Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7004 del 11/03/2020

Cassazione civile sez. un., 11/03/2020, (ud. 02/07/2019, dep. 11/03/2020), n.7004

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAMMONE Giovanni – Primo Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Presidente di Sez. –

Dott. MANNA Antonio – Presidente di Sez. –

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente di Sez. –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4262-2018 proposto da:

P.F.M. S.R.L., in persona del legale rappresentante pro-tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELL’ORSO 84, presso lo

studio dell’avvocato FRANCESCO LETTERA, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato MICHELE VIETTI;

– ricorrente –

contro

CITTA’ METROPOLITANA DI TORINO, in persona del Sindaco Metropolitano

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI

87, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO COLARIZI, che la

rappresenta e difende;

REGIONE PIEMONTE, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BERTOLONI 44, presso lo

studio dell’avvocato GIOVANNI DE VERGOTTINI, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato ALESSANDRA RAVA;

CHAMPORCHER ENERGIE S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI VILLA SACCHETTI

11, presso lo studio dell’avvocato ARISTIDE POLICE, che la

rappresenta e difende unitamente agli avvocati LUCIA CARROZZA e

MASSIMO OCCHIENA;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 191/2017 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE

PUBBLICHE, depositata il 22/09/2017.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

02/07/2019 dal Consigliere ANTONELLO COSENTINO;

udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale

SALZANO FRANCESCO, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

uditi gli avvocati Francesco Lettera, Francesco Goria per delega

dell’avvocato Michele Vietti, Chiara Cacciavillani per delega

dell’avvocato Aristide Police, Massimo Colarizi e Giovanni De

Vergottini.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La società P.F.M. s.r.l., impresa idroelettrica, è titolare di una concessione per la derivazione di acqua pubblica per uso idroelettrico dal Torrente Stura di Valgrande, in comune di Cantoira, assentita dalla Provincia di Torino con determinazione dirigenziale del 22 maggio 2006; tale concessione è stata rinnovata fino al 2042 con determinazione dirigenziale del 9 novembre 2012.

2. Il 26 giugno 2013 la società Champorcher Energie s.r.l. (di seguito, breviter, Camporcher) richiedeva alla provincia di Torino il rilascio di una concessione di derivazione d’acqua ad uso di produzione di energia dal torrente Stura di Valgrande, in comune di Cantoira, e, contestualmente, presentava domanda di Autorizzazione Unica per la costruzione e l’esercizio di centrale idroelettrica.

3. Poichè il progetto prevedeva la realizzazione di una traversa nell’alveo del predetto torrente a valle del canale di restituzione dell’esistente impianto di proprietà di P.F.M. s.r.l., l’Amministrazione, allo scopo di mitigare l’impatto dell’intervento sull’ecosistema fluviale, chiedeva alla Champorcher di adottare una soluzione differente, consistente nel prelievo dell’acqua direttamente dal canale della centrale P.F.M. a monte, con eliminazione della traversa di captazione e del dissabbiatore.

4. Il 6 marzo 2014 Camporcher depositava le richieste modifiche funzionali, contemplanti l’eliminazione della traversa.

5. Il successivo 30 maggio 2014 la P.F.M. presentava a propria volta domanda per una concessione ed Autorizzazione Unica per realizzare una seconda centrale a valle di quella in sua proprietà già esistente.

Tale domanda, avendo ad oggetto il medesimo corpo idrico interessato dalla richiesta della Champorcher, era con quest’ultima incompatibile.

6. In seguito alla pubblicazione sul B.U.R. delle domande di derivazione delle due società, veniva convocata la Conferenza dei Servizi per l’esame delle stesse con procedura integrata.

7. La Conferenza dei servizi concludeva la fase concorrenziale il 12 novembre 2015, assegnando la preferenza alla domanda della società Champorcher perchè più rispondente ai requisiti di cui al D.P.G.R. n. 10/R/2003, art. 18.

8. Con provvedimento del 27 ottobre 2016, facente seguito al decreto del 21 ottobre 2016 con cui il sindaco della Città Metropolitana di Torino aveva espresso un giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto della Champorcher, a quest’ultima veniva rilasciata la concessione di derivazione di acqua.

