Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7121 del 20/03/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 20/03/2017, (ud. 07/12/2016, dep.20/03/2017),  n. 7121

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16224-2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

S.G. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA NAPOLEONE III 28, presso lo studio dell’avvocato DANIELE LEPPE,

rappresentato e difeso dall’avvocato SERGIO BELLOTTI, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1132/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 08/06/2010 r.g.n. 11334/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/12/2016 dal Consigliere Dott. CINQUE GUGLIELMO;

udito l’Avvocato ANNA BUTTAFOCO per delega verbale Avvocato LUIGI

FIORILLO;

udito l’Avvocato GIOVANNI SOLIANI per delega verbale SERGIO BELLOTTI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CERONI FRANCESCA, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso per

quanto di ragione.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con la sentenza n. 1132/2010 la Corte di appello di Roma, in riforma della pronuncia emessa dal Tribunale capitolino, ha dichiarato la nullità del termine apposto al contratto stipulato da Poste Italiane spa e S.G. dal 30.6.2005 al 20.9.2005, con conversione del rapporto a tempo indeterminato; ha dichiarato, altresì, la prosecuzione giuridica del rapporto dopo il 20.9.2005 e ha condannato la società a risarcire il danno al lavoratore in misura pari alle retribuzioni spettanti dalla cessazione del rapporto, oltre accessori.

2. A fondamento della decisione i giudici di seconde cure hanno ritenuto che le “ragioni di carattere sostitutivo, correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale…. assente con diritto alla conservazione del posto” non fossero state adeguatamente specificate in modo tale da rendere ragionevole l’apposizione del termine sulla scorta della sola lettura del testo stesso.

3. Per la cassazione propone ricorso Poste Italiane spa affidato a quattro motivi.

4. Resiste con controricorso S.G. che deposita memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Il Collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14.9.2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

6. Con il primo motivo la società denunzia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3) in relazione al D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, nonchè la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e ss c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) e la contraddittorietà e omessa pronuncia in ordine ad un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5). In particolare sostiene che, nella vigenza del D.Lgs n. 368 del 2001, non era più necessario che già nel contratto fossero indicati i riscontri concreti, i dati specifici che sostanziavano la ragione giustificatrice e tanto meno le fonti di prova della stessa: elementi questi che avrebbero potuto essere oggetto di allegazione e di indagine nel corso del giudizio in cui fosse stata contestata la effettiva esistenza della causale, purchè questa fosse già identificata in modo certo nel contratto. E nel caso di specie, nella lettera di assunzione, erano state specificate: a) la ragione sostitutiva identificata nell’assenza del personale; b) le mansioni di applicazione del dipendente; la durata del contratto; il luogo/ufficio di applicazione.

7. Con il secondo motivo la ricorrente si duole della insufficiente motivazione in ordine ad un fatto controverso e decisivo per il giudizio e, cioè, in ordine alla ammissibilità e rilevanza degli articolati capitoli di prova non ritenuti meritevoli di accoglimento così come in relazione al mancato ricorso ai poteri di ufficio ex art. 421 c.p.c..

8. Con il terzo motivo viene censurata l’insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 c.p.c., n. 5), la violazione e falsa applicazione dell’art. 12 disp. legge in gen., art. 1419 c.c., D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e art. 115 (art. 360 c.p.c., n. 3). La società lamenta, in via subordinata, l’erroneità delle pretese conseguenze della illegittimità del termine con riferimento alla disposta conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

9. Con il quarto motivo si denunzia la violazione ed erronea applicazione degli artt. 1206, 1207, 1217 e 1218 c.c., art. 1219, 1223, 2094, 2099 e 2697 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3) per avere la Corte di appello statuito che, oltre alla prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato, conseguisse l’obbligo retributivo a carico del datore di lavoro dalla data di asserita messa in mora e non, invece, dal momento dell’effettiva ripresa dal servizio.

10. Invoca, infine, l’applicazione dello ius superveniens costituito dalla L. n. 183 del 2010, art. 32.

11. Il primo motivo è fondato.

12. La questione, sottesa allo stesso, è stata già affrontata dalla giurisprudenza di questa Corte che l’ha condivisibilmente risolta con l’enunciazione del principio secondo cui, in tema di assunzione a termine di lavoratori subordinati per ragioni di carattere sostitutivo, alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 214 del 2009, con cui è stata dichiarata infondata la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs n. 368 del 2001, art. 1 comma 2, l’onere di specificazione delle predette ragioni è correlato alla finalità di assicurare la trasparenza e la veridicità della causa dell’apposizione del termine e la rimmodificabilità della stessa nel corso del rapporto.

13. Nelle situazioni aziendali complesse, pertanto, in cui la sostituzione non è riferita ad una singola persona ma ad una funzione produttiva specifica, occasionalmente scoperta, l’apposizione del termine deve considerarsi legittima se l’enunciazione dell’esigenza di sostituire lavoratori assenti, da sola insufficiente ad assolvere l’onere di specificazione delle ragioni stesse, risulti integrata dall’indicazione di elementi ulteriori (quali l’ambito territoriale di riferimento, il luogo della prestazione lavorativa, le mansioni dei lavoratori da sostituire, il diritto degli stessi alla conservazione del posto di lavoro) che consentano di determinare il numero dei lavoratori da sostituire, ancorchè non identificati nominativamente, ferma restando in ogni caso la verificabilità della sussistenza effettiva del prospettato presupposto di legittimità (tra le altre Cass. sent. n. 1576/2010; sent. n. 4267/2011).

14. Nel caso in esame il contratto individuale, come riconosciuto dallo stesso controricorrente (pag. 2 controricorso), richiamava: a) l’inquadramento del personale assente (Area Operativa); b) le mansioni dal medesimo svolte (addetto al servizio di recapito); c) le ragioni della sostituzione (assenza con diritto alla conservazione del posto di lavoro); d) l’unità produttiva di riferimento (Polo corrispondenza Lazio); e) il periodo di riferimento (30.6.2005 – 20.9.2005).

15. Appare, quindi, incongrua e priva di adeguata motivazione, in relazione ai principi sopra enunciati, la valutazione fatta dalla Corte di merito circa l’assenza di specificità della causale apposta al contratto di lavoro a termine in discussione, non avendo in particolare i giudici del merito tenuto conto del fatto che il concetto di specificità deve essere collegato a situazioni aziendali non più standardizzate, ma obiettive, con riferimento alle realtà specifiche in cui il contratto viene ad essere calato.

16. In definitiva, il primo motivo va accolto; l’esame degli altri resta assorbito.

17. La sentenza impugnata deve, quindi, essere cassata in relazione alla censura accolta e la causa va rinviata alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione che procederà a nuovo esame conformandosi agli indicati principi di diritto e provvederà, altresì, sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 7 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 20 marzo 2017

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