Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6957 del 17/03/2017


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Cassazione civile, sez. un., 17/03/2017, (ud. 07/06/2016, dep.17/03/2017),  n. 6957

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. MATERA Lina – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – rel. Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 19478-2015 proposto da:

S.N., T.G., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA POMPEO MAGNO 94, presso lo studio dell’avvocato MAURO LONGO, che

li rappresenta e difende, per delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE, CONSIGLIO

DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI PERUGIA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 73/2015 del CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE,

depositata il 06/06/2015;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/06/2016 dal Consigliere Dott. GIACOMO TRAVAGLINO;

udito l’Avvocato Mauro LONGO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SALVATO Luigi, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

I FATTI

Il C.O.A. di Perugia, cui gli atti erano stati trasmessi dal C.O.A. di Roma a seguito della ricusazione dei suoi precedenti componenti proposta dagli odierni ricorrenti, e della conseguente decisione di astensione, rigettò la richiesta di revoca della sospensione cautelare cui erano stati sottoposti gli istanti, avvocati S. e T., a seguito dell’adozione nei loro confronti della misura della custodia cautelare in carcere, poi sostituita con l’obbligo di dimora e di firma.

Il CNF, investito dell’impugnazione proposta dagli odierni ricorrenti, la accolse, dichiarando cessata l’efficacia della misura de qua, irrogata loro il 18 luglio 2013.

La sentenza del Consiglio nazionale forense è stata impugnata dalla T. e dallo S. con ricorso per cassazione sorretto da 3 motivi di gravame.

Le parti intimate non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso è inammissibile per palese difetto di interesse.

La richiesta di retrodatazione al 18 luglio del 2014 del provvedimento di cessazione dell’efficacia della sospensione disposta dal COA di Perugia non appare in realtà comprensibile, volta che il provvedimento dell’organo disciplinare perugino è stato emesso il 18 luglio del 2013, ed ha, ipso facto, cessato i suoi effetti proprio alla data oggi indicata dai ricorrenti, mentre la dichiarazione collettiva di astensione del Coa di Roma fece seguito ad un’istanza di ricusazione proposta dagli stessi avvocati, che oggi ne lamentano infondatamente l’illegittimità, così venendo inammissibilmente contra factum proprium, avendo quell’astensione sortito gli stessi effetti da loro auspicati.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il controricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2017

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