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto la cartella di pagamento impugnata era stata emessa sulla base di una riscontrata discordanza fra crediti d’imposta dichiarati, acconti versati e crediti effettivamente utilizzati in compensazione; e, nella specie, l’ufficio, avvalendosi di procedure automatizzate, aveva proceduto all’automatica liquidazione delle somme dovute sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalla dichiarazione presentata e degli elementi in possesso dell’anagrafe tributaria; non era pertanto condivisibile la tesi della CTR, la quale non aveva ritenuto sufficiente la mera indicazione dei calcoli algebrici, dai quali era emersa la discrasia fra le risultanze documentali ed aveva invece ritenuto necessario che la cartella contenesse una motivazione rafforzata e spiegasse meglio le ragioni poste a base del recupero, che altrimenti sarebbe risultato incomprensibile; nella specie, al contrario, non era necessaria alcuna istruttoria, essendo emersa la maggiore imposta dagli stessi dati dichiarati dalla società contribuente, senza necessità di compiere alcuna valutazione giuridica.

Non era stato infine tenuto nel debito conto che la cartella impugnata era stata preceduta da un avviso bonario, con il quale l’ufficio aveva informato la società contribuente circa gli importi dovuti ed i calcoli effettuati; e la motivazione di una cartella di pagamento doveva essere valutata unitamente al contenuto di tale avviso bonario;

che la contribuente s.r.l. “FLYTAINER” si è costituita con controricorso;

che l’unico motivo di ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate è fondato;

che, invero, la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 4360 del 2017; Cass. n. 27098 del 2013; Cass. n. 14949 del 2018) è concorde nel ritenere che non implica alcuna attività valutativa il controllo automatizzato sulle dichiarazioni dei redditi, svolto dall’ufficio ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 36-bis e 54-bis; con tale controllo automatizzato, pacificamente avvenuto nel caso in esame, l’ufficio si è limitato a contestare detrazioni e crediti indicati dallo stesso contribuente; se, dunque, la pretesa tributaria scaturisce, come nel caso in esame, dalla pura e semplice obbligazione di pagamento delle imposte, così come determinate dallo stesso contribuente nella sua dichiarazione, è da ritenere che l’obbligo della motivazione sia stato adeguatamente assolto dall’ufficio mediante il mero riferimento ai dati contabili, dei quali il contribuente è pienamente consapevole, in quanto da lui stesso enunciati nella dichiarazione dei redditi presentata; d’altra parte il contribuente può in ogni caso dimostrare in fase processuale l’esistenza dei crediti che l’ufficio ha disconosciuto sulla base della verifica dei dati da lui esposti nella sua dichiarazione;

che quanto sopra esposto appare ancor più rafforzato dalla circostanza, non contestata in atti, che la cartella impugnata è stata preceduta da un avviso bonario, con il quale l’ufficio aveva manifestato le sue perplessità in ordine ai conteggi svolti dalla società contribuente nella dichiarazione dei redditi presentata; che, da quanto sopra, consegue l’accoglimento del ricorso proposto dall’Agenzia delle entrate, la cassazione della sentenza impugnata ed il rinvio ad altra sezione della CTR della Liguria in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR della Liguria in diversa composizione, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 marzo 2021

 

 

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