9. La concessione rilasciata a Champorcher prevedeva il prelievo dell’acqua direttamente dalla centrale della P.F.M. e il couso di una serie di impianti ed opere idrauliche.

10. Gli atti della procedura venivano impugnati dalla P.F.M. con ricorso al Tribunale Superiore della Acque Pubbliche, con contestuale istanza di sospensione.

11. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche rigettava l’impugnazione.

12. Avverso la sentenza del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche la società P.F.M. ha proposto ricorso per cassazione, sulla scorta di otto motivi.

13. La Città Metropolitana di Torino, la Regione Piemonte e la società Champorcher s.r.l. hanno presentato tre distinti controricorsi.

14. La causa è stata discussa nella pubblica udienza del 2 luglio 2019, in cui il Procuratore Generale ha concluso per il rigetto del ricorso e per la quale tutte le parti hanno presentato memoria.

15. La società Champorcher, la Città Metropolitana di Torino e la regione Piemonte hanno altresì depositato istanza di rimborso per le spese sostenute nel procedimento ex art. 373 c.p.c. instaurato dalla P.F.M. davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e da questo definito con il rigetto dell’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva della sentenza qui gravata.

Diritto

RAGIONI IN DIRITTO

16. Con il primo motivo di ricorso – rubricato: “Concessione di acque per uso idroelettrico; inserimento in continuità di un nuovo impianto tra due preesistenti: sentenza: discordanza tra chiesto e pronunciato; violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4” la ricorrente lamenta che l’impugnata sentenza avrebbe violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, operando una riscrittura, mediante sintesi, delle domande racchiuse nei motivi di impugnazione. In particolare, la P.F.M. ritiene che la sentenza, unificando fatto e diritto nella trattazione, avrebbe destrutturato i motivi di ricorso, scindendoli dalle rispettive censure, così rendendo incomprensibile la motivazione, requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale.

17. Il motivo è inammissibile, perchè la discordanza tra chiesto e pronunciato delle sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche non è deducibile come mezzo di ricorso per cassazione; è infatti fermo insegnamento di queste Sezioni Unite (ex multis, sent. n. 488/19) che, avverso l’omessa pronuncia del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, il rimedio esperibile non è il ricorso per cassazione, bensì lo specifico rimedio del ricorso per rettificazione al medesimo Tribunale, come disposto dal R.D. n. 1775 del 1933, art. 204 (T.U. Acque), recante un rinvio ricettizio ai casi previsti dall’art. 517 del codice di rito del 1865 ovvero alle seguenti ipotesi: se la sentenza “abbia pronunciato su cosa non domandata”, “se abbia aggiudicato più di quello che era domandato”, “se abbia omesso di pronunciare sopra alcuno dei capi della domanda” e “se contenga disposizioni contraddittorie”.

18. Con il secondo motivo di ricorso – rubricato: “Impianti idroelettrici: concessione di derivazione di acque pubbliche ed autorizzazione unica; autonomia dei procedimenti; varianti d’ufficio al progetto in fase anteriore alla apertura della fase concorrenziale; violazione di legge D.Lgs. n. 387 del 2003, art. 12; All. p. 13.1 lett. e) D.M. 10 settembre 2010; T.U. n. 11775 del 1933, artt. 7-9, 12-bis, 19, 45, 47; art. 12; commi 1-bis, 1-ter e 1-quater; D.P.G.R. Piemonte n. 10/R/2003, art. 12, art. 27 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3” – la ricorrente deduce che il progetto della Champorcher era improcedibile ex lege, perchè non utilizzava una traversa esistente, perchè prevedeva la restituzione in alveo a meno di un chilometro dal punto di presa della centrale a valle e per gli effetti cumulativi che esso determinava; conseguentemente, si sostiene nel mezzo di impugnazione, l’Amministrazione avrebbe errato nel sollecitare varianti a detto progetto, invece che dichiararlo improcedibile, e il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche avrebbe errato nel ritenere legittima tale richiesta di varianti da parte dell’Amministrazione, senza considerare la distinzione tra il procedimento di Autorizzazione unica e il procedimento per il rilascio della concessione di derivazione di acque pubbliche (l’unico a prevedere la fase di sollecitazione della concorrenza).

