Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6923 del 25/03/2011

Cassazione civile sez. trib., 25/03/2011, (ud. 20/01/2011, dep. 25/03/2011), n.6923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. MERONE Antonio – Consigliere –

Dott. FERRARA Ettore – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

SICIS INDUSTRIALE CALCE IDRATA SICILIANA SRL, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

CASETTA MATTEI 239 presso lo studio dell’avvocato TROPEA SERGIO,

rappresentato e difeso dagli avvocati MIRONE GIUSEPPE, FONDACARO

GIOVANNA, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore, MINISTERO

ECONOMIA FIANZE, in persona del Ministro pro tempore, elettivamente

domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 161/2005 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di

CATANIA, depositata il 20/09/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/01/2011 dal Consigliere Dott. ETTORE CIRILLO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La commissione tributaria regionale di Palermo, con sentenza del 20 settembre 2005, ha accolto l’appello dell’AGENZIA delle ENTRATE di Catania nei confronti della SOCIETA’ INDUSTRIALE CALCE IDRATA SICILIANA (SICIS) S.r.l., confermando l’avviso di liquidazione per imposta complementare di registro, ipotecaria e catastale, interessi e INVIM relativamente alla vendita di un compendio industriale (capannone e suolo) in territorio di (OMISSIS) alla soc. AIA COSTRUZIONI. Ha motivato la decisione ritenendo che, ai fini dell’assoggettamento dell’atto a imposta di registro e non a IVA, nella fattispecie “è identificabile una cessione di azienda ricavabile dalla natura giuridica dei contraenti e dall’atto di compravendita dove sta scritto stabilimento di produzione di calce idrata”. Ha proposto ricorso per cassazione, affidato a un solo motivo, la SICIS; il MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE e L’AGENZIA delle ENTRATE resistono con controricorso congiunto.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è inammissibile.

A. Con l’unico motivo la SICIS denuncia la “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986 art. 40, del 1986 e dell’art. 1362 cod. civ. (art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5)”. La soc. ricorrente si duole perchè la sentenza impugnata ha ritenuto legittima l’interpretazione dalla scheda contrattuale data dall’amministrazione fiscale, la quale sostiene essa prevedere una cessione d’azienda (soggetta ad imposta di registro) e non la compravendita immobiliare (soggetta ad IVA) dedotta della contribuente nel ricorso introduttivo.

B. Va premesso che, riguardo al regime processuale anteriore alla novella del 2006, è orientamento costante (es. Cass. n. 15381 del 2004) che, in tema d’interpretazione del contratto, l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità nella sola ipotesi di motivazione inadeguata ovvero di violazione di canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 e segg. c.c..

C. Ove la parte ricorrente lamenti espressamente tale violazione, essa ha l’onere d’indicare, in modo specifico, i criteri in concreto non osservati dal giudice di merito e, soprattutto, il modo in cui questo si sia discostato, non essendo, all’uopo, sufficiente una semplice critica della decisione sfavorevole, formulata attraverso la mera prospettazione di una diversa (e più favorevole) interpretazione rispetto a quella adottata da giudicante (Cass. n. 24461 del 2005, in motiv.).

D. Tale orientamento è stato ampiamente condiviso e applicato, essendosi ripetutamente affermato (es. Cass. n. 18735 e n. 17427 del 2003) che l’interpretazione della volontà delle parti in relazione al contenuto di un contratto o di una qualsiasi clausola contrattuale importa indagini e valutazioni di fatto affidate al potere discrezionale del giudice del merito, non sindacabili in sede di legittimità ove non risultino violati i canoni di ermeneutica contrattuale e non sussista un vizio nell’attività svolta dal giudice di merito, tale da influire sulla logicità, congruità e completezza della motivazione.

E. Anzi, si è ulteriormente precisato che il ricorrente che censuri l’erronea interpretazione di clausole contrattuali da parte del giudice del merito, per il principio dell’autosufficienza del ricorso, ha l’onere di trascriverle integralmente perchè al giudice di legittimità è precluso l’esame degli atti per verificare la rilevanza e la fondatezza della censura (Cass. n. 15279 del 2003).

F. La soc. ricorrente non solo non ha riprodotto integralmente i patti negoziali in contestazione, ma non ha neppure indicato in modo specifico i criteri in concreto non osservati dal giudice di merito, nè il modo in questi se ne è discostato. Si è solo limitata a negare rilevanza alla indicazione contenuta nella scheda contrattuale (“stabilimento di produzione calce idrata”), sulla scorta di un preteso verbale d’assemblea del 1984 (nel quale sarebbe stata deliberato lo smantellamento delle attrezzature presenti nel complesso industriale) e di un’asserita voce del libro dei cespiti al 31 dicembre 1985 (“demolizione dell’impianto come da verbale del 20/9/1984”). Null’altro è riportato in ricorso, ampiamente carente, dunque, riguardo alla sua necessaria autosufficienza.

G. Nè vale invocare la perizia stragiudiziale che, nel 1992, avrebbe descritto il compendio trasferito come uno stabilimento industriale in disuso e in completo stato d’abbandono. A parte, sul punto, analoghe cen-sure in tema di autosufficienza del ricorso, va ricordato che la consulenza stragiudiziale è una semplice allegazione difensiva di carattere tecnico e il giudice di merito può disattenderne le conclusioni senza obbligo di analizzarle e confutarle, e senza perciò incorrere in alcun vizio (neppure di motivazione), non trattandosi di circostanze acquisite alla causa attraverso prove orali o documentali (Cass. n. 20821 del 2006).

H. Il ricorso va, quindi, dichiarato inammissibile con condanna della ricorrente alle ulteriori spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in dispositivo a favore della sola Agenzia controricorrente. Infatti, va rilevata la carenza di legittimazione processuale dell’altro controricorrente, il MINISTERO dell’ECONOMIA e delle FINANZE, che non è stato parte nel giudizio di secondo grado, non è stato evocato dalla contribuente con l’odierno ricorso ed è oramai estraneo al contenzioso tributario dopo la creazione delle agenzie fiscali. Il controricorso ministeriale va dunque dichiarato inammissibile; esso non incide concretamente sul presente giudizio e dunque le relative spese possono essere compensate tra le parti interessate.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso della società contribuente e la condanna al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate a favore dell’Agenzia controricorrente in Euro 1800,00 per onorario, oltre alle spese prenotate a debito; dichiara inammissibile il controricorso ministeriale e compensa le relative spese.

Così deciso in Roma, il 20 gennaio 2011.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2011

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