Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 712 del 13/01/2017

Cassazione civile, sez. trib., 13/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.13/01/2017),  n. 712

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – rel. Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 20912-2010 proposto da:

TECNOFLOR SRL in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA C. FRACASSINI 18, presso lo

studio dell’avvocato ROBERTO VENETTONI, rappresentato e difeso

dall’avvocato VITO PETRAROTA giusta delega in calce;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFICIO DI BARI (OMISSIS) in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

sul ricorso 21481-2012 proposto da:

L.F. nella persona di socio amministratore,

C.F., TECNOFLOR SRL in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA FRACASSINI 18, presso

lo STUDIO VENETTONI BAILO, rappresentati e difesi dall’avvocato VITO

PETRAROTA giusta delega a margine;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI BARI UFFICIO CONTROLLI

in persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2/2010 della COMM.TRIB.REG. di BARI,

depositata l’11/01/2010 e avverso la sentenza n. 32/2012 depositata

il 15/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

08/11/2016 dal Consigliere Dott. LAURA TRICOMI;

udito per i ricorrenti l’Avvocato PETRAROTA che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata che ha concluso per l’accoglimento per quanto di

ragione del 1 motivo, assorbiti il 2 e 3 del ricorso r.g. 20912/10,

nonchè assorbito esame ricorso r.g. 21481/12 in subordine

accoglimento per quanto di ragione e riunione dei ricorsi.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. RGN 20912/2010.

A seguito di verifica ispettiva presso la società Tecnoflor SRL, l’Agenzia delle entrate operava una variazione in aumento sul reddito netto negativo dichiarato per l’anno di imposta 2004, avendo accertato un importo inferiore delle rimanenze finali e minori costi rispetto ai valori dichiarati dalla contribuente, e quantificava un maggior reddito di impresa, con le connesse maggiori imposte ai fini IVA, IRES ed IRAP e sanzioni.

Il ricorso della contribuente era parzialmente accolto in primo grado, con una rideterminazione del reddito d’impresa pari ad Euro 20.000,00.

Proposto appello principale dalla contribuente ed appello incidentale dall’ufficio, la CTR, con la sentenza n. 2/11/10, depositata l’11.01.2010 e non notificata, accoglieva parzialmente l’appello principale. Dopo aver affermato che la rettifica delle rimanenze finali non incideva sul reddito di impresa ma comportava una maggiore IVA non versata, la rideterminava nella misura di Euro 13.260,00,

calcolandola sui ricavi (il 20% di Euro 66.301,00), IRES esclusa, con applicazione delle sanzioni.

La contribuente ricorre per cassazione affidandosi a tre motivi; l’intimata Agenzia delle entrate non svolge difese.

2. RGN 21481/2012.

Con sentenza n. 32/14/12, depositata il 15.02.2012 e non notificata, la CTR della Puglia, accogliendo l’appello dell’Ufficio, confermava la cartella di pagamento emessa nei confronti della società Tecnoflor SRL a titolo provvisorio, in presenza di un ricorso avverso un avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 2004, in base al ruolo ordinario reso esecutivo in data 4.12.2008, e notificata anche al rappresentante legale quale obbligato in solido.

Secondo il giudice di appello l’impugnazione della cartella era inammissibile perchè proposta non per vizi propri della cartella, ma avverso il merito dell’avviso di accertamento. Era altresì infondata, stante la correttezza dell’Amministrazione nella quantificazione dell’importo richiesto, giacchè, una volta intervenuta la sentenza della CTP n. 55/11/09, depositata il 25.02.2009, in parziale accoglimento dell’impugnazione avverso l’avviso di accertamento, l’Ufficio aveva provveduto a rideterminare l’importo richiesto in riscossione in pendenza di giudizio.

La società contribuente, il legale rappresentante C.F. ed il socio amministratore L.F. ricorrono per cassazione affidandosi a cinque motivi, ai quali replica la Agenzia delle entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi n. 21481/2012 e n. 20912/2010, che vertono su attività impositiva e di riscossione dei tributi in pendenza del processo connesse in quanto conseguenti alla medesima attività accertativa.

RGN 20912/2010.