19. Il motivo non può trovare accoglimento. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha affermato che “essendo stata introdotta la variante al progetto presentato da Champorcher in una fase procedimentale nella quale la relativa domanda di derivazione era l’unica presentata rispetto al tratto del corso d’acqua interessato anche alla successiva domanda di P.F.M.” la richiesta della Conferenza di servizi di modificare il progetto della società Champorcher non poteva ritenersi illegittima, in quanto intervenuta prima dell’apertura della fase concorrenziale. Nell’impugnata sentenza si riferisce, infatti, che la richiesta di variazioni al progetto Champorcher fu deliberata dalla Conferenza di servizi il 6 novembre 2013, il progetto modificato in conformità a tale richiesta fu presentato dalla Champorcher il 6 marzo 2014 e solo il successivo 30 maggio 2014 P.F.M. presentò la propria domanda, cui conseguì l’apertura della fase concorrenziale con la pubblicazione di entrambe le domande sul B.U.R. in data 9 dicembre 2014. Il motivo di ricorso in esame non si misura specificamente con tale ratio decidendi, la quale, per contro, è coerente con il disposto della L.R. Piemonte n. 40 del 1998, art. 13 che disciplina l’istruttoria integrata della fase di valutazione ed il coordinamento di procedure, e del D.P.G.R. Piemonte n. 10 del R2003, art. 26 (“Domande di concessione soggette a valutazione di impatto ambientale”); quest’ultimo articolo prescrive, infatti, nel comma 4, che “Le derivazioni di acqua pubblica e i progetti delle opere di presa e accessorie soggetti alla fase di valutazione della procedura di VIA ai sensi della L.R. n. 40 del 1998, art. 12 sono sottoposti all’istruttoria integrata della fase di valutazione e coordinamento di procedure di cui alla L.R. n. 10 del 1998, art. 13” e, nel comma 6, che “L’istruttoria integrata della fase di valutazione della procedura di VIA valuta contestualmente sia la compatibilità ambientale dei progetti in concorrenza, sia la preferenza da accordarsi all’istanza che, tra quelle ammesse in concorrenza, meglio risponde ai requisiti di cui all’art. 18”.

20. Con il terzo motivo di ricorso – rubricato: “Inserimento nel progetto della concessionaria, su impulso dell’amministrazione, di alcune varianti essenziali ed illegittime: violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c. e dell’art. 111 Cost. e del D.P.G.R. Piemonte 10/R/2003, art. 1, art. 12, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater. Nullità della sentenza per assoluta mancanza (o mera apparenz0 della motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4” – la ricorrente censura la sentenza impugnata nella parte in cui essa giudica legittima la scelta dell’Amministrazione di accordare la preferenza al progetto della società Champorcher, ritenuto contra legem.

21. Il motivo non può trovare accoglimento. Quanto alla dedotta violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, dell’art. 118 disp. att. c.p.c. e dell’art. 111 Cost., è sufficiente considerare che l’apparato motivazionale dell’impugnata sentenza è del tutto idoneo ad esplicitare la ratio decidendi ed il percorso argomentativo mediante il quale il giudice è pervenuto alla formazione del proprio convincimento; quanto alla dedotta violazione dell’art. 1 e del D.P.G.R. Piemonte 10/R/2003, art. 12, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater la doglianza risulta fondata su apprezzamenti di fatto (pag. 23, ultime cinque righe del ricorso per cassazione: “poichè la concessione Champorcher non riutilizza traverse esistenti viola il principio della non continuità tra impianti in serie sullo stesso corso d’acqua”) che non possono formare oggetto di valutazione nel giudizio di legittimità.

22. Con il quarto motivo di ricorso – rubricato: “Violazione e/o falsa applicazione di legge per l’inserimento nel progetto della concessionaria, su impulso dell’amministrazione, di alcune varianti essenziali ed illegittime: art. 7-9 T.U. N. 1775/1933; D.Lgs. n. 387 del 2003, art. 12; All.13.1 lett. e) D.M. 10 settembre 2010; del D.P.G.R. Piemonte 10/R/2003, art. 1, art. 12, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3” – la ricorrente censura l’impugnata sentenza nella parte in cui ha disatteso l’assunto della P.F.M. della illegittimità della decisione dell’Amministrazione di accordare la preferenza al progetto della società Champorcher.

