Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6942 del 23/03/2010

Cassazione civile sez. III, 23/03/2010, (ud. 25/01/2010, dep. 23/03/2010), n.6942

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VARRONE Michele – Presidente –

Dott. FINOCCHIARO Mario – Consigliere –

Dott. FEDERICO Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. LANZILLO Raffaella – Consigliere –

Dott. D’AMICO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29677/2005 proposto da:

G.B. (OMISSIS), elettivamente domiciliato

in ROMA, VIALE DEL VIGNOLA 5, presso lo studio dell’avvocato RANUZZI

Livia, che lo rappresenta e difende giusta delega a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

P.A.C. (OMISSIS), M.L.A.

M. (OMISSIS), L.P.L. (OMISSIS);

– intimati –

sul ricorso 28/2006 proposto da:

M.L.A.M., L.P.L., elettivamente

domiciliati in ROMA, PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE 22, presso lo studio

dell’avvocato POTTINO GUIDO MARIA, che li rappresenta e difende

giusta delega in calce al controricorso e ricorso incidentale;

– ricorrenti –

contro

G.B., P.A.C.;

– intimati –

sul ricorso 1685/2006 proposto da:

P.A.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

POLONIA 7, presso lo studio dell’avvocato PETRUCCI CLAUDIO, che la

rappresenta e difende giusta procura speciale autenticata nella

sottoscrizione il 20/12/2005 dal Consolato Italiano di Parigi, rep.

n. 1374;

– ricorrente –

contro

G.B., M.L.A.M., L.P.

L.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3130/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

Sezione Terza Civile, emessa il 9/6/2005, depositata il 12/07/2005,

R.G.N. 189/2003;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

25/01/2010 dal Consigliere Dott. GIOVANNI FEDERICO;

udito l’Avvocato LIVIA RANUZZI;

udito l’Avvocato GUIDO MARIA POTTINO;

udito l’Avvocato CLAUDIO PETRUCCI;

udito il P.M., in persona dell’Avvocato Generale Dott. IANNELLI

Domenico, che ha concluso previa riunione, rigetto del ricorso

principale, accoglimento del ricorso incidentale ” M.”,

assorbito il ricorso incidentale condizionato ” P.”,

accoglimento 1^ motivo, rigetto 2^ motivo.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione ex art. 392 c.p.c., P.A.C., premesso che con sentenza n. 14691/01 questa C.S., accogliendo uno dei motivi del suo ricorso incidentale, rinviava la causa alla Corte d’appello di Roma per decidere sulla domanda da lei avanzata nei confronti di M.L.A.M., G.B. e L.P.L. per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della vendita di un immobile di sua proprietà in (OMISSIS); che la vendita, stipulata tra il G. (quale procuratore della venditrice P.) e la M. (acquirente simulata nell’interesse di L.P.L.), era stata dichiarata nulla con sentenza passata in giudicato, in quanto frutto del reato di circonvenzione d’incapace perpetrato dall’acquirente dissimulato nei riguardi della venditrice; che il G. e la M., benchè assolti in sede penale, dovevano rispondere ex art. 2043 c.c., dei danni sofferti da essa attrice ed il primo anche di quelli cagionati per avere agito in conflitto d’interessi con la rappresentata; che i convenuti dovevano rispondere del danno derivante dal ritardo con cui l’esponente era rientrata in possesso dell’immobile, oltre il danno esistenziale e morale, mentre il G. era tenuto a restituirle la somma di L. 8.094.000 ricevute per le spese del giudizio di primo grado; riassumeva la causa dinanzi alla Corte di appello di Roma nei confronti della M., del G. e del L.P. per sentir condannare il G. e la M. al risarcimento dei danni (da liquidare in separate sede), previa condanna al una provvisionale di Euro 500.000,00, nonchè il primo anche alla restituzione di Euro 4.180,67.

La M. eccepiva l’inammissibilità delle domande nuove proposte nell’atto di riassunzione e comunque il rigetto di tutte le domande nel merito, mentre il G. eccepiva l’inammissibilità dell’azione in quanto proposta oltre l’anno utile per la riassunzione del giudizio ex art. 392 c.p.c., e comunque l’infondatezza nel merito di tutte le domande, ed il L.P. non si costituiva in giudizio.

