Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7090 del 24/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2010, (ud. 17/02/2010, dep. 24/03/2010), n.7090

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PAPA Enrico – Presidente –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. MARINUCCI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

sig.ra K.M., nata a (OMISSIS), residente in

(OMISSIS) e sig.ra

K.G., nata a

(OMISSIS), entrambe

rappresentate e difese, sia congiuntamente che disgiuntamente,

dall’avv. MOCCIA Elvio Walter del Foro di Bolzano e dall’avv. Fabio

Gullotta del Foro di Roma, ed elettivamente domiciliate in Roma,

presso lo studio di quest’ultimo, via Ronciglione n. 3;

– ricorrenti –

contro

COMUNE di BOLZANO, in persona del Signor Sindaco pro tempore,

rappresentato e difeso, congiuntamente e disgiuntamente, dagli avv.ti

Giudiceandrea Bianca M., Marco Cappello (patrocinante in Cassazione)

del Foro di Bolzano e dall’avv. Claudio Bartolucci (patrocinante in

Cassazione) del Foro di Roma, con domicilio eletto presso lo studio

legale dell’avv. Giampiero Placidi, sito in Roma, via Barberini 86,

in forza della deliberazione di autorizzazione della Giunta comunale

dd. 14.06.2005;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 50/1/04, pronunciata dalla Commissione

Tributaria di secondo grado di Bolzano, Sez. 01, il 21 dicembre 2004,

depositata il 7 aprile 2005 e notificata alle ricorrenti il

21.04.2005;

Udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

17/02/2010 dal Relatore Cons. Dott. MARINUCCI Giuseppe;

udito, per le ricorrenti, l’Avv. Fabio Gullotta che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

udito, per il resistente Comune, l’Avv. Giampiero Placidi, su delega

dell’Avv. Bartolucci, che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio, che ha concluso per l’accoglimento del primo

motivo, assorbiti gli altri.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Le contribuenti sono proprietarie, per la quota del 50%, di alcuni immobili, individuati alle particelle edificali (OMISSIS) nonche’ alla annessa particella fondiaria (OMISSIS).

In merito all’ICI, con riferimento all’annessa particella fondiaria (OMISSIS), le sigg.re K. ritenevano di non dover presentare alcuna denuncia, trattandosi, a loro parere, di un’area meramente pertinenziale, impiegata quale unico accesso alle confinanti particelle e, come tale, esclusa dall’imposizione D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 2. Nel giugno 2003, il Comune di Bolzano notificava alle contribuenti avvisi di accertamento per gli anni dal 1998 al 2002, relativamente all’ICI dovuta su tale area.

Avverso tali atti, con tre distinti ricorsi, le sigg.re K. proponevano ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria di primo grado di Bolzano, eccependo la non debenza dell’ICI, atteso che il terreno, anche se classificato edificabile, in realta’, sarebbe stato oberato da servitu’ nei confronti delle particelle (OMISSIS).

Rilevavano, inoltre, anche l’errata indicazione della superficie della particella fondiaria, l’errato metodo di calcolo dell’imposta e la carenza di motivazione. La Commissione adita, riuniti i ricorsi, con la sentenza n. 60/01/2003, li accoglieva parzialmente, riducendo, in via equitativa, i valori accertati del terreno oggetto di contestazione, in ragione del 6% per ogni anno di imposta.

Avverso tale decisione, le sigg.re K. interponevano appello dinanzi alla Commissione Tributaria di secondo grado di Bolzano, censurando la sentenza sotto diversi profili e nuovamente rilevando la natura pertinenziale del terreno, formalmente riconosciuta dallo stesso Ufficio del Catasto di (OMISSIS) nel 2003, nonche’ la mancante e/o carente motivazione dei provvedimenti impugnati.

La Commissione Tributaria di secondo grado di Bolzano, con la sentenza n. 50/1/04, pronunciata il 21 dicembre 2004 e depositata il 7 aprile 2005, ad integrale conferma della decisione di primo grado, rigettava l’appello delle contribuenti.

Avverso tale sentenza, le sigg.re K. proponevano ricorso per Cassazione sorretto da tre motivi e corroborato da memoria ex art. 378 c.p.c..

L’intimato Comune di Bolzano resisteva con controricorso, corroborato da memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso, le contribuenti hanno lamentato “violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a); violazione e falsa applicazione dell’art. 817 c.c.; entrambe in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

I giudici di seconde cure avrebbero confuso il concetto di pertinenza ex art. 817 c.c., impiegato del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a) ai fini dell’esclusione dall’imposizione, e la differente nozione di servitu’ prediale di cui all’art. 1027 c.c. e segg. alla quale parrebbe arbitrariamente fare riferimento la sentenza impugnata ma che, a parere delle ricorrenti, a nulla rileverebbe nel caso di specie, poiche’ il terreno in parola verrebbe utilizzato dalle ricorrenti quale unico accesso ai confinanti fabbricati posti sulle particelle edificali (OMISSIS) di proprieta’ delle medesime, risultando quindi, durevolmente destinato, sia oggettivamente che nel comune intento delle proprietarie, al servizio dei fabbricati adiacenti.

