Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7055 del 28/03/2011

Cassazione civile sez. lav., 28/03/2011, (ud. 23/02/2011, dep. 28/03/2011), n.7055

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. COLETTI DE CESARE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. MORCAVALLO Ulpiano – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BERRINO Umberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA N. 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati DE ROSE

EMANUELE, TADRIS PATRIZIA, FABIANI GIUSEPPE, giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

C.G., C.L., C.C.,

C.S. quali eredi di D.M.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 256/2007 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 09/02/2007 R.G.N. 1523/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza, del

23/02/2011 dal Consigliere Dott. GABRIELLA COLETTI DE CESARE;

udito l’Avvocato TRIOLO VINCENZO per delega TADRIS PATRIZIA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CESQUI Elisabetta che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello di Catanzaro, in riforma della decisione di primo grado, ha accolto la domanda proposta dagli eredi di M.M. nei confronti dell’INPS per l’accertamento del diritto della de cuius alla indennità di maternità con riferimento a un parto avvenuto nel 1992, ritenendo provata la esistenza del rapporto di lavoro agricolo e la iscrizione della M. negli appositi elenchi dei braccianti agricoli per l’anno di riferimento in base alla documentazione prodotta dagli appellanti, supportata dalla prova testimoniale e non contrastata da elementi probatori di segno opposto forniti dall’Istituto previdenziale. In particolare, quanto alla iscrizione negli elenchi in questione, la Corte di merito ha ritenuto ammissibile la produzione in appello della relativa certificazione, osservando che la circostanza era stata allegata fin dal primo grado di giudizio dagli eredi della T. che, in quella sede, avevano anche depositato documentazione (libretto di lavoro, modd. 101) tale da offrire elementi significativi dell’esistenza del rapporto di lavoro e da giustificare, quindi, l’acquisizione di ufficio del documento che, nel regime proprio del lavoro agricolo, è anch’esso indispensabile ai fini della riconoscibilità del diritto alle prestazioni previdenziali come quella oggetto di causa.

Per la cassazione di questa sentenza ha proposto ricorso l’INPS formulando un unico motivo.

Gli intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Nell’unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione dell’art. 414 c.p.c., n. 5 e art. 437 c.p.c., comma 2, l’INPS censura la sentenza impugnata per aver ritenuto ammissibile la produzione in appello della certificazione relativa alla iscrizione negli elenchi dei braccianti agricoli, nonostante che gli appellanti fossero decaduti dal diritto alla produzione del detto documento, non avendolo indicato nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado e depositato contestualmente.

Il ricorso non è fondato.

La giurisprudenza di questa Corte è da tempo consolidata (vedi Cass. Sez. un. n. 8202 del 2005, significativamente richiamata dalla Corte di merito, nonchè, tra tante, Cass. nn. 2379 e 14696 del 2007, n. 2577 del 2009, n. 12856 del 2010) nel senso di ritenere che, nel rito del lavoro e, in particolare, nella materia della previdenza e assistenza, in cui si controverte di diritti di specifico rilievo sociale, il rigoroso sistema di preclusioni e decadenze – argomentatale dal combinato disposto degli artt. 414, 416 c.p.c., comma 3 e art. 437 c.p.c., comma 2, e per effetto del quale il mancato assolvimento, da parte dell’attore (e del convenuto) dell’onere di indicare, nell’atto introduttivo (ovvero nella memoria difensiva) del giudizio di primo grado, i mezzi di prova dei quali intende avvalersi e, in specie (se esistenti), i documenti (che deve contestualmente depositare) comporta la perdita del diritto di produrre in un secondo tempo i documenti in questione e di richiedere l’ammissione di nuovi mezzi di prova – trova un contemperamento nel potere-dovere del giudice di ammettere di ufficio ed anche in grado di appello le prove -comprese quelle documentali – che ritenga indispensabili ai fini della decisione della causa, purchè relative a fatti puntualmente allegati (o contestati) dalle parti ed emersi nel processo a seguito del contraddittorio delle parti stesse.

Nella specie l’esercizio da parte della Corte territoriale dei poteri officiosi che l’hanno indotta ad ammettere la produzione nel giudizio di secondo grado del documento attestante l’iscrizione della M. negli elenchi dei lavoratori agricoli, in quanto indispensabile ai fini della decisione, è senz’altro conforme ai richiamati principi, dal momento che le risultanze del giudizio di primo grado avevano evidenziato, secondo la ricostruzione in fatto operata dal giudice d’appello, come la circostanza della iscrizione fosse stata puntualmente allegata dagli (allora) ricorrenti e fosse stata, altresì, da costoro depositata, sempre in primo grado, documentazione comprovante la esistenza del rapporto di lavoro subordinato, ossia del fatto che, anche nel settore agricolo, è propriamente “costitutivo” del diritto alle prestazioni previdenziali, svolgendo l’iscrizione del lavoratore negli appositi elenchi anagrafici soltanto una funzione di agevolazione probatoria (vedi Cass. Sez. un. n. 1133 del 2000 e successivamente, tra tante, Cass. n. 276 del 2008).

Tanto vale a sottrarre la sentenza impugnata alle censure dell’INPS il cui ricorso va, di conseguenza, rigettato.

Nulla deve disporsi per le spese del giudizio di cassazione, in difetto di attività difensiva degli intimati.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, il 23 febbraio 2011.

Depositato in Cancelleria il 28 marzo 2011

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