Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7132 del 12/03/2021

Cassazione civile sez. III, 12/03/2021, (ud. 11/11/2020, dep. 12/03/2021), n.7132

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 33723/2019 proposto da:

H.M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE

ANGELICO 38, presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE RICONOSCIMENTO PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI

SIRACUSA;

– intimata –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 507/2019 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 05/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

11/11/2020 dal Consigliere Dott. CRICENTI GIUSEPPE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il ricorrente H.M.A. è cittadino pakistano ed ha raccontato di essere fuggito dal suo paese in quanto minacciato di morte dal gruppo integralista sunnita per il fatto di insegnare in una scuola sciita, pur essendo egli stesso sunnita, ma la commissione territoriale non ha creduto al suo racconto ed ha rigettato le richieste di protezione internazionale e umanitaria avanzate dal ricorrente.

Allo stesso modo hanno deciso il Tribunale in primo grado e poi la corte di appello. Quest’ultima, quanto alla credibilità del racconto, ha evidenziato ciò che il tribunale aveva già messo in conto: che era inverosimile che gli sciiti facessero insegnare cultura pakistana in una loro scuola un sunnita. Ad ogni modo, la corte esclude la protezione sussidiaria ritenendo non esistente nella regione del Punjab alcun conflitto generalizzato armato ed inoltre esclude la protezione umanitaria posto che la complessiva inattendibilità non dà conto di uno sradicamento significativo dal territorio di origine.

H. ricorre con tre motivi. V’è atto di costituzione del Ministero.

Diritto

RAGIONI DELLA DECSIONE

p..- Il primo motivo denuncia violazione della L. n. 251 del 2007, art. 3.

Ritiene il ricorrente che la corte di appello abbia disatteso il senso di tale norma nella parte in cui prevede che lo straniero possa essere ritenuto credibile anche se non riesce a fornire le prove del suo racconto, purchè tuttavia ciò che riferisce superi il vaglio dei criteri indicati nella norma (la coerenza, lo sforzo computo, ecc.).

Il motivo è inammissibile.

La corte infatti non ha preteso che il ricorrente allegasse le prove del suo racconto, ma lo ha ritenuto inverosimile, per l’appunto, intrinsecamente per via della circostanza che non appare credibile che gli sciiti facciano insegnare nella loro scuola un sunnita.

p..- Il secondo ed il terzo motivo possono valutarsi congiuntamente.

Il secondo motivo denuncia omesso esame di una circostanza rilevante, ossia la situazione generale del Pakistan sia ai fini della credibilità del racconto, onde suffragarlo con il clima di scontro etnico ivi presente, sia ai fini della protezione sussidiaria.

Il terzo motivo è la specificazione del secondo, nella misura in cui denuncia violazione della L. n. 251 del 2007, art. 14, per l’errata interpretazione delle COI.

La corte ha citato, ad escludere la situazione di conflitto generalizzato, il rapporto EASO del 2018, ma senza riportarne il contenuto.

Il ricorrente, che invece lo trascrive integralmente, ritiene che dal quel rapporto si possa ricavare una situazione affatto diversa.

I motivi sono infondati.

Invero dal rapporto Easo citato dalla corte e riportato dal ricorrente non si ricava l’esistenza di un conflitto armato generalizzato, bensì il ricorrere di attacchi terroristici singoli e limitati nel territorio, di episodi di violenza anche essi non generalizzati, nonchè del tentativo a volte proficuo delle forze dell’ordine di rimediare a questi episodi.

Occorre invero, ai fini della protezione sussidiaria, che vi sia un conflitto armato generalizzato, e non semplicemente una situazione caratterizzata da episodi circoscritti di violenza.

p..- Quarto e quinto motivo attengono alla protezione umanitaria.

Anche essi pongono questioni comuni.

Il quarto motivo denuncia violazione della L. n. 251 del 2007, artt. 5 e ss. e L. n. 25 del 2008, art. 8 e rimprovera alla corte di non avere adeguatamente valutato la situazione economica del Pakistan ai fin del riconoscimento di ragioni ostative al rimpatrio.

Il quinto motivo denuncia violazione della L. n. 286 del 1998, artt. 6 e 19.

Pone lo stesso problema: una scarsa considerazione della situazione del Pakistan ed in particolare delle condizioni economiche che lo caratterizzano, ostative ad un rimpatrio del ricorrente.

I motivi sono infondati.

La ratio della decisione impugnata è nella circostanza che non può darsi un giudizio di vulnerabilità all’esito della comparazione tra l’integrazione e la situazione del Pakistan, che dunque viene effettuata dalla sentenza, la quale con giudizio in fatto, non sindacabile qui sotto questo aspetto, ha altresì ritenuto insufficiente l’integrazione in Italia ai fini di quel giudizio di comparazione.

PQM

La corte rigetta il ricorso. Nulla spese. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 11 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 12 marzo 2021

 

 

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