Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6953 del 23/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 23/03/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 23/03/2010), n.6953

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.B., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA TIMAVO 3,

presso lo studio dell’avvocato LIVI MAURO, rappresentata e difesa

dall’avvocato PROVERBIO MICHELE, giusta mandato a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO

ALESSANDRO, PULLI CLEMENTINA, VALENTE NICOLA, giusta mandato in calce

al controricorso;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (già Ministero del Tesoro),

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimati –

avverso la sentenza n. 2092/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 20/06/2005 R.G.N. 6443/02;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

02/12/2009 dal Consigliere Dott. STILE Paolo;

udito l’Avvocato il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza dell’8 novembre 2000, il Giudice monocratico del Tribunale di Roma, in funzione di giudice del lavoro, rigettava il ricorso proposto da M.B. nei confronti del Ministero dell’Interno, del Ministero dell’Economia e delle Finanze (già Ministero del Tesoro) volto alla condanna degli stessi alla erogazione dell’assegno di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13.

Avverso detta sentenza proponeva appello la M., chiedendo che in sua riforma fosse accolta la originaria domanda. I Ministeri e l’INPS non si costituivano.

Con sentenza del 15 marzo – 20 giugno 2005, l’adita Corte di Appello di Roma, sulla base della espletata ctu medico – legale, rigettava il gravame. Per la cassazione di tale pronuncia ricorre M. B. con tre motivi, ulteriormente illustrati da memoria. Nessuno degli intimati si è costituito.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il proposto ricorso articolato in tre motivi, la M. denuncia, in primo luogo, violazione di legge, lamentando che il Giudice di secondo grado abbia “ritenuto congrue le valutazioni del CTU, nonostante fossero state effettuate in violazione della L. n. 118 del 1971, art. 13 e succ. mod. per essere relative ad una situazione risalente al 20 febbraio 1991 e non alla data di introduzione della domanda di invalidità, inoltrata nell’anno 1997.

Denuncia, ancora, violazione del principio dispositivo dell’appello, osservando che, nonostante con il giudizio di primo grado si fosse accertato che la invalidità relativa alla cardiopatia fosse di 3^ classe e che quindi l’appello non riguardasse la cardiopatia ma la sussistenza di ulteriori patologie, il CTU, pur senza esserne investito, aveva declassato la cardiopatia da 3^ a 2^ classe con conseguente riduzione del grado di invalidità.

Con il terzo motivo la ricorrente, denunciando insufficiente, erronea e contraddittoria motivazione, lamenta che il Giudice di appello abbia aderito alle conclusioni del nominato CTU, nonostante lo stesso avesse preso in esame le condizioni mediche della perizianda in epoca anteriore al 20.2.1991, avendo erroneamente ritenuto che la stessa avrebbe compiuto i 65 anni il (OMISSIS), mentre era nata nel (OMISSIS), compiendo i 65 anni il (OMISSIS), non indagando, quindi, sullo stato di invalidità per tutto il periodo antecedente a detta data.

Quest’ultimo motivo, da esaminarsi unitamente al primo, stante la loro stretta connessione, va accolto, rimanendo assorbito il secondo.

La M., con i richiamati primo e terzo motivo, sostiene che il Giudice ha argomentato la sua decisione riportandosi alla consulenza di ufficio, definita corretta e condivisibile, senza rilevare l’errore in cui era caduto il CTU che aveva ritenuto che le condizioni di salute da esaminare fossero quelle della perizianda al 1991, epoca di compimento del 65 anno di età, mentre la M. aveva compiuto i 65 anni nel (OMISSIS). Conseguentemente aveva diritto acchè la valutazione delle sue condizioni di invalidità fossero effettuate a partire dalla data del (OMISSIS), epoca in cui la ricorrente aveva ancora 57 anni ed aveva introdotto la domanda di pensione.

Deve infatti osservarsi che la L. n. 118 del 1971, art. 13 stabilisce che ha diritto alla pensione chi è invalido nella prevista percentuale, prima del compimento dei 65 anni.

Proprio in applicazione di detta norma il CTU ritenendo erroneamente che la M. avesse compiuto i 65 anni nel (OMISSIS), ha considerato le condizioni di salute a detta data e non a partire dal (OMISSIS).

Essendosi l’impugnata pronuncia riportata alla consulenza tecnica, essa è incorsa nelle denudate violazioni di legge e vizio di motivazione.

Il ricorso deve, pertanto, essere accolto nei termini esposti e l’impugnata sentenza cassata con rinvio per il riesame alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

LA CORTE Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2010

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