Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7188 del 21/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 21/03/2017, (ud. 03/03/2017, dep.21/03/2017),  n. 7188

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETITTI Stefano – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8430/2016 proposto da:

T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUNIO BAZZONI

1, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO ASCIANO, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIANFRANCO TRULLU;

– ricorrente –

contro

M.D. e C.E., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

ANTONIO NIBBY, 7, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO

AVAGLIANO, rappresentati e difesi dall’avvocato GIOVANNI BENITO

GUIDO LOCCI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 646/2015 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 12/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 03/03/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI

LOMBARDO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– T.M. ha proposto due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza di cui in epigrafe, con la quale la Corte territoriale confermò la sentenza di primo grado, che – in accoglimento della domanda proposta nei suoi confronti da M.D. e C.E.

– ebbe a dichiarare l’intervenuto acquisto per usucapione della servitù di veduta esercitata, a carico del fondo del T., da una finestra aperta sull’immobile attoreo ed ebbe a condannare T.M. e T. Daniela all’arretramento, fino alla distanza di metri tre dalla detta veduta, della costruzione edificata in aderenza al muro confinante con l’abitazione degli attori;

– M.D. e C.E. hanno resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– va rigettata l’eccezione con la quale i controricorrenti hanno dedotto l’inammissibilità del ricorso per tardività dello stesso, essendo stato il ricorso proposto il 24.3.2016 (con la sua consegna all’ufficiale giudiziario per la notifica) e, perciò, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza impugnata, avvenuta il 27.1.2016;

– sia il primo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5) che il secondo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3) sono inammissibili, in quanto si risolvono in una critica di merito in ordine all’accertamento del fatto (sussistenza o meno di una grata alla finestra che avrebbe impedito la veduta) e alla valutazione delle prove testimoniali acquisite, accertamento e valutazione che sono insindacabili in sede di legittimità, quando – come nella specie la motivazione della sentenza impugnata (pp. 5-6) non è apparente nè manifestamente illogica (cfr. Cass., Sez. Un., n. 8053 del 07/04/2014);

– il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo;

– ricorrono i presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, per il raddoppio del versamento del contributo unificato.

PQM

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.000,00 (tremila) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 3 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 21 marzo 2017

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