23. Anche per il quarto motivo di ricorso valgono le considerazioni già spese per il terzo motivo, che peraltro il quarto riproduce pressochè letteralmente in ampia parte del proprio tessuto argomentativo. Il motivo va rigettato perchè nella sostanza si risolve in una contestazione di merito sulla valutazione operata dal Tribunale superiore delle acque pubbliche in ordine alla legittimità della decisione dell’Amministrazione di accordare la preferenza al progetto della società Champorcher.

24. Con il quinto motivo di ricorso – rubricato: “Concessione di derivazione di acque per uso idroelettrico e relativo disciplinare:

qualificazione di Opere in comune e Parti di impianto in comune di preesistente impresa idroelettrica in esercizio: effetto espropriativo improprio; violazione e/o falsa applicazione del T.U. n. 1775 del 1933, artt. 7-9, 11, 12 bis, 19, 40, 45, 47; R.D. n. 1285 del 1920, art. 17, comma 1; All. 13. 1 lett. e) D.M. 10 settembre 2010; D.P.R. n. 327 del 2001, artt. 1 e 2 T.U. sulle espropriazioni; artt. 3,24,41,42 e 97 Cost., art. 111 Cost., comma 6; art. 1, Protocollo 1 CEDU; D.P.G.R. Piemonte n. 10/3/2003, artt. 7, 12, 15, 20 e 26 bis,in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3” – la ricorrente attinge la statuizione dell’impugnata sentenza che ha disatteso la sua richiesta di declaratoria della illegittimità delle disposizioni della concessione e del disciplinare che attribuiscono alla Champorcher il couso delle opere facenti parte del preesistente impianto della stessa P.F.M.. Al riguardo, nel mezzo di ricorso si lamenta che tali disposizioni avrebbero un contenuto sostanzialmente espropriativo, e si argomenta che: “poichè il couso non è altro che la sottensione delle opere di presa o derivazione (T.U. n. 1775, art. 47), qualsiasi estensione della sottensione, mediante gli atti concessori, alle opere interne alle esistenti imprese di elettrica ha contenuto espropriativo”. In particolare la ricorrente censura l’affermazione che si legge a pag. 11 dell’impugnata sentenza secondo cui il couso (art. 47 T.U. Acque),

a differenza dalla sottensione (art. 45 T.U. Acque), implicherebbe “che i due impianti, pur riguardando lo stesso tratto del corso d’acqua, siano tra loro compatibili, in modo tale da consentire che essi, con gli opportuni accorgimenti tecnici… introdotti d’ufficio come nel caso di specie, dall’Amministrazione, possano coesistere.”.

25. Il motivo non ha pregio. L’assunto della ricorrente secondo cui “il couso non è altro che la sottensione delle opere di presa o derivazione” (pag. 27 del ricorso) è infondato, giacchè i presupposti della sottensione sono diversi da quelli del couso, la prima postulando, a differenza del secondo, l’incompatibilità tecnica dei due impianti (con conseguente sottensione di quello meno importante, cfr. art. 45, comma 1, TU Acque). Correttamente, quindi, l’impugnata sentenza ha ritenuto legittima la previsione del couso, sulla scorta dell’accertamento di fatto – non censurabile (e non censurato) in questa sede – della compatibilità dell’impianto della P.F.M. con quello della Champorcher.

26. Con il sesto motivo di ricorso – rubricato: “Concessione di derivazione di acque per uso idroelettrico e relativo disciplinare: qualificazione di Opere in comune e Parti di impianto in comune della preesistente impresa idroelettrica in esercizio: effetto espropriativo improprio; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1 e art. 111 Cost., comma 6; nullità della sentenza per assoluta mancanza (o mera apparenza) della motivazione ed illogicità manifesta, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4” – la ricorrente reitera le censure già formulate nel quinto motivo sotto il diverso profilo della mancanza assoluta e l’illogicità della motivazione legata ad un contrasto “irriducibile tra affermazioni inconciliabili”. In particolare la ricorrente lamenta che il Tribunale superiore delle acque pubbliche abbia disatteso la sua domanda di annullamento delle disposizioni della concessione e del disciplinare che attribuiscono alla Champorcher il couso delle opere facenti parte del preesistente impianto della P.F.M., ancorchè nella stessa sentenza impugnata, nel capo 4, si aderisca alla prospettazione della P.F.M. secondo cui la concessione ed il disciplinare non potevano dichiarare gli impianti della centrale idroelettrica della ricorrente “opere in comune” con la Champorcher.

