Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7171 del 25/03/2010

Cassazione civile sez. III, 25/03/2010, (ud. 25/01/2010, dep. 25/03/2010), n.7171

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 11460-2005 proposto da:

STEROCLARO DI PETRUZZELLI STEFANO & C. SAS (OMISSIS) in persona

dell’amm.re e legale rappresentante pro tempore Sig. P.

S., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA DEL PARADISO 55,

presso lo studio dell’avvocato REVELLI FRANCESCA LUISA, rappresentata

e difesa dall’avvocato MANESCALCHI CARLO giusta delega in calce al

ricorso;

– ricorrenti –

contro

CENTER WATCH DI STEFANINA D’AMICO & C. SAS (OMISSIS);

– intimati –

avverso la sentenza n. 308/2004 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, 2^

SEZIONE CIVILE, emessa il 4/2/2004, depositata il 15/04/2004, R.G.N.

67/2001;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/01/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;

udito l’Avvocato FRANCESCA LUISA REVELLI per delega dell’Avvocato

CARLO MANESCALCHI;

udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott. IANNELLI

Domenico che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato il 16.5.98 la s.a.s. Center Watch, premesso che il Pretore di Genova con decreto ingiuntivo del 29.4.98, emesso ad istanza della s.a.s. Steroclaro di Petruzzelli Stefano & C., le aveva ingiunto il pagamento in favore di detta società di L. 5.708.623 per l’omessa prestazione del saldo riferito al 1996 per il corrispettivo riguardante la gestione di un reparto del punto vendita “Grand Central Station” di (OMISSIS), come da contratto di gestione di reparto del (OMISSIS) che prevedeva il pagamento di iniziali L. 24 milioni in corrispettivo al godimento del suddetto reparto, proponeva opposizione eccependo in primo luogo l’incompetenza del giudice adito, stante la clausola arbitrale contenuta nel contratto e contestando, in subordine, il merito della domanda e proponendo domanda riconvenzionale per la restituzione del deposito cauzionale, nonchè di altre somme da precisare in prosieguo.

L’opposta aderiva all’eccezione d’incompetenza: il Tribunale adito, ritenuto che trattatasi di controversia in materia d’affitto d’azienda soggetta al rito del lavoro, dichiarava improcedibile l’opposizione in quanto proposta con citazione non depositata in cancelleria nel previsto termine di legge di quaranta giorni.

L’opponente proponeva appello, resistito dall’opposta, e la Corte d’appello di Genova, con sentenza depositata il 15.4.04, in accoglimento del gravame, dichiarava improponibile la domanda proposta dalla Steroclaro con il ricorso monitorio del 27.4.98 e revocava il decreto ingiuntivo opposto.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Steroclaro, con cinque motivi, mentre nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimata.

La ricorrente ha depositato in atti anche una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 112 e 645 c.p.c. avendo la Corte genovese erroneamente ritenuto che la declaratoria di ufficio d’improcedibilità dell’opposizione all’ingiunzione fosse stata pronunciata dal primo giudice in violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.

Con il secondo motivo lamenta la violazione dell’art. 281 quater c.p.c. e art. 189 c.p.c., u.c. avendo la sentenza impugnata erroneamente negato che il primo giudice – pur in presenza di rimessione della causa al collegio o al Tribunale in composizione monocratica ai sensi dell’art. 187 c.p.c., commi 2 e 3 – avesse il potere di pronunciare su tutta la causa ed in particolare su una questione rilevabile d’ufficio.

Con il terzo motivo denuncia la violazione, sotto altro profilo, degli artt. 112 e 342 c.p.c. avendo la sentenza gravata erroneamente deciso sulla questione della mancata corrispondenza tra chiesto e pronunciato, di cui al primo motivo, pur non stata essa sottoposta al vaglio del giudice d’appello.

Con il quarto motivo deduce la violazione dell’art. 306 c.p.c. avendo la Corte di merito erroneamente ritenuto che essa ricorrente avesse implicitamente rinunziato ad avvalersi del decreto ingiuntivo.

Con il quinto motivo deduce infine la violazione degli artt. 414, 441 bis, 633, 641 e 647 c.p.c. non avendo i giudici d’appello tenuto conto dell’inammissibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo proposta con citazione depositata dopo la scadenza del termine di legge dei 40 gg..

I motivi, che possono esaminarsi in modo congiunto stante la loro stretta connessione, vanno accolti.

1. Ed invero, quanto al primo motivo, la ricorrente ha correttamente eccepito l’erroneità dell’affermazione della sentenza impugnata, secondo cui il principio della rilevabilità ex officio dell’improcedibilità dell’opposizione ex art. 645 c.p.c. avrebbe dovuto coordinarsi con quello della corrispondenza tra il chiesto ed pronunciato, invocato quest’ultimo implicitamente dall’appellante Center Watch laddove aveva definito abnorme, nell’atto d’appello, la pronunzia che aveva disatteso le convergenti conclusioni delle parti sulla competenza arbitrale.

Infatti, la procedibilità dell’opposizione costituisce una questione pregiudiziale, l’accertamento della cui esistenza si pone ineluttabilmente quale condizione primaria per l’esercizio del dovere del giudice di pronunciarsi sul merito della domanda o, quanto meno, sulle altre questioni pregiudiziali o preliminari di merito (v. art. 187 c.p.c., commi 2 e 3).

Ne consegue che la rilevabilità d’ufficio dell’improcedibilità dell’opposizione, per essere stata essa proposta oltre il termine di cui all’art. 641 c.p.c. va pronunciata dal giudice anteriormente all’esame di ogni altra questione pregiudiziale o preliminare, che pur sia stata dedotta in giudizio, senza che in ciò possa ravvisarsi una violazione del principio di cui all’art. 112 c.p.c..

2. Va condiviso anche quanto dedotto con il secondo motivo, e cioè che, allorquando la causa venga rimessa al Collegio (o al Tribunale in composizione monocratica) ai sensi dell’art. 187 c.p.c., commi 2 e 3. tale rimessione investe il Collegio o il giudice monocratico dell’intera causa (art. 189 c.p.c., comma 2), con la conseguenza che, così investiti, i medesimi acquistano la piena facoltà di pronunciarsi sulle questioni rilevabili d’ufficio.

Ne deriva che nel caso di specie il Tribunale genovese aveva il pieno potere di pronunciare sull’improcedibilità dell’opposizione al decreto ingiuntivo in quanto tardivamente proposta.

3. Giustamente la ricorrente si duole del rilievo, contenuto nella sentenza gravata, secondo il quale la medesima, nell’aderire all’eccezione di competenza arbitrale, avrebbe rinunciato “implicitamente” ad avvalersi del decreto ingiuntivo opposto.

Tale illazione è, infatti, del tutto arbitraria ed ingiustificata e comunque è in palese contrasto con le stesse conclusioni formulate dalle parti all’udienza di precisazione delle conclusioni nel giudizio di primo grado.

4. Il ricorso va, pertanto, accolto, con conseguente cassazione senza rinvio della sentenza impugnata.

Ricorrendone i presupposti di cui all’art. 384 c.p.c., comma 2 può decidersi la causa nel merito e, quindi, dichiarare improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dalla Center Watch, mentre ricorrono giusti motivi, stante la natura delle questioni affrontate e decise, per compensare integralmente tra le parti le spese dell’intero processo.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa senza rinvio la sentenza impugnata e, pronunciando nel merito, dichiara improcedibile l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta dalla soc. Center Watch. Dichiara interamente compensate tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, il 25 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2010

 

 

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