Come argomentato in sede di gravame, la normativa tributaria impiegherebbe, al fine di determinare l’esclusione dell’area di imposizione ICI, esclusivamente il concetto civilistico di “pertinenza” ex art. 817 c.c. e non quello, del tutto differente, di servitu’ prediale, impropriamente richiamato dalla decisione di secondo grado. Ne’ si potrebbe ritenere che la costituzione di un nesso pertinenziale comporti l’esistenza di un rapporto di servitu’ tra i fondi, escluso, tra l’altro, dalla stessa circostanza che un rapporto di pertinenza presupporrebbe necessariamente proprio quella proprieta’, in capo al medesimo soggetto, sia della res pertinenziale sia del bene principale che l’art. 1027 c.c., invece, in materia di servitu’, in via generale, espressamente escluderebbe. Nel caso di specie, risulterebbe palese come la disponibilita’ in capo alle medesime contribuenti, pro quota, della proprieta’ sia delle particelle edificali che dell’annessa particella fondiaria valga a legittimare, e non certo ad escludere, l’esistenza di un rapporto pertinenziale tra i fondi, come richiesto dalla normativa civilistica e, quindi, tributaria, con la conseguente legittimita’ dell’omessa dichiarazione ICI, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 2, comma 1, lett. a) a nulla rilevando, al riguardo, la circostanza, puramente formale, dell’accatastamento distinto della particella fondiaria sino al 2003, ovvero la capacita’ residua di cubatura edificabile della medesima.

Il motivo non merita accoglimento.

Nella sentenza impugnata si legge: “peraltro soltanto nel 2003 e’ stato dichiarato che il fondo di cui alla p.f. (OMISSIS) e’ pertinenza dei fabbricati esistenti sulle adiacenti pp.eedd., per cui sotto questo aspetto l’Ici risulta certamente dovuta per gli anni precedenti il 2003”.

Da quanto sopra emerge che i beni de quibus non erano stati denunciati come pertinenziali in relazione agli anni ante 2003.

E’ giurisprudenza di questa Corte, dalla quale non c’e’ motivo per discostarsi che, ai fini dell’applicazione dell’ICI, in forza del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 504, art. 2, comma 1, lett. a), per fabbricato si intende l’unita’ immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quell’area che, per espressa dichiarazione del soggetto passivo dell’imposta esposta nella denuncia annuale e a prescindere dalla previsione della sua edificabilita’, contenuta negli strumenti urbanistici comunali, ne costituisce pertinenza. Pertanto al contribuente che non abbia evidenziato nella denuncia l’esistenza di una pertinenza non e’ consentito contestare l’atto con cui l’area (asseritamente) pertinenziale viene tassata, deducendo solo nel giudizio la sussistenza del vincolo di pertinenzialita’ (Cass. 19638/09).

Con il secondo motivo, le sigg.re K. hanno denunciato “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11, comma 2 bis; violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7; violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 3; violazione e falsa applicazione della L. 07 agosto 1999, n. 241, art. 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;

insufficiente ed illogica motivazione su di un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”. Nella sentenza impugnata, l’eccezione di carenza di motivazione degli avvisi di accertamento, sollevata dalle contribuenti, sarebbe stata respinta sull’assunto che le medesime sarebbero riuscite, in ogni caso, ad articolare le proprie difese.

In realta’, il ricorso presentato in primo grado non sarebbe valso a sanare il palese difetto della parte motiva degli avvisi impugnati, con particolare riferimento alla mancata indicazione, nei medesimi, dei criteri impiegati dall’Ente ai fini della determinazione della base imponibile ICI, D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 5. Gli avvisi in contestazione non conterrebbero alcuna esplicazione, contrariamente a quanto prescritto dalla legge, in merito ai presupposti di fatto ovvero le ragioni giuridiche poste a loro fondamento, limitandosi ad un sintetico richiamo alla normativa di riferimento. Nulla indicherebbe, invece, la motivazione dei provvedimenti in merito ai criteri impiegati per la determinazione dell’imponibile D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 5 non permettendo, quindi, di fatto, alle contribuenti di comprendere il metodo di calcolo effettivamente utilizzato.

Il secondo motivo e’ infondato.

La motivazione della sentenza si appalesa adeguata.

Le censure proposte avverso la stessa vertono principalmente sull’atto impugnato; impugnazione che non rientra nell’ambito del giudizio di legittimita’.

Con il terzo motivo, le contribuenti hanno dedotto “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, art. 5, comma 5 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3; omessa motivazione su di un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5” atteso che la decisione impugnata nulla disporrebbe in merito alle ulteriori questioni, riproposte dalle appellanti in secondo grado, inerenti sia all’errata indicazione della superficie che all’erroneo metodo di calcolo ICI impiegato dal Comune.

Inoltre, i giudici di secondo grado avrebbero omesso di pronunciarsi in relazione alla richiesta di C.T.U. riformulata, in via istruttoria, dalle appellanti.

Il motivo e’ inammissibile dal momento che si tratta di valutazioni su questioni di fatto e, come tali, inammissibili in questa sede.

Consegue il rigetto del ricorso.

Ricorrono giusti motivi per la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Rigetta il ricorso. Compensa le spese di giudizio.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Tributaria, il 17 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2010

 

 

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