Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6894 del 17/03/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 17/03/2017, (ud. 13/09/2016, dep.17/03/2017),  n. 6894

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIELLI Stefano – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 8200-2015 proposto da:

LOGISTA ITALIA SPA in persona dell’Amm.re Delegato e legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

CRESCENZIO 14, presso lo studio dell’avvocato ROSAMARIA NICASTRO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato ENRICO PAULETTI

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

MINISTERO ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro tempore,

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 5784/2014 della COMM.TRIB.REG. del Lazio,

depositata il 26/09/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/09/2016 dal Consigliere Dott. ENRICO SCODITTI;

udito per il ricorrente l’Avvocato PAULETTI che insiste nella

rinuncia al ricorso, si rimette alla Corte per le spese processuali;

udito per il controricorrente l’Avvocato COLLABOLLETTA che nulla

oppone.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nei confronti di Logista Italia s.p.a. venne emesso avviso di pagamento per accisa gravante sui tabacchi lavorati a seguito di svincolo irregolare dal regime sospensivo sulla base di p.v.c. redatto nel 2009. Il ricorso della contribuente venne disatteso dalla CTP. Anche l’appello venne rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio sulla base della seguente motivazione.

Il D.Lgs. n. 504 del 1995, come modificato dal D.Lgs. n. 48 del 2010, non ha introdotto per il contribuente, in materia di accisa di tabacchi lavorati, un trattamento più sfavorevole rispetto a quello previsto dal precedente D.L. n. 331 del 1993. L’unica modifica testuale, e cioè la qualificazione con gli aggettivi rispettivamente “irrimediabile” e “totale” degli eventi “perdita” e “distruzione” del prodotto, non ha modificato il significato sostanziale della normativa. Alle ipotesi di rapina o di furto, quali immissioni in consumo dovute a svincolo irregolare, continua ad essere applicata la norma di identico contenuto di cui al D.L. n. 331 del 1993, art. 2ovvero di cui al D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 2. Non vi è stata quindi applicazione retroattiva di una norma più sfavorevole per il contribuente. Lo svincolo irregolare dei tabacchi lavorati dal regime sospensivo, come nel caso di furto o rapina, comporta l’esigibilità dell’accisa da parte dell’Amministrazione.

Ha proposto ricorso per cassazione la contribuente sulla base di due motivi. Resistono con controricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 504 del 1995, art. 4 modificato dal D.Lgs. n. 48 del 2010, art. 1, comma 1, lett. d) e del D.L. n. 331 del 1993, art. 5 e L. n. 212 del 2000, artt. 1 e 3 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Osserva la ricorrente che il D.Lgs. n. 48 del 2010, recependo la direttiva 2008/118/CE del 16 dicembre 2008, ha abrogato il titolo 1^ del D.L. n. 331 del 1993, trasferendo la relativa disciplina all’interno del D.Lgs. n. 504 del 1995 (divenuto testo unico delle accise, comprensivo quindi anche dei tabacchi lavorati), e ha introdotto le qualificazioni di perdita “irrimediabile” e distruzione “totale”, escludendo ogni possibilità di ricondurre alle ipotesi di perdita le fattispecie delittuose di furto e rapina (la norma ha carattere innovativo, essendo consentita l’adozione di norme interpretative in materia tributaria soltanto in casi eccezionali e con qualificazione come tale della disposizione di interpretazione autentica). Aggiunge che prima della modifica legislativa tali fattispecie delittuose erano dunque riconducibili alla nozione di perdita e che la nuova norma era stata applicata a fatti antecedenti la sua entrata in vigore.

Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.L. n. 331 del 1993, art. 5 ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Osserva la ricorrente che le ipotesi di furto e rapina vanno ascritte alla fattispecie di forza maggiore ai fini della concessione dell’abbuono d’imposta previsto dalla legge.

La parte ricorrente ha ritualmente rinunciato al ricorso. Segue l’estinzione del processo. La parte che ha dato causa al processo va condannata alle spese, liquidate come in dispositivo. La costituzione in giudizio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza sollevare eccezioni in ordine alla propria legittimazione, costituisce giusto motivo di compensazione delle spese processuali circa il rapporto fra la ricorrente ed il Ministero medesimo.

PQM

La Corte dichiara l’estinzione del processo; condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali in favore di Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che liquida in Euro 4.745,00 per compenso, oltre le spese prenotate a debito; dispone la compensazione delle spese processuali circa il rapporto processuale con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 13 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 17 marzo 2017

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