27. Anche questo motivo va disatteso. Contrariamente a quanto argomentato dalla ricorrente, la sentenza impugnata non manifesta alcuna adesione alla tesi della P.F.M. secondo cui la concessione ed il disciplinare non avrebbero potuto dichiarare gli impianti della centrale idroelettrica della ricorrente “opere in comune” con la Champorcher.

Il Tribunale superiore delle acque pubbliche – dopo aver dato atto che il punto 8 dell’art. 9 del disciplinare di concessione prevede il couso, da parte della Champorcher, di talune opere idrauliche del preesistente impianto della P.F.M. – ha chiarito che ciò non implica alcun effetto espropriativo, giacchè “il couso, nella sostanza, per come delineato dalle norme richiamate in precedenza, abilita l’amministrazione competente, in ragione dell’interesse pubblico prioritario alla migliore utilizzazione dell’acqua pubblica, a rilasciare nuove concessioni di derivazione a favore di altri soggetti con la facoltà di usare le opere di presa e derivazione già esistenti. Ciò è possibile dal momento che tale preesistente concessione non fa perdere al corpo idrico la sua natura di bene pubblico del quale l’amministrazione rimane l’unica titolare, dovendo piuttosto quest’ultima, nel consentire il couso, evitare di compromettere benefici già concessi”. Si tratta di un giudizio di diritto che sostanzia la motivazione, la quale, pertanto, non può giudicarsi nè apparente nè illogica.

28. Con il settimo motivo di ricorso – rubricato: “Trasferimento delle acque di scarico dell’impianto Champorcher in altri bacino; violazione e/o falsa applicazione degli art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1, art. 111 Cost., comma 6; nullità della sentenza per assoluta mancanza (o mera apparenza) della motivazione ed illogicità manifesta (art. 360 c.p.c., n. 4)” – la ricorrente deduce nuovamente, sotto altro profilo, la nullità della sentenza per assoluta mancanza (o mera apparenza) della motivazione, ed illogicità manifesta della stessa. In particolare il motivo in esame attinge la statuizione con cui l’impugnata sentenza ha disatteso l’assunto della P.F.M. secondo cui il progetto della Champorcher sarebbe illegittimo perchè prevede lo scarico in bacino diverso (nel torrente Stura di Ala) rispetto al bacino di prelievo (il torrente Stura di Valgrande).

29. Il motivo non ha pregio. Il Tribunale superiore delle acque pubbliche, dopo aver rilevato che “la restituzione potrà avvenire in tutto o in parte nel torrente Stura di Valgrande in comune di Cantoria, ovvero nel canale deviatore della suddetta S.I.E.D. (società proprietaria di un ulteriore centrale a valle di quella assentita alla Champorcher, n.d.r.), a seconda delle competenze presenti e nel rispetto delle portate a quest’ultima assentite”, ha affermato che “il rilascio avviene sempre nel detto torrente Stura di Valgrande, e nulla rileva che l’impianto a valle della suddetta S.I.E.D. posso a sua volta, come è pacifico, scaricare nell’alveo del torrente Stura di Ala, che fa parte di un diverso bacino”. Si tratta di un apprezzamento di fatto, non censurabile in questa sede. Va quindi esclusa la sussistenza della denunciata nullità della sentenza per inesistenza o apparenza della motivazione, dovendo qui darsi continuità all’insegnamento della sentenza n. 8053/14 di queste Sezioni Unite, alla cui stregua la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.

