Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7064 del 20/03/2017

Cassazione civile, sez. III, 20/03/2017, (ud. 17/02/2017, dep.20/03/2017),  n. 7064

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – rel. Presidente –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16499/2014 proposto da:

L.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI SS. PIETRO E

PAOLO 7, presso lo studio dell’avvocato ANGELO TUZZA, rappresentata

e difesa dall’avvocato ANTONINO DALMAZIO, giusta procura in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE MESSINA, in persona del sindaco e legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DI SAN LORENZO IN

LUCINA 26, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO MARULLO DI

CONDOJANNI, che lo rappresenta e difende giusta procura in calce al

controricorso;

GERLING KONZERN ALLGEMEINE VERSICHERUNGS AG, in persona del Direttore

Generale e legale rappresentante pro tempore Ing.

S.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GRAMSCI 14, presso lo

studio dell’avvocato GABRIELE GATTI, rappresentata e difesa

dall’avvocato FRANCESCO SCATTAREGGIA MARCHESE, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

e contro

GERLING KONZERN ALLGEMEINE VERSICHERUNGS AG;

– intimata –

avverso la sentenza n. 975/2013 del TRIBUNALE di MESSINA, depositata

il 10/05/2013;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/02/2017 dal Presidente Dott. SERGIO DI AMATO;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SOLDI Anna Maria, che ha

chiesto il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

L.T. conveniva in giudizio il comune di Messina per la condanna al risarcimento dei danni, alla persona e patrimoniali, subiti cadendo mentre percorreva una strada comunale, a bordo di un ciclomotore, a causa di un dislivello del manto stradale non segnalato e che assumeva non prevedibile.

Si costituiva il comune di Messina deducendo che l’incidente era avvenuto per mera disattenzione della vittima, e chiamando in causa la compagnia assicuratrice Gerling-Konzern Allgemeine Versicherungs AG.

L’ente assicurativo si costituiva a sua volta deducendo di aver domandato l’annullamento della polizza per occultamento, da parte dell’assicurato, di circostanze decisive ai fini della stipula, e in ogni caso l’inoperatività della polizza stessa nel caso in questione.

Il tribunale di Messina rigettava la domanda e la corte di appello della medesima città dichiarava inammissibile l’appello con ordinanza ex art. 348-bis c.p.c..

Contro la decisione di prime cure ricorre quindi per cassazione L.T. affidandosi a cinque motivi.

Resistono con controricorso il comune di Messina e la compagnia assicuratrice.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso si prospetta la violazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 2697, 2728 e 2051 c.c., poichè il tribunale aveva omesso di considerare che l’evidente soluzione di continuità viaria e il dislivello presenti sul punto di caduta, tra l’asfalto e il tratto attiguo pavimentato, non erano segnalati e dunque non erano prevedibili. Inoltre essi erano pericolosi per l’instabilità dei lastroni che componevano la pavimentazione della sede tramviaria ivi presente. Il pericolo era aggravato dal restringimento della corsia, dal fatto che la strada era bagnata perchè aveva smesso da poco di piovere, dalla presenza delle rotaie del tram e dall’ostacolo alla visuale procurato da un incolonnamento dei mezzi dovuto al traffico.

Con il secondo motivo si prospetta la violazione dell’art. 115 c.p.c., artt. 2697 e 2043 c.c., per analoghe ragioni, non avendo la sentenza di merito tenuto in alcun conto i fatti descritti quali emergenti dalle prove raccolte.

Con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., artt. 2056, 2059, 2697 c.c., per omessa pronuncia sul risarcimento dei danni.

Con il quarto motivo si deduce l’omessa pronuncia sulla domanda della compagnia assicurativa in ordine all’inefficacia della polizza, rilevante ai fini della condanna al rimborso delle spese processuali della stessa chiamata in causa subita da parte ricorrente.

Con il quinto motivo si deduce “l’importo eccessivamente punitivo” della condanna alle spese, nonchè l’erroneità della condanna in parola quanto alle spese di lite dell’ente di assicurazione, chiamato in causa senza che fosse operativa la copertura.

2. Va preliminarmente evidenziato che il ricorso è ammissibile anche a prescindere dalla verifica della comunicazione dell’ordinanza d’inammissibilità pronunciata in seconde cure, poichè risulta notificato nei sessanta giorni dalla sua pubblicazione (Cass., Sez. U., 13/12/2016, n. 25513).

Nel merito, i primi due motivi sono da esaminare congiuntamente per connessione. Essi sono inammissibili.

Con gli stessi, infatti, al di là della rubrica del motivo, si mira a una rilettura delle risultanze istruttorie, come noto inammissibile in questa sede.

L’articolata motivazione il giudice di merito esamina la fattispecie in una duplice chiave, quella dell’art. 2043 c.c. e quella dell’art. 2051 c.c. (pag. 2), mostrando di ritenere peraltro preferibile la prima sussunzione per l’impossibilità di configurare un controllo della cosa custodita suscettibile di essere effettivamente preteso dalla pubblica amministrazione (pag. 7). Anche nella seconda prospettiva, d’altra parte, il medesimo giudice conferma l’infondatezza della domanda, ritenendo la carenza di prova di un nesso di causalità adeguata tra cosa in custodia ed evento pregiudizievole (pagg. 9-10). Si afferma, in particolare, che “non si può ritenere che un dislivello o una non perfetta giuntura tra due componenti strutturali della superficie di una strada abbia la normale attitudine a provocare la perdita di equilibrio di una persona che vi passi sopra guidando un ciclomotore con prudenza appena normale e presti una minima attenzione al rivestimento di superficie” (pagg. 9-10). In altri termini, “in presenza di un’anomalia facilmente avvistabile la causa della caduta si polarizza interamente, fino a restare assorbita, nel comportamento dell’utente della strada” (pag. 10).

Il giudice di merito, all’esito della disamina delle risultanze istruttorie, conclude quindi, per l’interruzione del nesso causale in ragione del fortuito integrato dalla condotta della conducente.

Esclusa, dunque, ogni violazione anche dell’art. 2051 c.c., posto che, come noto, il nesso causale anche in tal caso dev’essere provato dal danneggiato (Cass. 13/07/2011 n. 15389), le contestazioni di parte ricorrente propongono diffusamente ed esplicitamente una non consentita diversa valutazione delle prove acquisite a supporto della differente conclusione in ordine alla dimostrazione della riferibilità della causa alle condizioni della strada.

Quanto al terzo motivo esso risulta manifestamente infondato poichè, già in sede di merito, la questione è stata assorbita dalla esclusa fondatezza della domanda spiegata dalla ricorrente.

Il quinto motivo è inammissibile per genericità quanto al non meglio precisato riferimento a pretesi eccessi nella liquidazione delle spese processuali.

Residuano il quarto e in parte il quinto motivo, esaminabili congiuntamente attesa la loro connessione. Essi sono inammissibili il primo per difetto di interesse, il secondo per difetto di autosufficienza.

Quanto al quarto motivo, parte ricorrente non ha interesse alla pronuncia sulla domanda di manleva assorbita, posto che ai fini della relativa condanna alle spese è sufficiente la soccombenza potenziale.

Quanto all’ultimo motivo, e quindi alla residuale questione, la ricorrente non riproduce il contenuto rilevante della domanda contenuta nella chiamata in garanzia, nè delle controdeduzioni sul punto della compagnia. Ne consegue l’impossibilità di vagliare l’eventuale arbitrarietà della chiamata, unico profilo dirimente, capace di individuare un’autonoma soccombenza potenziale, ai fini di una conclusione in ordine alla refusione delle spese differente da quella che ne fa carico al soccombente rispetto alla domanda avanzata contro il chiamante in manleva (Cass., 15/05/2012, n. 7431).

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 5.000,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali, oltre accessori di legge, in favore di ciascuna parte intimata costituita.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Motivazione redatta con la collaborazione dell’assistente di studio Dott. P.P..

Il collegio ha stabilito che la motivazione sia semplificata.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 marzo 2017

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