Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7073 del 12/03/2021

Cassazione civile sez. lav., 12/03/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 12/03/2021), n.7073

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23098-2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

Presidente e legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’Avvocatura

Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli Avvocati

ANTONINO SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, ESTER ADA SCIPLINO;

– ricorrente –

contro

OTTOEMEZZO SOC. COOPERATIVA A R.L. IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 284/2015 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 20/03/2015 R.G.N. 1044/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/01/2021 dal Consigliere Dott. DANIELA CALAFIORE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza n. 284 del 2015, la Corte d’appello di Bologna ha dichiarato inammissibile l’impugnazione proposta dall’INPS avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto (limitatamente alle cartelle emesse dall’INPS) le opposizioni a cartelle esattoriali emesse anche dall’ENPALS che la Ottoemezzo Soc. Coop. a.r.l. aveva proposto sostenendo l’insussistenza dei presupposti sui quali erano fondati i crediti contributivi pretesi in ragione dell’accertamento ispettivo espletato dall’ENPALS, relativamente alla posizione di cinque lavoratori che la società aveva invece inquadrato quali collaboratori coordinati e continuativi ed, in quanto tali, iscritti alla gestione separata;

ad avviso della Corte territoriale, il motivo d’appello proposto dall’INPS era inammissibile in quanto relativo al fatto del tutto nuovo che la pretesa relativa alla cartella emessa dall’INPS n. (OMISSIS), revocata dal giudice, non era stata basata sul verbale di accertamento ENPALS in forza del quale i cinque lavoratori inquadrati come co.co.pro. erano stati considerati operatori di cabina di sale cinematografiche, ma sui modelli Emens totalmente o parzialmente insoluti trasmessi dalla medesima società opponente ed afferenti alla contribuzione dovuta alla Gestione separata;

avverso tale sentenza, propone ricorso per cassazione l’INPS sulla base di due motivi: 1) violazione e falsa applicazione dell’art. 437 c.p.c., comma 2, in relazione alla circostanza che la sentenza di primo grado aveva deciso più cause riunite e l’INPS, costituendosi nel giudizio di opposizione alla cartella n. (OMISSIS), aveva chiarito l’origine dei contributi pretesi ed allegato la relativa documentazione amministrativa; 2) violazione e falsa applicazione del D.L.P.C.I. n. 708 del 1947, art. 3, n. 19 ratificato con modif. dalla L. n. 2388 del 1952, in quanto la sentenza impugnata, decidendo sulla questione preliminare non aveva approfondito il merito della controversia che riguardava il mancato pagamento per il periodo 1.6.2002 – 15-3-2007 (anteriore alla soppressione dell’ENPALS) della contribuzione previdenziale prevista dalla disposizione violata a prescindere dall’accertamento della natura autonoma o subordinata della prestazione resa;

Ottoemezzo Soc Coop. a.r.l. non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

l’Istituto, con il primo motivo, lamenta che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere nuova e quindi inammissibile la questione della autonomia della pretesa contributiva vantata dall’INPS (derivante dai modelli Emens trasmessi dalla società cooperativa Ottoemezzo ed indicata sin dal primo grado) rispetto alla diversa pretesa avanzata dall’ENPALS, fondata sugli accertamenti ispettivi posti in essere da quest’ultimo ente in data 20 giugno 2007, con la conseguenza che la pretesa dell’INPS avrebbe dovuto essere esaminata dalla Corte d’appello ed accolta (secondo motivo) in ragione del fatto che la contribuzione in oggetto era riferita ad un periodo anteriore alla soppressione dell’Enpals e che, in applicazione del disposto del D.L.P.C.S. n. 708 del 1947 e della successiva L. n. 2388 del 1952, era irrilevante, ai fini dell’inserimento nel novero dei lavoratori dello spettacolo, l’accertamento della natura autonoma o subordinata degli operatori di cabina delle sale cinematografiche;

i due motivi, come si è visto correlati, sono da rigettare in quanto l’infondatezza della tesi sostenuta dall’Inps in ordine alla persistenza della propria pretesa contributiva rende del tutto irrilevante l’accertamento della erroneità dell’affermazione della novità della questione dedotta con i motivi d’appello;

in particolare, ai sensi D.L.C.P.S. 6 luglio 1947, n. 708, (disposizioni concernenti l’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo), ratificato, con modificazioni, nella L. 29 novembre 1952, n. 2388, “l’ente provvede nei limiti e con le modalità previste dal presente decreto: A) all’assistenza in caso di malattia a favore degli iscritti e dei loro familiari; B) alla concessione di prestazioni per i casi di vecchiaia e di invalidità e per i superstiti”; il successivo art. 3, comma 1, dello stesso decreto, statuisce che “sono obbligatoriamente iscritti all’Ente tutti gli appartenenti alle seguenti categorie” elencando una serie di figure professionali, tra le quali figurano (al n. 19) anche gli operatori di cabine di sale cinematografiche;

