Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7072 del 21/03/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 7072 Anno 2018
Presidente: D’ASCOLA PASQUALE
Relatore: GIUSTI ALBERTO

Data pubblicazione: 21/03/2018

ORDINANZA
sul ricorso 5179-2017 proposto da:
DI VITO Avvocato DOMENICO, rappresentato e difeso da se
medesimo, elettivamente domiciliato presso

il proprio studio in

ROMA, VIA CREMERA N. 11;

– ricorrente contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,
depositata il 27/12/2016.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
25/01/2018 dal Consigliere ALBERTO GIUSTI.

0,A1

Ritenuto che l’Avv. Domenico Di Vito — difensore d’ufficio di Ezio
Sega, ammesso al patrocinio a spese dello Stato dalla Corte d’appello di
Venezia per il giudizio dinanzi alla IV Sezione penale Corte di
cassazione — ha richiesto la liquidazione del compenso professionale, a

seguito del rigetto dell’impugnazione in cassazione pronunciato con la
sentenza n. 31231 del 2015;
che la Corte d’appello di Venezia, con decreto in data 21 marzo
2016, ha respinto l’istanza;
che la Corte d’appello di Venezia, con ordinanza depositata il 27
dicembre 2016, in parziale accoglimento della proposta opposizione,
ha liquidato in favore dell’Avv. Di Vito la somma di euro 1.740 per
onorari, oltre al rimborso delle spese generali pari al 15%, dell’IVA e
del CPA, come per legge;
che per quanto qui ancora rileva, la Corte territoriale, rilevato che il
giudizio presupposto era di modesta rilevanza e aveva impegnato il
difensore in una sola udienza, ha ritenuto possibile attestarsi sui livelli
medi della tariffa (euro 1.260 per la fase introduttiva ed euro 1.350 per
la fase decisoria), applicando poi la riduzione di 1/3 prevista dall’art.
106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002;
che per la cassazione dell’ordinanza della Corte di Venezia l’Avv.
Di Vito ha proposto ricorso, con atto notificato il 23 febbraio 2017,
sulla base di due motivi;
che l’intimato Ministero della giustizia non ha svolto attività
difensiva in questa sede;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ.,
è stata notificata alla parte ricorrente, unitamente al decreto di
fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;
che la parte ricorrente ha depositato una memoria illustrativa.
2

ai\A

Considerato che il primo motivo, nel denunciare violazione della

tariffa di cui alla tabella 15 del d.m. 10 marzo 2014, n. 55, in relazione
all’art. 360, n. 3, cod. proc. civ., sostiene che la citata tabella prevede,
per i giudizi penali dinanzi alla Corte di cassazione, la somma di curo
2.520 per la fase introduttiva e di curo 2.610 per la fase decisionale:

liquidati dalla Corte d’appello sarebbero illegittimi;
che il motivo è manifestamente infondato, in quanto non tiene
conto del coordinamento sistematico della tabella 15 con l’art. 12 dello
stesso decreto 10 marzo 2014, n. 55;
che quest’ultima disposizione — nel dettare i parametri generali per
la determinazione dei compensi per l’attività penale — prevede che il
giudice tiene conto dei valori medi di cui alle tabelle allegate, che, in
applicazione dei parametri generali, possono, di regola, essere
aumentati fino all’80 per cento, o diminuiti fino al 50%;
che in questo contesto, è corretta, rientrando nei parametri di
legge, la liquidazione di curo 1.260 per la fase introduttiva e di euro
1.350 per la fase decisoria: l’uno e l’altro importo derivando dalla
diminuzione del 50% — giustificata dall’espresso riferimento alla
modesta rilevanza del giudizio presupposto, che tra l’altro ha
impegnato il difensore in una sola udienza — del compenso di curo
2.520 e di euro 2.610, rispettivamente previsti, come valori medi, dalla
tariffa 15, allegata al decreto ministeriale;
che poi, sulla liquidazione così operata la Corte d’appello ha
applicato la riduzione di un terzo, in applicazione della disposizione di
cui all’art. 106-bis del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall’art. 1, comma
606, lett. b), della legge 27 dicembre 2013, n. 147;
che viceversa è fondato il secondo motivo (violazione degli artt. 91
e 112 cod. proc. civ.), avendo la Corte d’appello omesso di provvedere,
3

non essendo previsti livelli medi, né minimi né massimi, i compensi

nonostante il (parziale) accoglimento dell’opposizione, sulle spese dello
stesso procedimento di opposizione;
che sotto questo profilo, va richiamato il principio secondo cui il
difensore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato che, ai
sensi degli artt. 84 e 170 del d.P.R. n. 115 del 2002, proponga

forza di una propria autonoma legittimazione a tutela di un diritto
soggettivo patrimoniale; ne consegue che il diritto alla liquidazione
degli onorari del procedimento medesimo e l’eventuale obbligo del
pagamento delle spese sono regolati dalle disposizioni del codice di
procedura civile relative alla “responsabilità delle parti per le spese”
(artt. 91 e 92, primo e secondo comma, cod. proc. civ.) (Cass., Sez. VI2, 12 agosto 2011, n. 17247);
che il ricorso è accolto limitatamente al secondo motivo;
che l’ordinanza impugnata è cassata in relazione alla censura
accolta;
che non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa
può essere decisa nel merito;
che ferme restando le altre statuizioni recate dall’ordinanza della
Corte d’appello, il Ministero della giustizia deve essere altresì
condannato al rimborso del 50% delle spese del giudizio di
opposizione dinanzi alla Corte di Venezia, previa compensazione della
restante parte in relazione all’accoglimento solo parziale
dell’opposizione, spese liquidate, nell’intero, in euro 700 per compensi,
oltre a spese generali nella misura del 15% e ad accessori di legge;
che allo stesso modo deve provvedersi per le spese del giudizio di
cassazione.

P. Q. M.

4

opposizione avverso il decreto di pagamento dei compensi, agisce in

rigetta il primo motivo di ricorso ed accoglie il secondo motivo di
ricorso; cassa l’ordinanza impugnata in relazione alla censura accolta e,
decidendo nel merito, così provvede: ferme le altre statuizioni
contenute nell’ordinanza della Corte d’appello di Venezia depositata il
27 dicembre 2016 (RGN 2683/2016), condanna, altresì, il Ministero

opposizione sostenute dall’opponente Avv. Domenico Di Vito dinanzi
alla Corte di Venezia, previa compensazione della restante parte, spese
liquidate, nell’intero, in euro 700 per compensi, oltre a spese generali
nella misura del 15% e ad accessori di legge. Condanna il Ministero
della giustizia alla refusione del 50% delle spese del giudizio di
cassazione sostenute dal ricorrente, previa compensazione della
restante parte, spese liquidate, nell’intero, in euro 700 per compensi,
oltre a spese generali nella misura del 15`)/0 e ad accessori di legge
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta-2 Sezione
Civile, il 25 gennaio 2018.
Il Presidente
)

della giustizia alla refusione del 50% delle spese del giudizio di

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA