Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7052 del 12/03/2020

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2020, (ud. 20/11/2019, dep. 12/03/2020), n.7052

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Presidente –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21638-2018 proposto da:

A.D.I.M. e N.R.W., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA CHIUSI n. 31, presso lo studio

dell’avvocato PIO CORTI, rappresentati e difesi dall’avvocato MARCO

NAPOLI;

– ricorrenti –

contro

U.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO ORESTANO

n. 21, presso lo studio dell’avvocato FABIO PONTESILLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUCA MARSICO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2098/2018 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 28/04/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/11/2019 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO;

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione notificato il 22.3.2012 N.R.W. e A.D.I.M. evocavano in giudizio U.R. innanzi il Tribunale di Varese invocando la declaratoria di inesistenza del diritto di servitù di passo carraio a carico dei terreni di loro proprietà siti in territorio del Comune di Orino e la condanna del convenuto alla cessazione dell’esercizio del passaggio. In subordine, ove fosse dimostrata la natura interclusa del fondo di proprietà dell’ U., si dichiaravano disposti a costituire servitù coattiva di passo carraio ai sensi di quanto previsto dall’art. 1051 c.c. Si costituiva l’ U. resistendo alla domanda eccependo in via principale l’esistenza della servitù per intervenuta usucapione; in subordine, invocava l’accertamento della natura interclusa del suo fondo e la costituzione di servitù coattiva di passaggio, pedonale e carrabile, con determinazione dell’indennità ai sensi dell’art. 1061 c.c..

Con sentenza n. 128/2017 il Tribunale accertava l’intervenuto acquisto per usucapione del diritto di servitù in favore del terreno di proprietà dell’ U. e rigettava la domanda principale di negatoria servitutis proposta dagli attori.

Costoro interponevano appello e la Corte di Appello di Milano, con la sentenza oggi impugnata n. 2098/2018, rigettava il gravame.

Propongono ricorso per la cassazione di tale decisione N.R.W. e A.D.I.M. affidandosi a due motivi. Resiste con controricorso U.R., il quale ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con i due motivi di ricorso, non rubricati, i ricorrenti si dolgono che la Corte di Appello abbia ravvisato la sussistenza dei presupposti per l’accertamento dell’usucapione del diritto di servitù di passaggio in favore del terreno di proprietà dell’ U.. A sostegno della loro tesi, i ricorrenti riportano nel corpo delle due censure alcune copie di fotografie, planimetrie dei luoghi e atti dalle quali emergerebbe la prova contraria, e valorizzano talune circostanze di fatto che, a loro avviso, il giudice di merito avrebbe trascurato.

Le doglianze, che meritano un esame congiunto, sono inammissibili in quanto con esse i ricorrenti lamentano in sostanza il travisamento delle risultanze della prova complessivamente acquisita agli atti del giudizio di merito, invocando una richiesta di revisione dell’apprezzamento delle predette risultanze, da ritenersi estranea al giudizio in Cassazione (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 12362 del 24/05/2006, Rv.589595: conf. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11511 del 23/05/2014, Rv.631448; Cass. Sez. L, Sentenza n. 13485 del 13/06/2014, Rv. 631330).

Da tanto deriva l’inammissibilità del ricorso.

Le spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

Poichè il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, va dichiarata la sussistenza, ai sensi del Testo Unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dei presupposti processuali per l’obbligo di versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per la stessa impugnazione, se dovuto.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento in favore del contro ricorrente delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2700 di cui Euro 200 per esborsi, oltre rimborso delle spese generali nella misura del 15%, iva e cassa avvocati come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 20 novembre 2019.

Depositato in cancelleria il 12 marzo 2020

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