Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7031 del 25/03/2011

Cassazione civile sez. VI, 25/03/2011, (ud. 27/01/2011, dep. 25/03/2011), n.7031

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITRONE Ugo – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

FERROTRAMVIARIA SPA (OMISSIS), in persona dell’Amministratore

Delegato rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE MAZZINI 73 SC. B INT. 2, presso lo studio dell’avvocato

AUGUSTO ENZO, che la rappresenta e difende, giusta procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

R.M. (OMISSIS), C.E.

(OMISSIS), per sè e quale procuratrice di R.

G., R.M. (OMISSIS), nella qualità di

eredi di R.M., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

DELLE QUATTRO FONTANE 10, presso lo studio dell’avvocato CIARDO

DANIELA, rappresentati e difesi dall’avvocato D’IPPOLITO ARMANDO,

giusta procura speciale a margine del controricorso;

– controricorrenti –

contro

R.G.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 786/2009 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 28/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/01/2011 dal Consigliere Relatore Dott. SALVATORE SALVAGO;

udito l’Avvocato Biasotti Piero, (delega avvocato Enzo Augusto),

difensore della ricorrente che si riporta agli scritti;

è presente il P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI che condivide

la relazione.

La Corte.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. – 1. La Corte di appello di Bari ha determinato l’indennità dovuta dalla s.p.a. Ferrotranviaria all’avv. R.M. per l’occupazione temporanea e l’espropriazione di un fondo dichiarato agricolo nel comune di Andria (part. 1645 e 1648), esteso mq. 845 nella misura di Euro 920; e quella per l’espropriazione di un’area di mq. 1350 (part. 1442), qualificata edificatoria, perchè inclusa in zona F 8.2 dello strumento urbanistico comunale,destinata ad attrezzature tecniche in Euro 43.052,29.

2. La s.p.a. Ferrotranviaria ha proposto ricorso per cassazione per 5 motivi.

3. – Può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 c.p.c., per esservi dichiarati inammissibili i primi due motivi, accolto il terzo e dichiarati assorbiti gli altri.

4. Il primo denunzia omessa decisione e motivazione su di un punto decisivo della controversia costituito dalla titolarità,dal lato passivo del rapporto obbligatorio indennitario, che la società prospetta come questione di legittimazione (rilevabile d’ufficio) che attribuisce al Ministero dei trasporti,proprietario e comunque finanziatore dell’opera pubblica realizzanda.

Questa prospettazione è smentita dalla giurisprudenza di legittimità secondo la quale: 1) Nell’ipotesi in cui più enti pubblici cooperino all’attuazione di un’opera pubblica, la questione dell’imputazione della responsabilità derivante dalle attività di espropriazione e di occupazione (legittima od illegittima) attiene alla titolarità del rapporto obbligatorio controverso, non alla legittimazione “ad causanti”; 2) pertanto la relativa questione non è rilevabile in ogni stato e grado del processo, e non può essere sollevata per la prima volta nel giudizio di cassazione, con richiesta al giudice di legittimità di esaminare gli atti di causa che regolano il rapporto controverso (Cass. 6025/2007; 6935/2003;

10673/2002; 8476/2001).

5. Il secondo deduce violazione della L. n. 865 del 1971, art. 16, per avere calcolato l’indennità con riferimento al fondo esteso mq.

845,ritenuto agricolo con il criterio dei V.A.M. ricavato dalle tabelle predisposte dalla Commissione provinciale con riferimento ai terreni seminativi;laddove dal verbale di immissione in possesso risultava che gli stessi erano incolti.

Non tiene conto – in punto di fatto- che la sentenza impugnata ha accertato, anche recependo le risultanze della consulenza di parte espropriante al riguardo, che le part. 1645 e 1648 erano impiantate a “seminativo”. E che di conseguenza sotto il profilo giuridico non era sufficiente contrapporvi la circostanza che il terreno fosse incolto attribuita al verbale di immissione in possesso,in quanto: il controllo della congruità e logicità della motivazione, al fine del sindacato di legittimità su un apprezzamento di fatto del giudice di merito, postula la specificazione da parte del ricorrente – se necessario anche mediante la trascrizione integrale nel ricorso – della risultanza (parte di un documento, di un’affermazione del consulente tecnico, ecc.) che egli assume decisiva e non valutata o erroneamente valutata dal giudice, perchè solo tale specificazione consente alla Corte di Cassazione – alla quale è precluso, salva la denunzia di “error in procedendo”, l’esame diretto dei fatti di causa – di delibare la decisività della risultanza non valutata; con la conseguenza che deve ritenersi inidoneo allo scopo il ricorso con cui, nel denunziare l’omessa valutazione da parte del giudice di merito di una circostanza decisiva, ci si limiti a rinviare al suo contenuto risultante dagli atti di causa.

