Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6874 del 11/03/2021

Cassazione civile sez. trib., 11/03/2021, (ud. 11/12/2020, dep. 11/03/2021), n.6874

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9459-2016 proposto da:

KRISMA S.A.S. DI P. C. & C. (C.F. (OMISSIS)), in persona del

legale rappresentante p.t., P.C. (C.F. (OMISSIS)) e

P.M. (C.F. (OMISSIS)), queste ultime nella qualità di socie, tutte

rapp.te e dif.se, in virtù di procura speciale a margine del

ricorso, nonchè in calce alla memoria di costituzione di nuovo

difensore, dagli AVV.TI FRANCESCO MIRAGLIA, GIACINTO MIRAGLIA e

MAURO ROSATI DI MONTEPRADONE DE FILIPPIS DELFICO, tutti elett.te

dom.ti in ROMA, alla VIA E. GIANTURCO, n. 11, presso lo studio degli

AVV.TI MIRAGLIA;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore

p.t., dom.to per la carica in ROMA, alla VIA CRISTOFORO COLOMBO, n.

426 c/d;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1009/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della LIGURIA, depositata il 06/10/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/12/2020 dal Consigliere Dott. CHIESI GIAN ANDREA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Osservato che l’AGENZIA DELLE ENTRATE notificò alla KRISMA S.A.S. DI P. C. & C., nonchè alle socie P.M. e P.C. distinti avvisi di accertamento conseguenti alla rettifica del reddito di impresa, provvedendo a riprese per maggiori imposte e contributi relativamente all’anno 2009;

che le contribuenti impugnarono detti provvedimenti innanzi alla C.T.P. di Savona che, previa riunione, con sentenza n. 666/2/14 accolse parzialmente i ricorsi, riconoscendo la deducibilità di costi per Euro 16.814,06;

che la KRISMA S.A.S. DI P. C. & C., nonchè P.M. e P.C., da un lato e l’AGENZIA DELLE ENTRATE, dall’altro, proposero, rispettivamente, appello principale ed incidentale innanzi alla C.T.R. della Liguria la quale, con sentenza 1009/2015, depositata il 6.10.2015, rigettò entrambi i gravami osservando – per quanto in questa sede ancora interessa come le riprese fondassero non già sul mero scostamento rispetto agli studi di settore, ma sugli esiti (molteplici. Cfr. p. 1 della motivazione) conseguenti ad una verifica fiscale, donde è emersa l’antieconomicità della gestione aziendale;

che avverso tale sentenza la KRISMA S.A.S. DI P. C. & c., nonchè P.M. e P.C. hanno proposto ricorso per cassazione, affidato a dieci motivi, illustrati da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c. Si è costituita, con controricorso, l’AGENZIA DELLE ENTRATE;

Considerato che con “note esplicative sintetiche a supporto del ricorso per cassazione rg 2016/9459”, si costituiva altresì per la KRISMA, in aggiunta ai precedenti difensori e giusta procura speciale in calce alle note predette, l’Avv. Mauro Rosati di Montepradone de Filippis Delfico;

che in via preliminare va chiarito che il contenuto di tali note non è idoneo a modificare il thema decidendum, cristallizzato dai motivi illustrati con il ricorso introduttivo: ed infatti, anche recentemente questa Corte ha chiarito (Cass., Sez. U, 9.3.2020, n. 6691, Rv. 657220-01) che il ricorso per cassazione deve essere proposto, a pena di inammissibilità, con unico atto avente i requisiti di forma e contenuto indicati dalla pertinente normativa di rito, sicchè è inammissibile un nuovo atto (nella specie, di costituzione di ulteriore difensore) con articolazione di altri motivi di censura rispetto a quelli in origine dedotti (essendo invece possibile – ma non è il caso di specie – nell’osservanza del principio di consumazione dell’impugnazione e dei relativi termini, la proposizione di un nuovo ricorso in sostituzione del primo che non sia stato ancora dichiarato inammissibile);

che sempre in via preliminare va dichiarata l’inammissibilità (arg. da Cass., Sez. 6-2, 28.11.2013, n. 26696, Rv. 62854501) del controricorso proposto dall’AGENZIA DELLE ENTRATE, siccome erroneamente (ri)notificato – a seguito di una prima notifica non andata a buon fine presso lo studio degli Avv.ti Miraglia (cfr. relata in atti) – presso la Cancelleria di questa Corte, laddove parte ricorrente aveva, invece, alternativamente eletto domicilio digitale (indicando, peraltro, due indirizzi di posta elettronica certificata) e fisico in Roma (alla Via E. Q. Visconti, n. 20, presso lo studio degli Avv.ti Miraglia) “ai fini delle comunicazioni e notifiche ai sensi di legge” (cfr. epigrafe del ricorso, p. 1): sennonchè, allorchè il ricorrente abbia eletto domicilio in Roma, indicando altresì l’indirizzo di posta elettronica certificata, il controricorso può essere indifferentemente notificato sia presso il detto domicilio, sia a mezzo posta elettronica, in quanto l’art. 366 c.p.c., comma 2, consente le notificazioni in via alternativa – con l’uso della disgiuntiva “ovvero” – all’uno o all’altro luogo (Cass., Sez. 6-3, 10.3.2014, n. 5457, Rv. 630344-01);