30. Con l’ottavo motivo di ricorso – rubricato: “Q.L.C. Domanda di concessione di acqua pubblica per uso idroelettrico; Autorizzazione unica per la produzione di energia da fonti rinnovabili: a) rapporto tra D.P.G.R. Piemonte 10/R/2003 e le norme statali del settore; b) D.P.G.R. Piemonte n. 10/R/2003 violazione del riparto delle attribuzioni tra Stato e Regioni ex dell’art. 117 Cost. e del giudicato di cui alla sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2009” – la ricorrente censura la gravata sentenza per non aver rilevato che nel procedimento di concessione per cui è causa l’Amministrazione avrebbe illegittimamente applicato le norme del regolamento regionale 10/R/2003, anzichè quelle T.U. Acque n. 1775 del 1933. Nel motivo si argomenta che, ai sensi del D.Lgs. n. 152 del 1999, art. 23, comma 9 ter, il potere delle Regioni di disciplinare i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione di acque pubbliche sarebbe stato subordinato al rispetto delle direttive statali sulla gestione del demanio idrico da emanare, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, entro il 30 settembre 2000. Poichè, alla data di adozione del D.P.G.R. n. 10/R/2003, tali direttive non erano state emanate, le disposizioni del D.P.G.R. concernenti i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione di acque pubbliche sarebbero illegittime e, pertanto, il Tribunale superiore delle acque pubbliche avrebbe dovuto rilevare l’illegittimità della concessione impugnata, in quanto emessa in esito ad un procedimento svoltosi secondo tali disposizioni invece che secondo le disposizioni dettate al T.U. Acque. Al termine del motivo la ricorrente deduce che “se poi fra le opere da dedurre in sottensione T.U. n. 1775 del 1933, ex art. 47 si dovessero inserire anche le altre opere idrauliche che fanno parte dell’attuale centrale elettrica della P.F.M., in tal caso la questione di legittimità costituzionale di D.P.G.R. Piemonte diverrebbe rilevante e si chiede che sia portato al vaglio della Corte costituzionale”.

31. Anche l’ottavo motivo è infondato. In via preliminare il Collegio rileva che la sentenza della Corte costituzionale n. 251/09, evocata nel motivo di impugnazione, non ha alcuna attinenza alla vicenda in esame, giacchè essa si è limitata, per quanto qui interessa, ad affermare la legittimità costituzionale della redistribuzione delle competenze amministrative tra Stato e Regioni risultante dalle modifiche recate al T.U. n. 1775 del 1933 dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 96. Ancora in via preliminare va sottolineato come la questione di legittimità costituzionale del D.P.G.R. n. 10/R/2003 che la difesa P.F.M. chiede di sottoporre al vaglio della Corte costituzionale (pag. 37, infine, del ricorso per cassazione) risulta del tutto indeterminata, tanto con riferimento alla disposizione sospettata di illegittimità costituzionale, quanto con riferimento ai parametri costituzionali ipoteticamente violati.

Quanto all’argomentazione secondo cui la Regione Piemonte non avrebbe avuto il potere di disciplinare i procedimenti di rilascio delle concessioni di derivazione di acque pubbliche, in difetto di emanazione delle direttive statali cui al D.Lgs. n. 152 del 1999, art. 23, comma 9 ter, il Collegio osserva che tale disposizione non subordina il potere attribuito alle Regioni di disciplinare i procedimenti di rilascio delle concessioni derivazione di acque pubbliche all’emanazione di dette direttive statali, ma si limita ad imporre le stesse di esercitare tale potere nel rispetto di dette direttive, se ed in quanto emanate entro il 30 settembre 2000.

32. Il ricorso va rigettato in relazione a tutti i motivi in cui si articola. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in ragione del valore “indeterminabile” dichiarato dal ricorrente ai fini del versamento del contributo unificato.

33. Con la presente sentenza vanno altresì regolate le spese relative al procedimento ex art. 373 c.p.c. instaurato dalla P.F.M. davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che si pongono a carico di quest’ultima, rimasta soccombente in tale procedimento, e si liquidano in dispositivo.

34. Deve altresì darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, del raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la società ricorrente a rifondere ai contro ricorrenti le spese del giudizio di legittimità, che liquida, per ciascuno dei contro ricorrenti, in Euro 6.000, oltre Euro 200 per esborsi ed accessori.

Pone altresì a carico della P.F.M. s.r.l. le spese del procedimento ex art. 373 c.p.c. dalla stessa instaurato davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, che si liquidano in favore della società Champorcher Energie s.r.l., della Città metropolitana di Torino e della Regione Piemonte in Euro 3.000, oltre Euro 200 per esborsi ed accessori, per ciascuno.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2020

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