Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7031 del 17/03/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 17/03/2017, (ud. 08/02/2017, dep.17/03/2017),  n. 7031

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 230-2014 proposto da:

C.C., in qualità di erede di C.G., elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato OLINDO DI

FRANCESCO;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la

sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso

unitamente e disgiuntamente dagli avvocati MAURO RICCI, EMANUELA

CAPANNOLO e CLEMENTINA PULLI;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2651/2012 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 19/03/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’8/ 02/ 2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. la Corte d’appello di Palermo, con sentenza depositata il 19 marzo 2013, confermando la sentenza di primo grado, rigettava la domanda dell’attuale ricorrente, nella qualità in epigrafe indicata, diretta al conseguimento dell’indennità di accompagnamento per invalidità civile fin da epoca della presentazione della domanda amministrativa (del 31.5.2001), anzichè dal mese di febbraio del 2006;

2. ricorre per cassazione C.C., nella predetta qualità, affidando il ricorso a tre motivi;

3. l’Inps ha depositato procura in calce alla copia notificata del ricorso;

4. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

5. il ricorso denuncia violazione di legge ma, nella sostanza, svolge una censura motivazionale;

6. in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e quindi implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione (ex plurimis, Cass. nn. 16698 e 7394 del 2010; in particolare, nella prospettiva della novella del vizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile, nella specie, ratione temporis, v. Cass., SU, 8053/2014);

7. nella vicenda all’esame, il consulente tecnico d’ufficio ha ritenuto non decisivo, ai fini del beneficio preteso, che l’assistito fosse sottoposto a ossigenoterapia per 18 ore al giorno e tale unica circostanza significativa è stata valorizzata nei rilievi critici svolti in sede di appello dalla parte, ora ricorrente, come si evince dalla sentenza impugnata che ha prestato adesione alle conclusioni dell’ausiliario officiato in giudizio;

8. il ricorso deve essere qualificato come inammissibile sia perchè involge un riesame del merito, inammissibile in questa sede di legittimità, sia perchè non critica puntualmente la relazione del consulente tecnico d’ufficio (allegata al ricorso), che espressamente dà atto della mancata produzione di documentazione sanitaria, pure sollecitata in sede di accertamento peritale, in riferimento al periodo antecedente a quello riconosciuto con la statuizione impugnata e decorrente dall’epoca della presentazione della domanda amministrativa;

9. sebbene soccombente, la ricorrente resta esonerata dal pagamento delle spese del giudizio di cassazione, sussistendo le condizioni previste dal novellato art. 152 disp. att. c.p.c., come statuito dalla Corte territoriale;

10. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla spese. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 8 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2017

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