pertanto, nel settore dello spettacolo l’obbligo assicurativo nasce per effetto dello svolgimento di una delle attività artistiche, tecniche o amministrative analiticamente individuate nella disciplina di settore, non venendo in rilievo l’attività svolta e l’inquadramento previdenziale del datore di lavoro;

nel citato D.Lgs. n. 708 del 1947, art. 3 come ratificato, al comma 2 si legge che “con decreto del Capo dello Stato, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, l’obbligo della iscrizione all’ente potrà essere esteso ad altre categorie di lavoratori dello spettacolo non contemplate dal precedente comma”; in applicazione di detta norma, l’obbligo assicurativo presso I’ENPALS è stato progressivamente esteso ad altre figure professionali che erano invero estranee alla nozione di spettacolo in senso stretto, valorizzandosi la finalità di destinazione della prestazione all’intrattenimento, in senso lato (in termini, Cass. n. 11377 del 2020);

il D.Lgs. 30 aprile 1997, n. 182, art. 2, comma 1, ha poi previsto la distinzione in tre gruppi dei lavoratori dello spettacolo, ai fini dell’individuazione dei requisiti contributivi e delle modalità di calcolo delle contribuzioni e delle prestazioni e il D.M. 10 novembre 1997, in attuazione della delega conferita dal citato D.Lgs. n. 182 del 1997, art. 2 ha individuato le categorie dei soggetti assicurati al fondo pensioni per i lavoratori dello spettacolo istituito presso l’ENPALS da inserire, rispettivamente, nei su menzionati tre gruppi;

sulla scorta del D.Lgs. n. 708 del 1947, art. 3, comma 2, secondo periodo, come sostituito dalla L. n. 289 del 2002, art. 43, comma 2, che conferisce al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, il potere di integrare o ridefinire con decreto la distinzione in tre gruppi dei lavoratori dello spettacolo, il D.M. 15 marzo 2005 ha infine rimodulato la composizione dei citati tre gruppi, come individuati dal D.Lgs. n. 182 del 1997, senza alcuna distinzione tra prestazione di lavoro subordinato o autonomo;

invero la complessa disciplina è stata interpretata, sin dall’origine, nel senso che “il legislatore,…, ha voluto predisporre una tutela previdenziale ad ampio raggio, non diversa da quella elargita ai lavoratori dipendenti, a vantaggio di categorie di lavoratori esplicanti la loro attività nel settore dello spettacolo e in relazione ai quali non sempre è possibile distinguere se l’attività dai medesimi espletata sia di lavoro subordinato o di lavoro autonomo (e senza, quindi, che sia necessario previamente accertare la natura, autonoma o subordinata, dell’attività prestata)” (così Cass. SS.UU. n. 581 del 1999; tra le numerose successive conf. Cass. n. 2109 del 2000 e 1930 del 2002);

tale scelta legislativa ha generato una tutela assicurativa e previdenziale omogenea per i prestatori individuati dall’appartenenza alle categorie descritte, prescindendo dalla qualificazione dell’attività come autonoma o subordinata in un campo in cui il confine è labile;

pertanto, indipendentemente dalla natura della loro prestazione, anche gli operatori di cabine di sale cinematografiche sono assoggettati alla contribuzione prevista per i lavoratori dello spettacolo, che ha carattere di specialità, in ragione della peculiarità delle prestazioni lavorative e dell’assenza di continuità, rispetto alla generalità dei lavoratori iscritti all’INPS e quindi non è applicabile, neanche quanto alla misura, la disciplina della cd. Gestione separata di cui alla L. n. 335 del 1995, la quale è esclusa tutte le volte in cui vi è un obbligo di iscrizione ad altra cassa previdenziale suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale;

così ricostruito il quadro normativo al cui interno si colloca la pretesa contributiva del ricorrente, deve rilevarsi che il medesimo non ha inteso criticare la sentenza impugnata in punto di accertamento dei presupposti dell’obbligo contributivo nei riguardi dell’ENPALS, con la conseguenza che tale capo, divenuto definitivo, impedisce in radice la configurabilità in capo all’INPS del credito relativo al versamento alla Gestione separata dei contributi relativi ai medesimi lavoratori impiegati nell’attività per la quale è stato accertato l’obbligo di iscrizione all’Enpals;

conclusivamente, corretta la motivazione della sentenza impugnata ai sensi dell’art. 384 c.p.c., u.c., il ricorso va rigettato;

nulla va disposto per le spese in favore dell’intimata che non ha svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 12 marzo 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA