Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6926 del 22/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2010, (ud. 18/12/2009, dep. 22/03/2010), n.6926

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE in persona del

legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DELLA FREZZA 17, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati RICCIO ALESSANDRO, NICOLA

VALENTE, GIANNICO GIUSEPPINA, giusta procura speciale in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

P.F., MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 4863/2007 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

18.6.07, depositata il 16/11/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/12/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO LAMORGESE.

E’ presente il P.G. in persona del Dott. MASSIMO FEDELI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’NPS ha proposto ricorso, sulla base di un solo motivo, per la cassazione della sentenza depositata il 16 novembre 2007, con la quale la Corte di appello di Roma, accogliendo l’impugnazione di P.F., tutore di P.A., in riforma della decisione del Tribunale di Viterbo, aveva riconosciuto il diritto di costei all’indennità di accompagnamento a decorrere dal 1^ settembre 1991 ed aveva condannato l’INPS al pagamento dei ratei maturati della prestazione sino alla data del 22 aprile 1996, allorchè il diritto al medesimo beneficio era stato riconosciuto dopo la visita medica.

Nell’accogliere l’appello del P., il giudice del gravame, per quanto rileva in questa sede, aveva disatteso l’eccezione di inammissibilità dell’impugnazione, ritenendo che non fosse applicabile il termine breve dei trenta giorni, dato che la sentenza di primo grado non era stata correttamente notificata al difensore:

la notificazione della sentenza era stata eseguita presso la cancelleria del Tribunale di Viterbo e non presso lo studio del legale, in Roma.

Sia la parte privata che il Ministero intimato non hanno svolto attività difensiva in questa fase del giudizio.

Ravvisate le condizioni per la decisione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta dal consigliere designato la relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., poi ritualmente notificata alle parti e comunicata al Procuratore Generale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’unico motivo di ricorso denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 170, 325, 326 e 330 cod. proc. civ., nonchè del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82, e deduce che erroneamente il giudice del gravame ha ritenuto l’invalidità della notificazione della sentenza di primo grado presso la cancelleria del Tribunale di Viterbo, sede del giudice adito e che aveva poi emesso la decisione di primo grado, in quanto il difensore dell’assistibile, esercitando il proprio ufficio fuori della circoscrizione del Tribunale di Roma, ove era assegnato, non aveva provveduto ad eleggere domicilio in Viterbo.

Il motivo appare fondato.

Secondo consolidata giurisprudenza (v. fra le numerose pronunce, Cass. sez. unite 5 ottobre 2007 n. 20845, Cass. 3 agosto 2007 n. 17055, Cass. 11 giugno 2008 n. 15500), si deve ritenere la validità, ai fini della decorrenza del termine breve per l’appello, della notificazione della sentenza nella cancelleria del giudice a quo, in mancanza dell’elezione di domicilio da parte del difensore che eserciti il proprio ufficio fuori della circoscrizione di appartenenza.

Tale principio, richiamato nella relazione ex art. 380 bis cod. proc. civ., è condiviso dal Collegio, ed accertato, come pure chiaramente risulta dalla sentenza qui impugnata, che la notificazione della pronuncia di primo grado era stata eseguita il 10 giugno 2003 nella cancelleria dell’adito Tribunale di Viterbo, in mancanza di elezione di domicilio in quest’ultima località da parte del legale del P., il quale era assegnato nel circondario di Roma, va affermata l’idoneità di quella notificazione ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione. Con la conseguenza che il ricorso in appello, depositato in cancelleria il 20 novembre 2003, risulta proposto oltre il termine stabilito dall’art. 325 cod. proc. civ..

L’inammissibilità dell’appello, erroneamente non dichiarata dal giudice del gravame, comporta il passaggio in giudicato della decisione di primo grado e che il processo non poteva essere proseguito, per cui la sentenza qui impugnata deve essere cassata senza rinvio, a norma dell’art. 382 cod. proc. civ., u. c..

Riguardo alle spese del giudizio di Cassazione, il P., sebbene soccombente, resta esonerato dal pagamento, ai sensi dell’art. 152 disp. att. cod. proc. civ., nel testo anteriore a quello di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito in L. 24 novembre 2003, n. 326, modifica qui non applicabile ratione temporis, mentre devono essere compensate integralmente quelle tra l’INPS e il Ministero, nei confronti del quale il presente ricorso è stato notificato soltanto come denuntiatio litis.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa senza rinvio la sentenza impugnata; nulla per le spese del presente giudizio nei confronti del P. e compensa quelle nei confronti del Ministero dell’economia e delle finanze.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2010

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