Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6906 del 11/03/2021

Cassazione civile sez. I, 11/03/2021, (ud. 17/11/2020, dep. 11/03/2021), n.6906

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 16513/2019 r.g. proposto da:

C.A., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso,

giusta procura speciale apposta in calce al ricorso, dall’Avvocato

Corrado Limentani, e dall’Avv. Federico Mazzetti, con cui

elettivamente domicilia in Roma, Piazza Capranica n. 78, presso lo

studio di quest’ultimo;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (cod. fisc. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore il Ministro;

– intimato –

avverso la sentenza della Corte di Appello di Milano, depositata in

data 22.11.2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/11/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Milano ha rigettato l’appello proposto da C.A., cittadino del (OMISSIS), nei confronti del Ministero dell’Interno, avverso l’ordinanza emessa in data 21.11.2017 dal Tribunale di Milano, con la quale erano state respinte le domande di protezione internazionale ed umanitaria avanzate dal richiedente.

La Corte di merito ha ricordato, in primo luogo, la vicenda personale del richiedente asilo, secondo quanto riferito da quest’ultimo; egli ha infatti narrato: i) di essere nato e vissuto in (OMISSIS); ii) di essere stato costretto a fuggire dal suo paese, perchè si trovava nell’impossibilità di pagare la “sanzione” per il danneggiamento di un terreno da parte delle sue mucche. La Corte territoriale ha, poi, ritenuto che: a) non erano fondate le domande volte al riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria, sub D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a e b, in ragione della complessiva valutazione di non credibilità del racconto, che risultava, per molti aspetti, non plausibile e lacunoso; b) non era fondata neanche la domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c, in ragione dell’assenza di un rischio-paese riferito al (OMISSIS), stato di provenienza del richiedente, collegato ad un conflitto armato generalizzato; c) non poteva accordarsi tutela neanche sotto il profilo della richiesta protezione umanitaria, perchè il ricorrente non aveva dimostrato una condizione di soggettiva vulnerabilità, come tale legata a possibili condizioni di insicurezza del paese di provenienza ovvero a condizioni di salute del richiedente stesso, e perchè quest’ultimo non aveva neanche dimostrato di essersi integrato socialmente nel paese di accoglienza.

2. La sentenza, pubblicata il 22.11.2018, è stata impugnata da C.A. con ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi.

L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Con il primo motivo il ricorrente lamenta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g, artt. 6 e 14.

2. Con il secondo mezzo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, vizio di omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, in riferimento alla situazione socio-politica del (OMISSIS) ed il conseguente grave danno in caso di rimpatrio.

3. Con il terzo motivo si censura il provvedimento impugnato, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per il dedotto mancato omesso esame di un fatto decisivo del giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione alla condizione del richiedente come soggetto vulnerabile.

4. Il quarto mezzo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 10 Cost., comma 3, e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6.

5. Con il quinto motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

6. Il ricorso è infondato.

6.1 Il primo motivo è inammissibile perchè le relative doglianze non censurano la ratio decidendi del diniego della reclamata protezione internazionale, ratio che, per quanto riguarda la richiesta di status di rifugiato e quella di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a e b, si fonda su una valutazione di non credibilità del racconto.

6.2 Anche il secondo motivo è inammissibile perchè, per un verso, il ricorrente di nuovo non comprende la ratio decidendi del diniego della richiesta protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b, e, per altro verso, non è autosufficiente ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, non indicando il ricorrente in quale atto difensivo avesse dedotto le diverse C.O.I., asseritamente non considerate dal giudice di appello e del cui omesso esame si duole il ricorrente in questo giudizio di legittimità.

6.3 Di nuovo il ricorrente non censura la ratio decidenti posta a sostegno anche del diniego della richiesta protezione umanitaria, così condannando anche la terza censura ad una declaratoria di inammissibilità. Ed invero, la questione del pericolo di carcerazione – qui richiamata, peraltro impropriamente, ai fini della richiesta di protezione umanitaria e non già sotto il diverso (e più corretto) paradigma applicativo di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b, – deve ritenersi assorbita dalla valutazione di complessiva non credibilità del racconto, ragione della decisione che non è stata invece censurata da parte del ricorrente.

6.4 Il quarto motivo è infondato.

6.4.1 In ordine alla richiesta di asilo, giova ricordare che, secondo la costante giurisprudenza espressa da questa Corte, il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti costituiti dallo “status” di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e dal diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, adottato in attuazione della Direttiva 2004/83/CE del Consiglio del 29 aprile 2004, e di cui al D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6. Ne consegue che non vi è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3, in chiave processuale o strumentale, a tutela di chi abbia diritto all’esame della sua domanda di asilo alla stregua delle vigenti norme sulla protezione (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 10686 del 26/06/2012; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 16362 del 04/08/2016).

Ma non può neanche ritenersi riemersa la tutela di cui all’art. 10 Cost., comma 3, posto che, secondo il recente arresto reso dalla giurisprudenza di vertice di questa Corte in ordine alla questione dell’applicabilità retroattiva della normativa dettata dal D.L. n. 113 del 2018, è stato affermato, verbatim, che “In tema di successione delle leggi nel tempo in materia di protezione umanitaria, il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per il rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile, ne consegue che la normativa introdotta con il D.L. n. 113 del 2018, convertito con L. n. 132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina contemplata dal D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e dalle altre disposizioni consequenziali, non trova applicazione in relazione a domande di riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore (5 ottobre 2018) della nuova legge; tali domande saranno, pertanto, scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione, ma, in tali ipotesi, l’accertamento della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi umanitari sulla base delle norme esistenti prima dell’entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, comporterà il rilascio del permesso di soggiorno per “casi speciali” previsto dall’art. 1, comma 9 suddetto decreto legge” (Cass., ss.uu., sent. 29459/2019).

6.5 Il quinto mezzo è inammissibile perchè la censura non coglie la ratio decidendi del diniego della reclamata protezione umanitaria, e cioè l’assenza di una condizione di soggettiva vulnerabilità, motivazione quest’ultima che esclude in radice la necessità di quel giudizio di bilanciamento tra la violazione del nucleo fondamentale dei diritti inviolabili ed il grado di integrazione del richiedente nella società italiana (Cass. 4455/2018; Cass. ss.uu. 29459/2019).

Nessuna statuizione è dovuta per le spese del giudizio di legittimità, stante la mancata difesa dell’amministrazione intimata.

Per quanto dovuto a titolo di doppio contributo, si ritiene di aderire all’orientamento già espresso da questa Corte con la sentenza n. 9660-2019.

PQM

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, se dovuto, per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2021

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