Con sentenza depositata il 12.7.05 la Corte d’appello di Roma condannava il G. e la M. al risarcimento dei danni, da liquidare in separata sede, subiti dalla P. per effetto della vendita immobiliare, ed il G. anche alla restituzione in favore della P. della somma di Euro 4.180,00, oltre interessi legali dalla domanda, disponendo altresì circa le spese dei giudizi di merito di primo e secondo grado e di quello di cassazione e compensando le spese tra la P. ed il L.P..

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione il G., con quattro motivi, mentre la M. ed i L. P. hanno resistito al ricorso con controricorso, con cui hanno proposto anche ricorso incidentale, affidato ad un solo motivo, al pari della P., che ha anch’essa proposto ricorso incidentale condizionato, con due motivi, ed autonomo, affidato a due motivi.

Il G. e la P. hanno depositato in atti anche una memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

In via preliminare va disposta la riunione dei ricorsi ex art. 335 c.p.c..

A) Ricorso principale.

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la nullità della sentenza gravata ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione agli artt. 392, 393, 137, 138, 139 e 140 c.p.c., nonchè l’estinzione del giudizio ex art. 393 c.p.c., in quanto il giudizio di rinvio va considerato estinto per intempestiva riassunzione, essendo stato notificato l’atto di riassunzione ad esso ricorrente solo l’8.1.03, anzichè entro il termine di legge del 5.1.03.

Con il secondo motivo lamenta la violazione di norme di diritto, difetto di motivazione sotto il profilo della violazione del giudicato formatosi nel processo penale e violazione dell’art. 652 c.p.p..

Con il terzo motivo denuncia la violazione degli artt. 2043 e 2055 c.c..

Con il quarto motivo lamenta infine omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia.

1. Il primo motivo è infondato.

Infatti, la sentenza impugnata ha correttamente rilevato che, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale sia della Corte costituzionale che di questa S.C., il giudizio è stato tempestivamente riassunto ex art. 392 c.p.c., nei confronti del G. (la sentenza della Corte di Cassazione risulta depositata il 21.11.2001), avendo giustamente ritenuto che il termine annuale andava computato con riguardo alla data in cui l’atto di citazione in riassunzione è stato consegnato all’ufficiale giudiziario (31.12.2002) e non a quella in cui l’atto stesso è stato consegnato al destinatario della notificazione.

Si precisa anche, per rispondere a specifica censura del ricorrente, che vi è in atti la prova della consegna dell’atto di riassunzione all’ufficiale giudiziario alla data suddetta del 31.12.02, risultando la stessa sul timbro apposto sulla prima pagina dell’originale dell’atto introduttivo del giudizio di rinvio contestualmente alla specifica delle spese di notifica e all’indicazione del relativo numero di registro cronologico.

2. Il secondo motivo è anch’esso infondato.

Deve, infatti, escludersi che il giudicato penale invocato dal ricorrente possa avere a suo favore efficacia preclusiva nel processo civile, in quanto l’assoluzione del ricorrente dal reato di circonvenzione d’incapace in danno della P. è stata disposta ai sensi dell’art. 530 cpv c.p., e non in applicazione del primo comma della stessa norma.

Quando, perciò, l’assoluzione dipenda soltanto dall’esistenza di un dubbio non risolvibile, essa non è certamente idonea a produrre gli effetti preclusivi di cui all’art. 652 c.p.p., per cui giustamente la Corte di merito ha ritenuto che il ricorrente debba rispondere delle conseguenze dannose della propria condotta.

3. Il terzo ed il quarto motivo, che possono esaminarsi congiuntamente in quanto strettamente connessi, vanno invece dichiarati inammissibili, atteso che, sebbene impropriamente rappresentati sotto il profilo della violazione di norme di legge e sotto quello del vizio motivazionale, si traducono in realtà in censure in punto di fatto, dirette come sono ad un riesame del merito della causa, non consentito nel giudizio di legittimità.

Ed invero, in tema di illecito aquiliano l’accertamento della sussistenza o meno del nesso di causalità tra la condotta e l’evento dannoso comporta valutazioni di fatto che, come tali, sono riservate al giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione congrua ed immune da vizi logici e giuridici (Cass. civ., sez. 3^, 23.7.03, n. 11453).

E’ ovvio che a tale apprezzamento non può contrapporsi, in sede di giudizio di cassazione, altra valutazione dei fatti e delle prove in senso difforme da quello fatto proprio dal giudice di merito, come, ad esempio, la prospettazione, da parte del ricorrente, della causalità esclusiva della circonvenzione attuata dal L.P. in danno della P. ai sensi dell’art. 41 c.p., comma 2.