che con i primi sei motivi parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) l’insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia e, in specie, in ordine alle doglianze svolte relativamente ai “7 punti delle motivazioni dell’atto impugnato” (cfr. ricorso, p. 8, ult. cpv.), riproposte e singolarmente sviluppate (ad eccezione di quelle relative alla terza ripresa esposta nell’avviso di accertamento) nei detti mezzi di gravame;

che i motivi sono inammissibili;

che, trattandosi di ricorso avverso decisione depositata in data 6.10.2015, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 trova applicazione nella formulazione novellata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, in virtù della quale non sono più ammissibili le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass., Sez. 3, 12.10.2017, n. 23940, Rv. 645828-01; Cass., Sez. 6-3, 25.9.2018, n. 22598, Rv. 650880-01).

che con il settimo motivo parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 5 e 4) della insufficiente e/o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, nonchè della nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nonchè dell’art. 111 Cost., per non evincersi, dalla motivazione (definita “confusa, insufficiente ed a volte contraddittoria” – cfr. ricorso, p. 32) della decisione impugnata, il ragionamento sotteso al rigetto dei sei motivi di ricorso (poi, trasfusi in motivi di appello) non accolti;

che il motivo è, in parte inammissibile, in parte infondato;

che, quanto al primo profilo, è sufficiente richiamarsi a quanto già supra esposto in relazione ai primi sei mezzi di gravame, non potendosi censurare ulteriormente, in considerazione della data di deposito della sentenza di secondo grado, il vizio di motivazione sotto il profilo della sua insufficienza e contraddittorietà. Relativamente, poi, alla dedotta nullità della motivazione della sentenza impugnata, a cagione della ritenuta sua inintellegibilità, l’assunto appare smentito dalla stessa modalità di formulazione del motivo, laddove nel relativo incipit (cfr. p. 31, prime 5 righe) viene chiarito che “la motivazione della CTR, che sopra abbiamo riportato integralmente (semplicemente riferendo ciascuna proposizione al relativo motivo dei 7 su cui si sono confrontati l’AdE (…) e le ricorrenti) (…)”: così risultando evidente – diversamente da quanto sostenuto in ricorso – come sia ben chiaro agli odierni ricorrenti se e come i giudici di merito hanno fornito risposta a ciascuna delle censure rivolte alla sentenza della C.T.P.;

che con l’ottavo motivo parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5) della violazione degli artt. 58 e 115 c.p.c., degli artt. 72 e 74 disp. att. c.p.c., del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 25, comma 2, nonchè dei principi in tema di produzioni documentali e del dovere del giudice di decidere iuxta alligata e probata, nonchè dell’omessa motivazione circa un punto decisivo, per non avere la C.T.R. valutato il doc. 9 “studi Settore rielaborati sulla scorta della rilevazione AdE”, sebbene ritualmente prodotto in prime cure da essi contribuenti, ma non considerato (in primo, come in secondo grado), in quanto non rinvenuto agli atti;

che il motivo è inammissibile sotto molteplici profili;

che, ribadito ancora una volta quanto già esposto in precedenza relativamente alla novella formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 5, e, conseguente, all’inammissibilità della deduzione del vizio di motivazione omessa, va nondimeno chiarito che, in relazione alla residua censura in cui si articola il mezzo in esame, il ricorso pecca di specificità (ex 366 c.p.c., comma 1, n. 6), non avendo parte ricorrente trascritto – nel silenzio della gravata decisione sul punto – (a) se e come la doglianza relativa al dedotto error in procedendo fu proposta in appello, sì da precludere al collegio di valutarne la novità o meno (arg. da Cass., Sez. 2, 9.8.2018, n. 20694, Rv. 650009-01), nonchè (b) il contenuto del documento il cui esame sarebbe stato, in conseguenza, omesso, sì da precludere al collegio di valutarne la decisività ai fini della decisione (cfr. Cass., Sez. 5, 21.5.2019, n. 13625, Rv. 653996-01);

