Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6910 del 17/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 21/02/2017, dep.17/03/2017),  n. 6910

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. ZOSO Liana M.T. – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 14271/2013 R.G. proposto da:

I.L., elettivamente domiciliato in Roma, via Portuense 104,

presso Antonia De Angelis, rappresentato e difeso dall’avv. Maurizio

Coppa giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato, che la rappresenta e difende per

legge Menta Massimiliano;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania (Napoli), Sez. 47, n. 263/47/12 del 16 novembre 2012,

depositata il 5 dicembre 2012, non notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 21 febbraio

2017 dal Consigliere Raffaele Botta;

Ritenuto che l’amministrazione ha notificato controricorso per

ribadire le proprie tesi difensive.

Preso atto che il P.M. non ha depositato conclusioni scritte.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. Ritenuto che la controversia concerne l’impugnazione di un provvedimento di diniego di condono L. n. 289 del 2002, ex art. 12 dei carichi di ruolo riferibili a IVA e IRPEF, che si concludeva negativamente per il contribuente nelle fasi di merito, avendo il giudice d’appello negato che il condono fosse validamente perfezionato con il pagamento dell’80% del dovuto, così come aveva ritenuto il primo giudice;

2. Considerato che con il primo ed il secondo motivo di ricorso, il contribuente denuncia, sotto il profilo della violazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 53 e 57 e art. 342 cod. proc. civ.) e sotto il profilo del vizio di motivazione, il fatto che il giudice di merito non abbia ritenuto inammissibile l’appello dell’Ufficio, nonostante questo fosse carente sia nella ricostruzione della vicenda processuale, sia nell’articolazione di specifici motivi di impugnazione e abbia fondato la propria decisione sulla base di un’eccezione – il mancato pagamento integrale del condono – che l’Ufficio avrebbe sollevato solo in appello;

3. Considerato che le censure sono inammissibili, per difetto di autosufficienza, non essendo riportato nel ricorso alcun passo dell’atto di appello contestato che ne possa consentire, attraverso l’esame diretto da parte del giudice di legittimità, il rilievo e la valutazione dei vizi denunciati;

4. Considerato che il difetto di autosufficienza appare ancor più rilevante riguardo alla supposta tardività dell’eccezione relativa al valore ostativo del mancato pagamento integrale del condono per il perfezionamento di quest’ultimo, dato che la sentenza impugnata riporta in narrativa che ad una simile eccezione l’Ufficio aveva fatto riferimento anche nelle difese articolate in prime cure: sicchè sarebbe apparso necessario non solo contestare questa ricostruzione, ma anche riportare passi delle difese dell’Ufficio in primo grado idonei a dimostrare che le predette difese erano a tutt’altro intese e nessun riferimento vi fosse alla insufficienza del pagamento eseguito dal contribuente;

5. Considerato che le censure sono, peraltro, infondate in quanto il giudice d’appello si è pronunciato sul merito della domanda, rigettando, quindi, per implicito l’eccezione di inammissibilità sollevata dal contribuente e senza incorrere in alcun vizio di omesso esame o di omessa pronuncia;

6. Considerato che con il terzo motivo di ricorso, il contribuente denuncia la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, nel quale il giudice di merito sarebbe incorso operando “una diversa qualificazione della fattispecie sottoposta al suo esame”, affermando cioè quel valore ostativo del mancato pagamento integrale del condono che non faceva parte della motivazione del provvedimento di diniego di condono, nè delle prime difese dell’Ufficio;

7. Considerato che ancora una volta la censura si presenta priva di autosufficienza, non essendo riportato nel ricorso il contenuto di alcun passo della motivazione del provvedimento di diniego di condono, con la conseguente impossibilità per il giudice di legittimità di procedere a una diretta valutazione;

8. Considerato che la censura è in ogni caso infondata, non potendo ravvisarsi alcuna violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato in una fattispecie nella quale l’oggetto sostanziale del giudizio era incontestabilmente la “validità del condono”, il cui accertamento era interamente devoluto al giudice di merito;

9. Considerato che, apparendo la circostanza del mancato pagamento integrale del condono pacifica in giudizio, il giudice di merito ha deciso la controversia sul punto in perfetta coerenza con l’orientamento espresso da questa Corte, secondo il quale: “La sanatoria prevista dalla L. n. 289 del 2000, art. 12 costituisce una forma di condono clemenziale applicabile in relazione a cartelle esattoriali relative ad IRPEF ed ILOR incluse in ruoli emessi da uffici statali e affidati ai concessionari del servizio nazionale della riscossione fino al 31 dicembre 2000 mediante il pagamento del 25 per cento dell’importo iscritto a ruolo, sicchè, essendo pienamente certo il quantum da versarsi per definire favorevolmente la lite fiscale, l’efficacia della sanatoria è condizionata al pagamento dell’intero importo dovuto e l’omesso o ritardato versamento delle rate successive alla prima escludono il verificarsi della definizione della lite pendente” (Cass. n. 11669 del 2016);

10. Considerato che il ricorso deve essere pertanto respinto;

11. Considerato che il consolidamento dei principi enunciati in epoca successiva alla proposizione del ricorso giustifica la compensazione delle spese della presente fase del giudizio.

PQM

Rigetta il ricorso. Compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2017

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