Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6874 del 22/03/2010

Cassazione civile sez. I, 22/03/2010, (ud. 16/12/2009, dep. 22/03/2010), n.6874

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – rel. Presidente –

Dott. RORDORF Renato – Consigliere –

Dott. DI PALMA Salvatore – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

F.A. (c.f. (OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA SICILIA 235, presso l’avvocato DI GIOIA

GIULIO, che la rappresenta e difende, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositato il

02/10/2007 n. 51531/06;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

16/12/2 009 dal Presidente Dott. PAOLO VITTORIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – F.A., con ricorso alla corte d’appello di Roma, ha proposto una domanda di equa riparazione per violazione del termine di ragionevole durata del processo.

Ha convenuto il Ministero della Giustizia.

La corte d’appello, che ha pronunciato in sede di giudizio di rinvio, ha accolto in parte la domanda ed ha condannato l’amministrazione convenuta al pagamento di Euro 2.200,00.

Ha liquidato in 750,00 Euro le spese del giudizio di merito ed in 700,00 Euro quelle del giudizio di Cassazione.

La parte ha impugnato il decreto.

Il Ministero della giustizia non ha resistito.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorso contiene tre motivi.

2. – Il primo è un vizio di difetto di motivazione.

Riguarda la determinazione dell’equa riparazione.

Si sostiene che la corte d’appello si è discostata senza adeguata motivazione dallo standard indennitario di Euro 1.000,00 – Euro 1.500,00 per ogni anno di ritardo ingiustificato.

Il motivo non è fondato.

La corte d’appello ha considerato che la domanda proposta nel giudizio presupposto – per ottenere interessi e rivalutazione monetaria su assegni di invalidità pagati in ritardo – avesse un modesto valore e non ponesse in giuoco beni fondamentali della persona.

Si tratta di una motivazione idonea ad integrare la nozione della “modesta posta in giuoco”.

Orbene, la Corte considera che, da parte del giudice di merito, uno scostamento rispetto al parametro di mille euro per anno di non ragionevole durata del processo, ma non al di sotto della soglia di 750,00 Euro, sia giustificato quando ricorrano fattori, quali ad esempio la modestia della posta in giuoco: ciò, in particolare, entro un limite di durata del processo che non abbia superato di oltre tre anni quella ordinaria, mentre per il periodo ulteriore uno scostamento da quel più alto parametro in genere non si giustifichi.

Alla stregua di tale criterio l’indennizzo di Euro 2.200,00 per due anni ed 11 mesi, quale liquidato dalla corte d’appello, non presenta il vizio denunziato.

3. – I motivi che seguono riguardano la liquidazione delle spese del processo.

Ragioni del ricorso sono il vizio di violazione di norme sul procedimento e di norme di diritto, in cui si sostiene che la corte d’appello è incorsa nel non provvedere a liquidare le spese del primo grado del processo, ma solo quelle del giudizio di rinvio e di quelle del giudizio di Cassazione, e nel liquidare quelle di rinvio in misura inferiore ai minimi tariffari.

I motivi sono fondati.

Basta considerare che il decreto impugnato, quanto alle spese processuali diverse da quelle del giudizio di Cassazione, ne contiene la liquidazione in complessivi Euro 750,00, di cui Euro 50,00 per spese, e la riferisce alla “presente procedura”.

Se la liquidazione in complessivi Euro 750,00 fosse suscettibile di coprire le spese processuali, per onorari e diritti di avvocato sia del giudizio di primo grado sia di quello di rinvio, la riferita espressione “presente procedura” si potrebbe prestare ad essere interpretata nel senso di essere comprensiva di ambedue i giudizi, ma così non è, perchè i minimi di tariffa per onorari riferiti alle sole prestazioni necessarie di un grado di giudizio davanti alla corte di appello per un causa di valore fino a Euro 5.200,00 ammonta ad Euro 445,00, mentre i minimi tariffari per diritti per una causa di valore compreso tra Euro 1.600,01 e Euro 2.600,00, ammontano ad Euro 311,00, sicchè la somma di Euro 756,00 dovuta per un solo grado di giudizio è già essa superiore a quella liquidata per onorari e diritti in Euro 750,00 dalla corte d’appello per “la presente procedura”.

4. – Il ricorso è accolto ed il decreto, per questa parte, è cassato.

5. – La Corte ha il potere di pronunciare nel merito.

Avuto riguardo al valore della riparazione riconosciuta (Euro 2.200,00), al pertinente scaglione (fino a Euro 5.200,00) ed alle voci esposte nella nota delle spese, l’onorario di avvocato è liquidato in Euro 460,00; i diritti, in base al pertinente scaglione (da Euro 1.600,01 a Euro 2.600,00), lo sono in Euro 397,00 per la somma complessiva di Euro 857,00 cui va aggiunto il rimborso delle spese, già accordato in Euro 50,00, donde la somma complessiva di Euro 907.00.

Questo per il giudizio di rinvio, che si è concluso nel vigore della tariffa approvata con il D.M. 8 aprile 2004, n. 127.

Quanto al giudizio di primo grado, che si è invece concluso prima della entrata in vigore di questa tariffa, in base alle tabelle allegate alla precedente ed ai pertinenti coefficienti di applicazione, gli onorari vanno liquidati in somma equivalente a 360,00 Euro ed i diritti in Euro 255,00, mentre le spese lo possono essere in Euro 8,00 e perciò, nel complesso, in 623,00 Euro.

6. – Le spese di questo giudizio di Cassazione sono liquidate in Euro 525,00, di cui Euro 425,00 per onorari di avvocato.

7. – Alle spese liquidate nella presente sentenza va aggiunto il rimborso forfetario delle spese generali e degli accessori di legge.

Di tutte le spese liquidate nella presente sentenza va ordinata la distrazione a favore dell’avvocato Giulio di Gioia.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie gli altri, cassa in relazione la sentenza impugnata e, pronunciando nel merito, condanna il Ministero della Giustizia a pagare ad F.A. la somma di Euro 623,00 e Euro 907,00 a titolo di spese processuali, rispettivamente per i giudizi, in primo grado ed in sede di rinvio, svoltisi davanti alla corte d’appello; lo condanna inoltre al pagamento delle spese di questo giudizio di Cassazione, liquidate in Euro 525,00, di cui Euro 425,00 per onorari di avvocato: aumentate tutte del rimborso forfetario delle spese generali e degli accessori di legge sulle spese liquidate nella presente sentenza e di cui è ordinata la distrazione in favore dell’avvocato Giulio di Gioia, fermo restando per il resto il decreto impugnato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2010

 

 

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