Nè il ricorrente è stato in grado di indicare in modo specifico nel processo logico che ha portato al convincimento espresso dai giudici di appello lacune o contraddizioni insanabili, non potendosi considerare tale il rilievo della sentenza impugnata, secondo cui il L.P. avrebbe potuto porre in essere il suo disegno criminoso con modalità diverse da quelle effettivamente adottate, prescindendo cioè dal fattivo contributo causale del G..

E’ ovvio, infatti, che la prevista possibilità per il L.P. di realizzare l’illecito penale con modalità diverse da quelle in concreto accertate non vale ad escludere di per sè la sussistenza di una condotta del G. colposamente agevolativa e favoreggiatrice del comportamento delittuoso del L.P.: se così fosse per ipotesi avvenuto, nessuna responsabilità sarebbe stata addebitata certamente al ricorrente.

B) Ricorso incidentale M.- L.P..

L’unico motivo, con cui i resistenti M. e L.P. lamentano la violazione dell’art. 112 c.p.c., per pronuncia “ultra petita”, è fondato.

Infatti, la Corte di merito non ha tenuto conto del fatto che, a seguito di una transazione intervenuta tra la P., da una parte, e la M. ed il L.P., dall’altra, la prima aveva precisato le proprie conclusioni solo nei confronti del G. dichiarando di non avere più domande nei riguardi della M. e del L.P..

Mancava, quindi, ogni ragione per la condanna della M., in solido con il G., sia al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede che alla rifusione delle spese di tutti i gradi di giudizio in favore della P..

C) Ricorso incidentale condizionato P..

Con il primo motivo la P. lamenta la mancata considerazione di un punto decisivo ex art. 360 c.p.c., n. 5.

Con il secondo motivo lamenta invece la violazione degli artt. 102, 291 e 331 c.p.c., e dei principi in tema d’integrazione del contraddittorio in caso di litisconsorzio necessario di natura processuale.

Questo ricorso resta assorbito per effetto del rigetto di quello principale.

D) Ricorso incidentale autonomo P..

Con il primo motivo la P. lamenta la violazione degli artt. 1282, 1284 e 2033 c.c. e artt. 90 e 91 c.p.c., nonchè motivazione omessa su un punto decisivo.

Con il secondo motivo deduce il mancato rilievo di circostanza decisiva e conseguente violazione dell’art. 112 c.p.c., violazione dell’art. 1304 c.c. e art. 91 c.p.c..

Il primo motivo è fondato.

La sentenza impugnata, infatti, ha condannato il G. alla restituzione in favore della P. della somma di Euro 4.180,00, con gli interessi legali dalla domanda.

L’azione di restituzione di somme pagate per spese di lite in base ad una sentenza poi annullata non è riconducibile nello schema della condictio indebiti, perchè si collega ad un’esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore a detta sentenza e prescinde dall’esistenza o no del rapporto sostanziale (ancora oggetto di contesa) nè in particolare si presta a valutazioni sulla buona o mala fede dell’accipiens, non potendo venire in considerazione stati soggettivi rispetto a prestazioni eseguite e ricevute nella comune consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti.

Pertanto, in applicazione delle regole generali sui crediti pecuniari, gli interessi legali sulle somme predette devono essere riconosciuti dal giorno del pagamento e non da quello della domanda giudiziale (v. Cass. n. 3291/1999).

Anche il secondo motivo è fondato.

La P. ha certamente interesse al fatto che il solo G. sia condannato alle spese, in quanto, rimanendo ferma la condanna solidale del medesimo con la M., il G., in caso di pagamento integrale da parte sua, potrebbe sempre rivalersi per la metà di quanto pagato nei confronti dell’obbligata solidale M., con il conseguente diritto di quest’ultima di richiedere il rimborso, a sua volta, alla P..

E) In conclusione, la sentenza impugnata va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa dinanzi alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, che oltre ad attenersi ai principi sopra enunciati provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

Riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, accoglie il ricorso incidentale proposto da M.L.A.M. e L. P.L., dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato di P.A.C. ed accoglie quello incidentale autonomo della stessa P., cassa in relazione ai motivi accolti la sentenza impugnata, rinviando la causa dinanzi alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione anche per le spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, il 25 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2010

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