Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7160 del 13/03/2020

Cassazione civile sez. I, 13/03/2020, (ud. 23/01/2020, dep. 13/03/2020), n.7160

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso proposto da:

S.A.I., rappr. e dif. dall’avv. Marco Esposito,

marcoesposito1.avvocatinapoli.legalmail.it, elett. dom. presso lo

studio dello stesso in Napoli, via Toledo n. 106, come da procura

spillata in calce all’atto;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro p.t.;

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI;

– intimati –

per la cassazione della sentenza App. Napoli 14.6.2018, n. 2958/2018,

in R.G. 4408/2017, rep. 3167/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere relatore Dott.

Massimo Ferro alla camera di consiglio del 23.1.2020;

il Collegio autorizza la redazione del provvedimento in forma

semplificata, giusta decreto 14 settembre 2016, n. 136/2016 del

Primo Presidente.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Rilevato che:

1. S.A.I. impugna la sentenza App. Napoli 14.6.2018, n. 2958/2018, in R.G. 4408/2017, rep. 3167/2018 che ha rigettato l’appello avverso l’ordinanza Trib. Napoli 9.6.2017 reiettiva del ricorso avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, la quale aveva escluso i presupposti per la dichiarazione dello status di rifugiato, la protezione sussidiaria e altresì quella umanitaria con concessione del permesso di soggiorno;

2. la corte ha: a) negato la sussistenza dei motivi di persecuzione già nel racconto del richiedente, fuggito dal Ghana per timore di non specificate violenze e ingiusta detenzione, in realtà non riferite ad alcuna puntuale circostanza, al pari del vago richiamo ad una banda armata e all’assunzione, con essa, di parte debole, così negando un grado idoneo di sufficiente allegazione fattuale; b) escluso la protezione sussidiaria, per mancato riscontro e omessa allegazione di un rischio alla vita o alla persona per effetto di un conflitto locale generalizzato, d’altronde escluso da fonti pubbliche consultabili; c) ritenuto insussistente il diritto alla protezione umanitaria, per insufficiente prova dell’integrazione raggiunta e impossibile contestualizzazione dell’impedimento nel Paese d’origine dei diritti fondamentali;

3. il ricorso descrive un unico complesso motivo di censura.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Considerato che:

1. si contesta, anche come vizio di motivazione, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2-3, 14 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 restringendo la censura al diniego della concessione della protezione sussidiaria e di quella umanitaria, per avere la corte omesso di motivare sullo stato della giustizia in Ghana e la situazione d’integrazione in Italia del richiedente;

2. il ricorso è inammissibile, per tardività della sua proposizione; il ricorrente, con esplicito riferimento alla mera data di pubblicazione della sentenza impugnata (14 giugno 2018), documenta di avere proceduto alla notifica in via telematica dell’odierno ricorso con accettazione del relativo sistema solo alle ore 00:03:11 del giorno 15 gennaio 2019 e consegna in casella all’Avvocatura dello Stato (la notifica al primo dei due intimati) alle successive ore 00:03:53 dello stesso 15 gennaio 2019, dunque oltre la scadenza del 14 gennaio 2019;

3.non appare così rispettato il termine di sei mesi di cui all’art. 327 c.p.c.; da un lato, va ribadito che “in tema di notificazione con modalità telematiche, il D.L. n. 179 del 2012, art. 16 septies conv. con modif. dalla L. n. 221 del 2012, si interpreta nel senso che la notificazione richiesta, con rilascio della ricevuta di accettazione dopo le ore 21,00, ai sensi della L. n. 53 del 1994, art. 3 bis, comma 3, si perfeziona alle ore 7,00 del giorno successivo” (Cass. 21445/2018, 393/2019), con il correttivo della scissione soggettiva circa il giorno della notifica, che resta, per il notificante, il medesimo se l’adempimento – generazione dell’accettazione – sia avvenuto entro le ore 24 e diviene, per il destinatario, il giorno successivo; nemmeno si può dire infatti che la richiesta di notifica con modalità telematiche sia avvenuta dunque l’ultimo giorno utile, e sia pur oltre le ore 21,00 con applicazione – ai sensi della L. Fall., art. 147 e tenuto conto della sentenza n. 75/2019 della Corte costituzionale – della regola di efficacia dal giorno seguente, ma solo per il destinatario, proprio perchè la stessa richiesta è avvenuta, da parte del notificante, quando era già iniziato il giorno 15 gennaio 2019 e, a maggior ragione, a tale giorno appartiene la consegna, ancora successiva;

4.1a conseguenza così enunciata, dall’altro lato, tiene conto della sospensione dei termini feriali, dando continuità al principio per cui “la disciplina introdotta con il D.L. n. 13 del 2017, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 46 del 2017, si applica, ai sensi dell’art. 21, comma 1 citato decreto, alle controversie instaurate successivamente al 18.8.2017… conseguentemente, per la proposizione del ricorso per cassazione avverso le sentenze di appello rese su ricorsi originariamente introdotti anteriormente a quella data si applica la precedente disciplina (anche riguardo alla sospensione dei termini durante il periodo feriale)” (Cass. 30970/2019, 30040/2019); si tratta di indirizzo che ha fissato lo spartiacque processuale avuto riguardo a “ricorsi avverso le decisioni delle commissioni territoriali emesse e comunicate (o notificate) anteriormente alla data del 17 agosto 2017, essendo la vigenza della nuova disciplina legislativa processuale differita a tale data” (Cass. 22304/2019);

il ricorso va dunque dichiarato inammissibile e sussistono i presupposti per il cd. raddoppio del contributo unificato (Cass.9660/2019, 25862/2019).

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi DDEL D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 marzo 2020

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