Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7012 del 24/03/2010

Cassazione civile sez. trib., 24/03/2010, (ud. 18/11/2009, dep. 24/03/2010), n.7012

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i

cui uffici è domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

R.S.L.;

– intimato –

avverso la decisione n. 22/25/06 della Commissione tributaria

regionale di Torino, emessa il 16 giugno 2006, depositata il 4

ottobre 2006, R.G. 268/03;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CICCOLO Pasquale Paolo Maria;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18 novembre 2009 dal Consigliere Dott. Giacinto Bisogni.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

Che in data 24 settembre 2009 è stata depositata relazione che ha ritenuto manifestamente fondato il primo motivo di ricorso e assorbito il secondo;

il contribuente R.S.L. ha impugnato un avviso di accertamento relativo a IRPEF e IVA per l’anno 1996 con il quale gli si attribuivano maggiori redditi e ricavi determinati dall’Ufficio II.DD. di Rivoli a seguito dello scostamento della dichiarazione del contribuente dai parametri previsti dal D.P.C.M. 29 gennaio 2006;

R. ha eccepito l’illegittimità del predetto D.P.C.M. perchè adottato in assenza del prescritto parere del Consiglio di Stato (L. n. 400 del 1988, ex art. 17). Nel merito ha eccepito il difetto di motivazione dell’accertamento quanto alla rideterminazione di redditi e ricavi;

la C.T.P. torinese ha accolto il ricorso. La CTR ha confermato la decisione.

Ricorre per cassazione l’Agenzia delle Entrate con due motivi di impugnazione con i quali deduce: a) violazione e falsa applicazione della L. n. 549 del 1995, art. 3, commi 181 e 189 e della L. n. 400 del 1988, art. 17, per avere la CTR ritenuto l’illegittimità dei parametri come conseguenza della mancata acquisizione del parere del Consiglio di Stato; b) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, comma 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la CTR disapplicato il D.P.C.M. non perchè contrario a norme di legge nel suo contenuto ma spingendosi illegittimamente nel sindacato del procedimento di approvazione dell’atto.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

Che il primo motivo di ricorso è fondato perchè come ha chiarito la giurisprudenza di legittimità (Cass. civ. n. 9129/2006) la mancata acquisizione del preventivo parere del Consiglio di Stato non comporta l’illegittimità del decreto determinativo degli indici e coefficienti presuntivi da utilizzarsi in sede di accertamento sintetico del reddito: nessuna norma costituzionale o di legge stabilisce infatti che in materia tributaria i regolamenti devono essere adottati nella forma del regolamento governativo, ai sensi della L. 23 agosto 1988, n. 400, art. 17, e quest’ultima norma, a sua volta, non contiene alcun riferimento alla materia tributaria (cfr.

altresì Corte Cost. ordinanza n. 297/2004);

il primo motivo di ricorso deve pertanto essere accolto, restando assorbito il secondo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio ad altra sezione della C.T.R. del Piemonte che deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, e rinvia ad altra sezione della C.T.R. del Piemonte che deciderà anche sulle spese processuali del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 24 marzo 2010

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