Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6900 del 02/03/2022

Cassazione civile sez. I, 02/03/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 02/03/2022), n.6900

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3743/2021 proposto da:

L.A., elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Mazzini n. 8,

presso lo studio dell’avvocato Cecchini Cristina Laura,

rappresentata e difesa dagli avvocati Angelici Carlo, Feroci

Consuelo, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di

Roma, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i

Minorenni di Roma;

– intimati –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, del 02/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/01/2022 dal Cons. Dott. FIDANZIA ANDREA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

La Corte d’Appello di Roma – sezione per i Minorenni – con decreto del 2.10.2020, ha rigettato il reclamo proposto da L.A., cittadina albanese, avverso il Decreto dell’11.12.2019 con cui il Tribunale per i Minorenni di Roma aveva a sua volta rigettato la richiesta della reclamante di autorizzazione alla permanenza sul territorio italiano D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 31.

Il giudice del reclamo ha ritenuto che la minore Le.Ar., figlia della ricorrente, nata in (OMISSIS), oltre a non avere problemi di salute, non si fosse radicata in Italia, essendo la stessa vissuta nel proprio paese natale dalla nascita fino all’età di otto anni, con la conseguenza che non vi era alcun pericolo che il suo ritorno nel paese d’origine potesse determinare un danno grave alla sua crescita psicofisica.

Inoltre, la corte territoriale ha osservato che non era stato documentato dalla ricorrente l’esito della domanda di protezione internazionale avanzata dal padre della minore, il quale aveva un permesso di soggiorno già scaduto nel (OMISSIS), con la conseguenza che non si delineava neppure la possibilità di distacco della bambina da uno dei due genitori, dovendo entrambi far rientro in Albania.

L.A. ha proposto ricorso per la cassazione del predetto decreto, affidandolo a tre motivi.

Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Roma non ha svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo è stata dedotta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3.

La ricorrente assume che la corte capitolina ha operato un’interpretazione fortemente restrittiva del requisito dei “gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore”, di cui alla norma sopra citata.

Il collegio giudicante di merito non avrebbe considerato che la minore è in piena età scolare e si è perfettamente ambientata e radicata in Italia, nella realtà locale in cui vive, sicché il suo eventuale trasferimento in (OMISSIS) comporterebbe la necessità della stessa di doversi adattare ad un ambiente socio-culturale completamente diverso da quello cui è abituata.

La ricorrente evidenzia ancora come questa Corte abbia più volte ribadito la necessità di valutare l’età pre-scolare come elemento positivo da tutelare ai fini della concessione del permesso di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3.

2. Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 19 TUI e degli artt. 9 e segg. Convenzione sui Diritto del Fanciullo, ratificata con L. n. 176 del 1991.

La ricorrente lamenta che la corte del merito, nell’affermare che dal diniego dell’autorizzazione di cui alla legge cit., non deriverebbe il suo distacco dalla figlia, potendo quest’ultima seguirla fuori dal territorio italiano, abbia indirettamente deliberato una sorta di “espulsione di fatto” della minore, costringendola a seguire i genitori.

3. Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione dell’art. 31 TUI e la carenza ed illogicità della motivazione.

Ad avviso della ricorrente, il giudice di secondo grado non avrebbe effettuato il giudizio prognostico richiesto dalla norma in ordine alla sussistenza in prospettiva di un danno grave ed irreparabile allo sviluppo psico-fisico della minore: non sarebbero state valutate le conseguenze derivanti dall’allontanamento improvviso della giovane Ar. dal contesto ambientale in cui è vissuta ed ha radicato significative relazioni sociali e l’omissione di tale indagine prognostica avrebbe determinato l’illegittimità del decreto impugnato per carenza della motivazione.

3. Il primo ed il terzo motivo, da esaminare unitariamente, avendo ad oggetto questioni strettamente connesse, sono inammissibili.

Le Sezioni Unite di questa Corte, con la sentenza n. 21799/2010, hanno ritenuto che i gravi motivi connessi allo sviluppo psico-fisico del minore, di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 31, comma 3, non richiedono necessariamente l’esistenza di situazioni di emergenza o di circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla sua salute, potendo comprendere qualsiasi danno effettivo, concreto, percepibile ed obiettivamente grave che in considerazione dell’età o delle condizioni di salute ricollegabili al complessivo equilibrio psico-fisico, deriva o deriverà certamente al minore dall’allontanamento del familiare o dal suo definitivo sradicamento dall’ambiente in cui è cresciuto. Deve trattarsi, tuttavia, di situazioni non di lunga o indeterminabile durata e non caratterizzate da tendenziale stabilità che, pur non prestandosi ad essere catalogate o standardizzate, si concretino in eventi traumatici e non prevedibili che trascendano il normale disagio dovuto al proprio rimpatrio o a quello di un familiare.

Anche più recentemente, questa Corte, con la sentenza n. 26710 del 10/11/2017, ha statuito che la parte richiedente ha l’onere di dedurre, in modo specifico, il grave disagio psico-fisico del minore, non essendo sufficiente la mera indicazione della necessità di entrambe le figure genitoriali, l’allegazione di un disagio in caso di rimpatrio insieme ai genitori o a causa dell’allontanamento di un genitore.

Nel caso di specie la ricorrente non ha allegato uno specifico grave disagio psicofisico della figlia derivante dal suo rimpatrio, al di là di quello normale collegato all’allontanamento di un minore dal territorio nazionale insieme alla propria madre; la corte d’appello, d’altro canto, ha escluso che la ragazza – che al momento della decisione aveva undici anni – subirà danni effettivi in caso di rimpatrio, evidenziando come la stessa non possa ritenersi radicata in Italia, dove è arrivata solo nel (OMISSIS), avendo vissuto dalla nascita e fino agli otto anni in (OMISSIS).

La decisione, fondata su un ben preciso accertamento in fatto, non è sindacabile in questa sede se non per vizio di motivazione costituzionalmente rilevante, secondo i parametri della sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 8053/2014, che non è stato neppure dedotto dalla ricorrente, la quale, non a caso, si è espressa genericamente in termini di “carenza” o “illogicità” della motivazione, ma senza illustrarne le ragioni.

Resta assorbito il secondo motivo del ricorso.

Non si liquidano le spese di lite, non avendo l’intimato svolto difese.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Dispone che, in caso di diffusione del presente provvedimento, siano omessi i nominativi e gli altri dati identificativi delle parti e degli altri soggetti in esso menzionati.

Così deciso in Roma, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 2 marzo 2022

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