6. Il terzo motivo denuncia un vizio di violazione di norme di diritto (L. n. 359 del 1992, art. 5 bis), nonchè vizi di motivazione.

La questione posta è la seguente: La Corte di appello ha ritenuto la natura edificatoria del terreno esteso mq. 1350 (part. 1442) ubicato in zona F 8.2 destinata ad attrezzature tecniche perchè l’art. 12 delle N.T.A. prevede un indice di utilizzazione fondiaria dello 0,5 mc/mq per la costruzione di attrezzature tecnologiche,depositi e magazzini connessi con la rete di distribuzione di luce,gas,acqua ecc.,sia perchè in tal modo la possibilità di edificazione per tali manufatti non è prerogativa pubblica, ma è rimessa anche all’intervento di privati.

Il comune contesta che la destinazione del terreno possa essere apprezzata con criteri diversi dall’edificabilità legale,quale indicata dagli strumenti urbanistici (nel caso, il P.F.),che nel caso gli attribuivano destinazione sia ad attrezzature pubbliche che a viabilità; e rileva che la previsione di un pur limitato indice di fabbricabilità per un’area destinata ad un uso esclusivamente pubblico è ininfluente,così come quella ad opera delle N.T.A. che le strutture pubbliche possano essere realizzate con l’intervento privato.

7. Il motivo può essere accolto,se si condividono i seguenti principi, del tutto consolidati nella giurisprudenza di questa Corte:

1) Un’area va ritenuta edificabile quando, e per il solo fatto che, come tale, essa risulti classificata al momento della vicenda ablativa dagli strumenti urbanistici, secondo un criterio di prevalenza o autosufficienza della edificabilità legale: perciò escludendo le possibilità legali di edificazione tutte le volte in cui la zona sia stata concretamente vincolata ad un utilizzo meramente pubblicistico (verde pubblico, attrezzature pubbliche, viabilità ecc.) in quanto dette classificazioni apportano un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle forme di trasformazione del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione e che sono, come tali, soggette al regime autorizzatorio previsto dalla vigente legislazione edilizia. (Da ultimo: Cass. 665/2010; 400/2010; 21396/2009; 21095/2009;

17995/2009).

2) La previsione di un pur limitato indice di fabbricabilità per un’area destinata a uso pubblico non vale ad attribuirle la natura edificatoria agli effetti dell’indennità di espropriazione, essendo dirimente la natura pubblica e non residenziale delle opere necessarie all’attuazione della Previsione urbanistica (Cass. 404/2010; 17995/2009; 16537/2009; 24585/2006); così come è irrilevante detta previsione contenuta in piani attuativi ovvero in norme tecniche di attuazione anche perchè “non possono tali norme, in quanto gerarchicamente subordinate al piano, modificare la qualificazione urbanistica della zona, ma solo indicarne i modi di realizzazione” (Cass. 2605/2010; 29768/2008; 28326/2009 11741/2006.

3) In questi casi per rendere edificatorio il terreno non è sufficiente che l’intervento pubblico sia realizzabile in linea astratta anche ad iniziativa privata: dovendo ciò essere il risultato di una scelta di politica programmatoria ricorrente solo quando gli obiettivi di interesse generale, di dotare il territorio di attrezzature e servizi, siano ritenuti realizzabili (e come tali specificatamente compresi nelle previsioni pianificatorie) anche attraverso l’iniziativa economica privata – pur se accompagnati da strumenti di convenzionamento”; e perciò devolvendosi esclusivamente alle scelte di politica programmatoria delle amministrazioni locali e quindi a ciascuno strumento urbanistico il potere di stabilire se, per quali categorie di opere ed in quali zone le stesse possano venire realizzate “anche attraverso l’iniziativa economica privata” (Cass. 2605/2010 cit.; 21095/2009; 15616/2007; 15389/2007).

8. La destinazione dell’area estesa mq. 1350 doveva pertanto essere accertata dalla Corte di appello esclusivamente in base ai criteri suddetti; mentre i restanti motivi del ricorso rivolti a contestare i criteri con cui ne è stato accertato il valore venale sul presupposto della natura edificatoria del fondo restano assorbiti.

2. – La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti.

Il pubblico ministero non ha presentato conclusioni scritte mentre la Ferrotranviaria ha depositato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. – Il collegio, discussi gli atti delle parti, la soluzione prospettata nella relazione e gli argomenti che l’accompagnano ha condiviso gli uni e l’altra.

4. – Il terzo motivo del ricorso è conseguentemente accolto,i primi due respinti e gli altri assorbiti,con cassazione della sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvio alla Corte di appello di Bari, che in diversa composizione provvedere alla determinazione delle indennità richieste dai proprietari,nonchè alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte, pronunciando sui ricorsi riuniti, accoglie il terzo motivo del ricorso, rigetta il primo ed il secondo, ed assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità alla Corte di appello di Bari in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 27 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2011

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