Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6876 del 11/03/2020

Cassazione civile sez. trib., 11/03/2020, (ud. 14/01/2020, dep. 11/03/2020), n.6876

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. PERRINO Angelina Maria – rel. Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO M.G. – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 28774 del ruolo generale dell’anno

2013, proposto da:

G.V. -Industria Prosciutti s.r.l., in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso, giusta procura

speciale a margine del ricorso, dagli avvocati Crisci Stefano e

Marini Giuseppe, elettivamente domiciliatosi presso lo studio del

secondo in Roma, alla via dei Monti Parioli, n. 48;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

gli uffici della quale in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12,

elettivamente si domicilia;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Lombardia, pubblicata in data 22 aprile 2013, n.

44/18/13;

sentita la relazione sulla causa svolta dal consigliere Perrino

Angelina-Maria nel corso dell’adunanza del 14 gennaio 2020.

Fatto

RILEVATO

Che:

– emerge dalla sentenza impugnata che il direttore dell’Agenzia delle entrate revocò l’autorizzazione di cui era munita la società contribuente a compiere operazioni intracomunitarie e contestualmente ne escluse la posizione dall’archivio VIES, per la sussistenza di elementi di rischio relativi alla persona del suo legale rappresentante;

– la contribuente impugnò il provvedimento, senza successo in primo grado, e la Commissione tributaria regionale della Lombardia ha rigettato il successivo appello proposto dalla s.r.l. G.V. valorizzando la circostanza che nella dichiarazione per il 2010 le operazioni di acquisito e quelle di vendita erano perfettamente coincidenti; il che, ad avviso del giudice d’appello, manifestava l’intento fraudolento nell’impiego del regime di non imponibilità;

– a tanto ha aggiunto che sono emersi elementi di rischio concernenti il rappresentante legale della società, costituiti dall’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per gli anni 2007 e 2008, e dai numerosi carichi tributari non onorati, portati da cinque cartelle di pagamento per il 2007 e di altrettante per il 2008, per rilevanti importi;

-contro questa sentenza propone ricorso la società per ottenerne la cassazione, che affida a cinque motivi, cui l’Agenzia delle entrate replica con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

infondato è il primo motivo di ricorso, col quale la contribuente denuncia la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, in ragione della motivazione apparente in ordine alla censura concernente il difetto di motivazione del provvedimento di revoca del quale si discute;

il giudice d’appello ha sottolineato che il provvedimento conteneva l’indicazione dei presupposti di fatto e l’esposizione delle ragioni giuridiche della revoca; laddove il vizio di motivazione apparente della sentenza ricorre quando essa, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche, congetture (tra varie, Cass., ord. 23 maggio 2019, n. 13977);

– nel caso in esame, d’altronde, il ragionamento seguito dal giudice emerge dalle valutazioni svolte nel merito, che non costringono l’interprete a svolgere congettura alcuna;

– le considerazioni che precedono evidenziano l’infondatezza del secondo e del terzo motivo di ricorso, coi quali la società censura la sentenza impugnata rispettivamente sotto il profilo dell’insufficiente motivazione (secondo motivo), (dnibito dall’applicabilità ratione temporis del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, pacificamente riferibile al ricorso per cassazione in materia tributaria (Cass., sez. un., n. 8053/14, costantemente seguita dalla giurisprudenza di questa Corte), e l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio (terzo motivo), i quali, peraltro, concernono censure in diritto della motivazione (per affermata violazione dei principi di chiarezza, di collaborazione, di trasparenza e di difesa del contribuente), nonchè critiche mosse alla valutazione svolta dal giudice d’appello;

inammissibile è il quarto motivo di ricorso, col quale la società torna a denunciare l’insufficiente motivazione della sentenza impugnata in ordine alla sussistenza degli elementi di rischio a carico della società, pur sempre inibita dall’applicabilità del nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5;

infondato è l’ultimo motivo di ricorso, col quale la contribuente denuncia l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, per mancanza di decisività di tali fatti: e invero, la giustificazione offerta della coincidenza di operazioni di vendita e operazioni di acquisto valorizzata in sentenza si traduce in un vizio d’insufficiente motivazione, inibito in giudizio; quanto agli elementi concernenti il legale rappresentante, la contribuente si limita a sostenere che i carichi pendenti non si possono riferire alla società odierna ricorrente, senza escludere, quindi, che la diversa società alla quale si riferirebbero le cartelle di pagamento (ossia la G.V. e figli s.r.l.) sia riferibile pur sempre a G.V. e senza escludere neanche che gli elementi in questione sarebbero stati rilevati in epoca successiva al provvedimento di revoca (il che non ne elide l’effettiva sussistenza);

il ricorso va in conseguenza respinto e le spese seguono la soccombenza.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna la società a pagare le spese, che liquida in Euro 6000 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

Dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2020

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