Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6919 del 22/03/2010

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2010, (ud. 18/12/2009, dep. 22/03/2010), n.6919

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 21640/2008 proposto da:

V.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

TAGLIAMENTO 55, presso lo studio dell’avvocato DI PIERRO NICOLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato BAMONTI Vinicio, giusta mandato

speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

I.N.A.I.L. – ISTITUTO PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL

LAVORO, in persona del Dirigente con incarico di livello generale,

Direttore della Direzione Centrale Prestazioni, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo studio

dell’avvocato LA PECCERELLA Luigi, che lo rappresenta e difende

unitamente all’avvocato RASPANTI RITA, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 100/2008 della CORTE D’APPELLO di ANCONA del

29/02/08, depositata il 14/04/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/12/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO LAMORGESE;

è presente il P.G. in persona del Dott. MASSIMO FEDELI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

V.A. ha proposto ricorso, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza depositata il 14 aprile 2008, con la quale la Corte di appello di Ancona ha giudicato infondata l’impugnazione avverso la decisione di primo grado, che aveva rigettato la domanda da lui avanzata per il riconoscimento del diritto all’indennizzo ex D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, per i postumi permanenti in misura del nove per cento, residuati dopo l’infortunio sul lavoro subito il (OMISSIS).

Il giudice del gravame, condividendo le conclusioni della rinnovata consulenza di ufficio, ha ritenuto che l’aggravamento della discopatia lombare lamentata dall’assicurato, ma già preesistente al sinistro – si afferma in sentenza che le lastre RMN eseguite prima dell’infortunio in data (OMISSIS) e quelle immediatamente dopo, del (OMISSIS), non evidenziano sostanziali differenze – deve essere ricondotto ad una genesi degenerativa.

L’I.N.A.I.L. ha resistito con controricorso.

Trattandosi di impugnazione avverso una sentenza pubblicata dopo il 2 marzo 2006, data dalla quale si applicano le modifiche al processo di cassazione introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, ed essendosi ravvisate le condizioni per la decisione del ricorso con il procedimento previsto dall’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata redatta la relazione ai sensi di tale norma, poi ritualmente notificata alle parti e comunicata al Procuratore Generale.

A questa relazione il ricorrente ha replicato con memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, art. 13, dell’art. 41 cod. pen. e del D.P.R. 30 giugno 1965, art. 74, art. 1124 cod. civ., mentre il secondo denuncia vizio di motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ed ancora “insufficienza della motivazione inidonea a giustificare la decisione”. Il ricorrente critica la sentenza impugnata per non avere considerato, ai fini del rapporto di causalità, il principio di equivalenza delle cause stabilito dall’art. 41 cod. pen., e sostiene la illogicità dell’affermazione circa la esistenza di condizioni degenerative per l’aggravamento della discopatia, in quanto in precedenza non si erano manifestate, secondo gli accertamenti indicati. Addebita inoltre al giudice del merito di avere escluso la riconducibilità del peggioramento della discopatia all’infortunio per “il criterio di concentrazione cronologica”, negando la condizione di fasi di latenza, perchè improbabile.

Il ricorso non può essere accolto.

Secondo il principio più volte affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di accertamento dell’inabilità permanente derivante da infortuni sul lavoro o da malattia professionale, nel caso in cui il giudice del merito si basi sulle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, sono denunciabili in sede di giudizio di legittimità, sotto il profilo del difetto di motivazione, la palese devianza da parte del consulente tecnico dalle nozioni correnti della scienza medica e ogni illogicità incidente sulla validità delle sue conclusioni, non già mere difformità tra il significato ed il valore attribuiti dal consulente a determinati dati e fatti patologici ed il significato ed il valore agli stessi elementi attribuiti dalla parte (cfr. fra le tante Cass. 20 agosto 2004 n. 16392, Cass. 22 maggio 2004 n. 9869).

Nella specie, il giudice del merito si è attenuto al parere espresso dal consulente tecnico di ufficio nominato in appello, peraltro coincidente con le conclusioni dell’ausiliare del giudizio di primo grado: entrambi hanno escluso che l’aggravamento della patologia discale lamentato dal ricorrente sia conseguenza del trauma dallo stesso subito, dovendo invece essere ricondotto ad una genesi degenerativa, come è dato incontroverso per la protrusione discale preesistente.

L’esattezza di tale conclusione, riscontrata dalla mancanza di sostanziali differenze dell’accertamento radiologico del (OMISSIS), successivo all’infortunio, rispetto ad altro eseguito in precedenza, non può essere inficiata dai rilievi svolti dal consulente tecnico di parte, già presi in esame dal giudice del gravame che li ha considerati come “una mera ipotesi, non assistita da rilevante grado di probabilità”.

Si deve perciò escludere non solo che la sentenza impugnata abbia “omesso di valutare il criterio di continuità fenomenica e di concentrazione cronologica, sotto il profilo di causalità con fase di latenza, in cui il danno si manifesta a distanza di tempo dall’azione lesiva”, ma che la censura proposta integri quella palese devianza da parte del consulente tecnico dalle nozioni correnti della scienza medica – poi riverberatasi sulla sentenza impugnata che le conclusioni dell’ausiliare ha fatto proprie – denunciabile in sede di legittimità sotto il profilo del vizio di motivazione.

Relativamente al primo motivo, a parte che esso si risolve nelle medesime critiche svolte nell’altro mezzo di annullamento già esaminato, se ne deve rilevare l’inammissibilità sotto il profilo, pure dedotto dall’Istituto resistente, della mancata indicazione delle affermazioni contenute nella sentenza impugnata in contrasto con disposizioni di legge o con principi di diritto.

Il ricorso va dunque rigettato, senza che si debba provvedere sulle spese del presente giudizio, ai sensi dell’art. 152 disp. att. cod. proc. civ., nel testo anteriore a quello di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito in L. 24 novembre 2003, n. 326, modifica qui non applicabile ratione temporis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 18 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2010

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