Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7069 del 24/03/2010

Cassazione civile sez. II, 24/03/2010, (ud. 25/02/2010, dep. 24/03/2010), n.7069

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. GOLDONI Umberto – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2271-2005 proposto da:

R.G. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato CORSARO ELIO ANTONIO;

– ricorrente –

e contro

COND. (OMISSIS) in persona

dell’Amministratore pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 346/2004 del GIUDICE DI PACE di CATANIA,

depositata il 04/02/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

25/02/2010 dal Consigliere Dott. LUCIO MAZZIOTTI DI CELSO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il giudice di pace di Catania, con sentenza 4/2/2004, rigettava l’opposizione proposta da R.G. avverso il decreto ingiuntivo con il quale era stato intimato all’opponente di pagare al condominio di (OMISSIS) Euro 998,08, oltre accessori, a titolo di oneri condominiali. In particolare il giudice del merito riteneva infondata la tesi difensiva del R. – il quale aveva sostenuto di aver alienato l’immobile ubicato nell’edificio condominiale in data anteriore alla maturazione dei crediti posti a base del decreto opposto – affermando che l’avvenuta alienazione non era stata comunicata dall’opponente all’amministratore del condominio prima della notifica del decreto monitorio. Rilevava inoltre il giudice di pace che in atti non vi era la prova dell’asserito – e contestato dall’opposto – pagamento del “quantum debeatur”.

La cassazione di detta sentenza è stata chiesta dal R. con ricorso affidato ad un solo motivo illustrato da memoria. L’intimato condominio non ha svolto attività difensiva in questa sede di legittimità.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso R.G. denuncia violazione dell’art. 1123 c.c., in relazione all’art. 63 disp. att. c.c., deducendo che l’amministrazione condominiale – al contrario di quanto affermato dal giudice di pace – non ha agito in buona fede sia perchè era a conoscenza dell’avvenuta cessione dell’immobile in questione, sia perchè aveva incassato l’importo dovuto per oneri condominiali.

La censura è inammissibile trattandosi nella specie di ricorso avverso una sentenza pronunciata dal giudice di pace in una controversia di valore inferiore a 1.100,00 Euro e, quindi, secondo equità ex art. 113 c.p.c., comma 2, impugnabile in cassazione solo per violazione di norme costituzionali, comunitarie, processuali o per violazione dei principi informatori della materia e non anche per violazione o falsa applicazione di legge, a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 3.

Va precisato che il principio informatore della materia non è la regola individuata dal legislatore, ma il principio, cui lo stesso si è ispirato ed al riguardo questa Corte ha più volte affermato che, per far valere la violazione dello stesso è necessario che il ricorso indichi con chiarezza e specificamente quale sia il principio che si assume violato (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4) e come la regola equitativa individuata dal Giudice di pace si ponga in contrasto con tale regola (tra le tante, sentenze 3/11/2008 n. 26422;

29/8/2008 n. 21934; 18/6/2008 n. 16545).

Nella fattispecie il ricorrente ha fatto valere solo la violazione di norme sostanziali, e quindi il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, con conseguente inammissibilità dell’unico motivo posto a base del ricorso che deve quindi essere rigettato.

Nessun provvedimento va emesso in ordine alle spese del giudizio di legittimità nel quale l’intimato condominio non ha svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 25 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2010

 

 

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