2.1.1. Con il primo motivo la società contribuente denuncia la nullità della gravata sentenza ai sensi dell’art. 156 c.p.c., comma 3, per motivazione contraddittoria ed illogica nonchè per contraddittorietà tra motivazione e dispositivo (art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5). La ricorrente sostiene che il giudice di appello, dopo avere dichiaratamente condiviso il percorso logico/giuridico seguito nella sentenza di primo grado rispetto alla qualificazione delle presunzioni utilizzate dall’Ufficio come “semplici” ed alla quantificazione della percentuale di sfrido del 20%, ritenuta opinabile, aveva comunque utilizzato proprio il computo delle rimanenze sviluppato dall’Ufficio per determinare la base imponibile e per il calcolo della maggiore IVA dovuta.

Da ciò desume la contraddittorietà e la illogicità della motivazione e la contraddittorietà tra dispositivo di motivazione.

2.1.2. Con il secondo motivo la società denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. in tema di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Sostiene che il giudice di appello avrebbe dovuto solo accertare, sulla base dell’impugnazione, la legittimità o meno dell’avviso di accertamento impugnato e non già procedere alla quantificazione della maggiore IVA condannando la parte privata al suo pagamento.

2.1.3. Con il terzo motivo la società denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 16 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) sostenendo che il giudice di appello, nel rettificare la maggior IVA dovuta, aveva illegittimamente applicato l’aliquota del 20%, laddove avrebbe dovuto applicare quella del 10%, ai sensi della norma invocata, rientrando l’attività della contribuente nella commercializzazione di piante ornamentali (tabella A), punto 13 e 14.

2.2.1. Il primo motivo è fondato e va accolto sotto il profilo della contraddittorietà della motivazione, assorbito il resto. Invero la sentenza impugnata conferma il percorso logico/giuridico, critico verso il criterio di calcolo delle rimanenze utilizzato dall’Ufficio mediante la determinazione della percentuale di sfrido, seguito in primo grado e tuttavia, contraddittoriamente, utilizza direttamente il risultato aritmetico conseguente a tale calcolo senza fornire alcuna argomentazione esplicativa in merito.

2.2.2. L’esame dei motivi secondo e terzo è assorbito dall’accoglimento del primo motivo.

RGN 21481/2012.

3.1.1. Con il primo motivo, svolto su due profili, si denuncia la insufficiente motivazione della sentenza sulle ragioni per cui è stata ritenuto inammissibile il ricorso in primo grado, avendo omesso la CTR di valutare fatti controversi e decisivi individuati nella circostanza che la cartella imponeva il pagamento di imposte – a dire dei ricorrenti – non dovute (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) e la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 per avere ritenuto inammissibile il ricorso in quanto non proposto per vizi propri della cartella, ma avverso il merito dell’avviso di accertamento presupposto, ritenuto erroneamente definitivo (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), laddove, nel caso di specie, questo era ancora sub iudice.

3.1.2. Con il secondo motivo si denuncia la violazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 15 e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68 (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), nonchè la insufficiente motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Secondo i ricorrenti la CTR ha applicato in modo erroneo ed illegittimo l’art. 68 cit. per la quantificazione dell’IRES e dell’imposta sostitutiva, addebitandole per l’intero e non nella misura dei due terzi, e l’art. 15 cit., iscrivendo a ruolo IVA ed IRAP nella misura del 50%, invece che nella misura di un terzo; sostengono altresì che le due norme sono incompatibili tra loro e che l’art. 15 cit. si applica alla riscossione del tributo in fase amministrativa.

3.1.3. Con il terzo motivo si denuncia la violazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, degli artt. 3, 24 e 97 Cost. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), e la omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

Secondo i ricorrenti la CTR ha errato nel non rilevare il difetto di motivazione della cartella in violazione di legge e nel non motivare sul punto, oggetto di specifica doglianza.

3.1.4. Con il quarto motivo si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 49 e ss. dell’art. 327 c.p.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) e la nullità della sentenza (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4).

Secondo la ricorrente l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate era tardivo, in quanto notificato in data 16.02.2011, oltre il termine di un anno e 46 giorni dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado e la CTR non aveva rilevato d’ufficio, come suo onere, l’inammissibilità o irricevibilità del ricorso, incorrendo nella violazione di legge, e, sul piano motivazionale, aveva omesso di valutare tale circostanza.

La tardività dell’appello, inoltre, secondo i ricorrenti ha determinato la definitività della sentenza di primo grado, con conseguente nullità della sentenza di secondo grado per elusione del giudicato.

3.1.5. Con il quinto motivo si denuncia la omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) costituito – secondo la prospettazione delle parti private – dalla carenza di interesse all’appello da parte dell’Agenzia delle entrate, in conseguenza della emissione della sentenza della CTR della Puglia n. 2/11/10, che le aveva consentito di iscrivere a ruolo il 100% di quanto da quest’ultima deciso.

3.2.1. Il primo motivo è fondato e va accolto per quanto di ragione.

Osserva la Corte che la CTR, a conclusione di una articolata ricostruzione delle vicende processuali concernenti da un lato l’avviso di accertamento (oggetto dell’odierno ricorso RGN 20912/2010) e dall’altro la cartella di pagamento (oggetto dell’odierno ricorso RGN 21481/2012) ha affermato che i ricorrenti non erano stati soddisfatti dal provvedimento di sgravio della cartella adottato dall’Ufficio sulla scorta della decisione della CTP n. 55/11/09, che aveva determinato il reddito di impresa nella minor somma di Euro 20.000,00, perchè lo sgravio non aveva riguardato anche l’IVA e l’IRAP, rimarcando, tuttavia, che la CTP non aveva fatto alcun accenno a tali imposte nella sua decisione e che, di conseguenza, il comportamento dell’Ufficio era legittimo.

Orbene proprio questa statuizione è oggetto della censura motivazionale, in quanto – a detta dei ricorrenti – con la sentenza n. 55/11/09 era stato accertato solo un maggior reddito di impresa nella misura di Euro 20.000,00 e non anche un maggior volume di affari o un maggior volume netto di produzione, di guisa che non erano più dovute nè maggior IVA, nè maggior IRAP e la cartella era stata illegittimamente emessa anche per imposte non più dovute e perciò impugnata.

A fronte di questo contrasto interpretativo circa il contenuto della sentenza della CTR n. 55/11/09 e le pretese impositive perduranti a seguito del primo grado di giudizio e fondati la iscrizione a ruolo confluita nella cartella, la sentenza impugnata motiva in modo assertivo ed insufficiente circa l’inammissibilità del ricorso in primo grado e, pur decidendo nel merito, non illustra i passaggi argomentativi sulla scorta dei quali ha inteso confutare questo specifico assunto delle parti private.

L’accoglimento del motivo sotto il primo profilo, comporta l’assorbimento del secondo profilo di doglianza.

3.2.2. Il quarto motivo è infondato.

Si deve osservare che il principio della scissione soggettiva del momento perfezionativo del procedimento notificatorio per il notificante ed il destinatario, che si impone ogni qual volta dall’individuazione della data di notificazione possano discendere decadenze, o altri impedimenti, distintamente a carico dell’una o dell’altra, comporta che la verifica della tempestività della notifica avvenga sulla scorta della data di consegna o spedizione parte del notificante e non della data di ricezione (Cass. SSUU n. 13970/2004).

Nel caso in esame i ricorrenti indicano la data della relata (16 febbraio) e la controricorrente chiarisce, senza che sul punto vi sia stata contestazione, che la consegna dei plichi all’Ufficio postale avvenne in data 14 febbraio e, quindi, tempestivamente.

3.2.3. I motivi secondo, terzo e quinto sono assorbiti in conseguenza dell’accoglimento del primo motivo.

4.1. In conclusione, il ricorso n. 20912/2010 va accolto sul primo motivo, assorbiti i motivi secondo e terzo, ed il ricorso n.21481/2012 va accolto sul primo motivo, infondato il quarto motivo ed assorbiti gli altri; le sentenze impugnate vanno cassate e rinviate alla CTR della Puglia in altra composizione per il riesame sui motivi accolti alla luce dei principi espressi, per una compiuta motivazione e per la statuizione anche sulle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte di Cassazione, sui ricorsi riuniti:

accoglie il ricorso n. 20912/2010 sul primo motivo, assorbiti i motivi secondo e terzo, ed accoglie il ricorso n. 21481/2012 sul primo motivo, infondato il quarto ed assorbiti gli altri motivi;

– cassa le sentenze impugnate e rinvia alla CTR della Puglia in altra composizione per il riesame e per la statuizione anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 8 novembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 13 gennaio 2017

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