Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7156 del 29/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 29/03/2011, (ud. 10/03/2011, dep. 29/03/2011), n.7156

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – rel. Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 28554/2008 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore in carica,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrente –

contro

SPORT VOGUE SAS DI SAVINO PAOLO (OMISSIS), in persona del suo

legale rappresentante, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI

SANTA COSTANZA 46, presso lo studio dell’avvocato MANCINI LUIGI,

rappresentata e difesa dall’avvocato SABBATINO Edoardo, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 161/2007 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di NAPOLI del 5/10/07, depositata l’11/10/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/03/2 011 dal Presidente Relatore Dott. FERNANDO LUPI;

è presente l’Avvocato Generale in persona del Dott. DOMENICO

IANNELLI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte, ritenuto che è stata depositata in cancelleria la seguente relazione a sensi dell’art. 380 bis c.p.c.: “La CTR della Campania ha rigettato l’appello dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di Sport Vogue s.a.s.. Ha motivato la decisione affermando che la L. n. 212 del 2000, art. 3, prevalesse sulla L. n. 289 del 2002, art. 62, ritenendo perciò illegittima la concessione di un termine minore dei 60 giorni per l’invio del CVS e, conseguentemente, che il ritardato invio del predetto modello non determinasse decadenza dal credito di imposta.

Ha proposto ricorso con quattro motivi l’Agenzia delle Entrate, resiste con controricorso la società.

Va rigettata l’eccezione di tardività del ricorso per cassazione in quanto per le notificazioni a mezzo posta il termine va calcolato con riferimento alla consegna dell’atto all’ufficio postale e non da quando il medesimo perviene alla parte.

Precede l’esame del terzo motivo con il quale si contesta l’illegittimità dell’art. 62 citato e la prevalenza su di esso della norma dello statuto del contribuente. Il motivo è fondato. Ha ritenuto questa Corte con le sentenze n. 3578 e 19276 del 2009:

“L’imprenditore ammesso a beneficiare, ai sensi della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, dei contributi, concessi sotto forma di credito d’imposta, per l’effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, decade da tale beneficio ove abbia omesso di presentare (come previsto dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. e), nel termine del 28 febbraio 2003, la comunicazione telematica avente ad oggetto le informazioni sul contenuto e la natura dell’investimento effettuato (cosiddetto “modello CVS”) essendo il suddetto termine previsto dall’art. 62 cit., a pena di decadenza, e non avendo, altrimenti, alcun senso la sua previsione ove il beneficio del contributo fosse subordinato alla realizzazione dell’investimento, e non anche all’invio della comunicazione telematica”.

“In tema di contributi concessi sotto forma di credito d’imposta dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, per l’effettuazione di nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, l’inosservanza del termine – inizialmente individuato nel 31 gennaio 2003 dal D.L. 12 novembre 2002, n. 253, art. 1, comma 1, lett. a, n. 2, e poi definitivamente fissato al 28 febbraio 2003 dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. e – entro il quale i soggetti che hanno conseguito il diritto al contributo anteriormente alla data dell’8 luglio 2002 devono comunicare all’Agenzia delle entrate i dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, nonchè quelli ulteriori eventualmente stabiliti con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, comporta la decadenza dal beneficio, non assumendo alcun rilievo circostanza che il provvedimento del Direttore sia stato emesso in data tale da non consentire al contribuente di disporre, rispetto alla predetta scadenza, del termine di sessanta giorni previsto dalla L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3, comma 3 (c.d. Statuto del contribuente) per le norme che introducono adempimenti tributari, in quanto l’interessato è stato posto nella situazione giuridica oggettiva di conoscibilità della scadenza del termine per adempiere il suo onere di comunicazione fin dal 13 novembre 2002, data di pubblicazione del D.L. n. 253 del 2002, ed il predetto termine legale non è comunque superabile con una diversa previsione temporale di natura amministrativa. Gli altri motivi sono assorbiti”.

Rilevato che la relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata alle parti costituite;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condividendo i motivi in fatto e in diritto della relazione, ritiene che ricorra l’ipotesi prevista dall’art. 375 c.p.c., n. 5, della manifesta fondatezza del ricorso e che, pertanto, la sentenza impugnata vada cassata, che la causa possa essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo della contribuente;

che le spese del giudizio di legittimità devono seguire la soccombenza, mentre le incertezze della giurisprudenza consigliano di compensare quelle dei gradi di merito.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta il ricorso introduttivo della contribuente, compensa le spese dei gradi di merito e condanna la soccombente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 1.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 29 marzo 2011

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