Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6912 del 17/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.17/03/2017),  n. 6912

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M.T. – rel. Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9715-2013 proposto da:

RISCOSSIONE SICILIA SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

INNOCENZO XI presso lo studio dell’avvocato AMILCARE GIARDINA;

– ricorrente –

contro

PROIND SRL, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA BOLOGNA 6,

presso lo studio dell’avvocato FUCCIO SANZA’ LUCIA, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE CRISTIANO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 270/2012 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di

SIRACUSA, depositata il 12/10/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/02/2017 dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. La società Proind s.r.l proponeva ricorso avverso iscrizioni di ipoteca eseguite ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77 ed avverso il preavviso di vendita immobiliare notificato da Riscossione Sicilia s.p.a. sostenendo di aver avuto conoscenza casualmente delle iscrizioni ipotecarie e di non aver ricevuto la notifica delle cartelle esattoriali prodromiche.

La CTP di Siracusa accoglieva il ricorso con sentenza che era confermata dalla CTR della Sicilia, sezione staccata di Siracusa, sul rilievo che le iscrizioni ipotecarie non erano state notificate alla società e che la società concessionaria non aveva dato la prova della notifica delle cartelle costituenti il presupposto delle iscrizioni stesse.

2. Avverso la sentenza della CTR propone ricorso per cassazione Riscossione Sicilia s.p.a. affidato a tre motivi illustrati con memoria. La contribuente si è costituita in giudizio con controricorso.

3. Con il primo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione all’art. 112 cod. proc. civ.. Sostiene che la CTP e la CTR hanno dichiarato illegittime sia l’iscrizione ipotecaria effettuata in data 3.8.2004 che quella effettuata in data 11.10.2005 mentre quest’ultima non risultava essere stata contestata dalla ricorrente con il ricorso originario.

Osserva la Corte che il motivo è inammissibile in quanto la ricorrente non ha specificato di aver dedotto la questione nel giudizio di appello nè si evince dalla parte narrativa del ricorso, laddove sono stati indicati i motivi di doglianza svolti innanzi alla CTR, che sia stata svolta contestazione alcuna sul punto.

4. Con il secondo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.L. n. 669 del 1996, art. 5, comma 5, D.P.R. n. 445 del 2000, art. 18, D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23 e artt. 2712 e 2719 cod. civ.. Sostiene che la CTR ha giudicato ultra petita laddove ha ritenuto che i documenti prodotti in fotocopia dalla concessionaria non avessero efficacia probatoria in ordine alla notifica delle cartelle in quanto la contribuente non aveva contestato la conformità delle copie all’originale. Inoltre la CTR era incorsa in violazione di legge per non aver considerato che l’attestazione di conformità delle copie agli originali effettuata dall’agente della riscossione valeva a conferire efficacia probatoria ai documenti prodotti.

Il motivo è inammissibile nella parte in cui la ricorrente sostiene che la CTR ha giudicato ultra petita in quanto dalla sentenza impugnata non si evince accenno alcuno alla produzione documentale effettuata dalla concessionaria, essendosi la CTR limitata ad affermare che la concessionaria non aveva dato la prova della notifica delle cartelle costituenti il presupposto delle iscrizioni ipotecarie. Il motivo è, poi, inammissibile per genericità e difetto di autosufficienza nella parte in cui la ricorrente sostiene che la CTR è incorsa in violazione di legge per non aver correttamente valutato l’efficacia probatoria dei documenti prodotti. Invero la ricorrente non ha specificato di quali documenti si trattasse nè ne ha indicato il contenuto.

5. Con il terzo motivo la ricorrente deduce violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in relazione al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 77 perchè l’obbligo in capo all’agente della riscossione di notificare al proprietario dell’immobile una comunicazione preventiva circa l’iscrizione di ipoteca era stato introdotto a decorrere dal 13.7.2001 laddove, invece, le iscrizioni per cui è causa erano state effettuate nel 2004 e nel 2005.

Il motivo è inammissibile, oltre che infondato. In primo luogo è inammissibile in quanto la censura risulta svolta avverso una ratio decidendi che non si rinviene nella sentenza impugnata. In secondo luogo il motivo sarebbe, comunque, infondato, posto che La Corte di legittimità ha affermato il principio secondo cui “In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77 (nella formulazione vigente “ratione temporis”) non costituisce atto di espropriazione forzata e può, pertanto, essere effettuata senza la previa notifica dell’intimazione di cui al precedente art. 50, comma 2, ma, in ossequio al principio del contraddittorio endoprocedimentale, deve essere preceduta, pena la sua nullità, dalla comunicazione e dalla concessione di un termine di trenta giorni al contribuente per il pagamento o la presentazione di osservazioni dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali della Unione europea, fermo restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità” (Cass., Sez. U, n. 19667 del 18/09/2014; Cass. n. 23875 del 23/11/2015; Cass. n. 13115 del 14.4.2016).

6. Il ricorso va, dunque, rigettato e le spese processuali, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza. Poichè il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è respinto, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione integralmente rigettata.

PQM

La corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla contribuente le spese processuali che liquida in euro 5000,00 oltre al rimborso delle spese forfettarie nella misura del 15% ed oltre agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 21 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2017

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