che con il nono motivo parte ricorrente lamenta (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5) la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 23, 32 e 35, degli artt. 112,115 e 276 c.p.c., nonchè dei principi in tema di produzioni documentali e del dovere del giudice di decidere iuxta alligata e probata, nonchè dell’omessa motivazione circa un punto decisivo, per avere la C.T.R. deciso sula base di documenti asseritamente prodotti dall’Ufficio ma, in realtà, non presenti agli atti;

che il motivo è inammissibile sotto molteplici profili;

che, premessa l’inammissibilità della deduzione del vizio di motivazione insufficiente e/o contraddittoria, va nondimeno chiarito che, in relazione alla residua censura in cui si articola il mezzo in esame, il ricorso pecca di specificità (ex 366 c.p.c., comma 1, n. 6), non avendo parte ricorrente trascritto – nel silenzio della gravata decisione sul punto – se e come la doglianza relativa al dedotto error in procedendo fu proposta in appello, sì da precludere al collegio di valutarne la novità o meno (arg. da Cass., Sez. 2, 9.8.2018, n. 20694, Rv. 65000901);

che con il decimo motivo parte ricorrente si duole (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) della violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2 e art. 59, comma 1, lett. d, dell’art. 51 c.p.c., commi 1, n. 4 e 2, e dell’art. 158 c.p.c., nonchè del par. i, n. 5 della risoluzione n. 8 del 2013 del consiglio di presidenza di giustizia tributaria, per non essersi la C.T.R. pronunziata, d’ufficio, sulla nullità della composizione del collegio che ha deciso la causa in prime cure;

che il motivo è inammissibile;

che è sufficiente all’uopo osservare che: a) la nullità derivante da vizio di costituzione del giudice, ancorchè assoluta e rilevabile d’ufficio, non si sottrae, ai sensi dell’art. 158 c.p.c. (che fa espressamente salva la disposizione del successivo art. 161 c.p.c.), al principio di conversione delle cause di nullità in motivi d’impugnazione, con la conseguenza che la mancata, tempestiva denuncia del vizio de quo comporta la necessità di farlo valere attraverso lo strumento (e secondo le regole, i limiti e le preclusioni) dell’impugnazione, così che la mancata denuncia di detta nullità in sede di gravame comporta l’impossibilità di rilevarla ed, in definitiva, la sua sanatoria (così Cass., Sez. 6-1, 22.7.2013, n. 17834, Rv. 627482-01); b) eventuali violazioni tabellari non si traducono in un vizio processuale causa di nullità ma, al più, in mere irregolarità (arg. da Cass., Sez. 3, 3.10.2016, n. 19660, Rv. 642599-01); c) l’inosservanza dell’obbligo di astensione di cui all’art. 51 c.p.c., n. 1, determina la nullità del provvedimento emesso solo ove il componente dell’organo decidente abbia un interesse proprio e diretto nella causa che lo ponga nella qualità di parte del procedimento; in ogni altra ipotesi, invece, la violazione di tale obbligo assume rilievo come mero motivo di ricusazione, rimanendo esclusa, in difetto della relativa istanza, qualsiasi incidenza sulla regolare costituzione dell’organo decidente e sulla validità della decisione, con la conseguenza che la mancata proposizione di detta istanza nei termini e con le modalità di legge preclude la possibilità di fare valere il vizio in sede di impugnazione, quale motivo di nullità del provvedimento (Cass., Sez. 2, 28.1.2019, n. 2270, Rv. 652427-02);

che, posti i principi che precedono, non risulta dalla gravata decisione nè, tampoco, dal ricorso (carente, in parte qua, di specificità) che, nella specie, le contribuenti abbiano (1) proposto uno specifico mezzo di impugnazione, volto a fare valere, innanzi alla C.T.R., la nullità della pronunzia della C.T.P. avuto riguardo alla asseritamente irregolare composizione del collegio, o (2) avanzato tempestiva e rituale istanza di ricusazione del componente del collegio di primo grado (i.e. il relatore), rispetto al quale deducono l’esistenza di motivi di astensione (obbligatoria, come facoltativa): tali omissioni precludono, dunque al collegio, ogni valutazione in ordine alla novità o meno delle questioni sviluppate con il mezzo di gravame in esame che va, come supra anticipato, dichiarato inammissibile (arg. da Cass., Sez. 2, 9.8.2018, n. 20694, Rv. 650009-01, cit.);

Ritenuto che il ricorso debba essere rigettato, nulla dovendosi disporre in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità, stante la dichiarata inammissibilità del controricorso.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla dispone in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

Dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della KRISMA S.A.S. DI P. C. & c., in persona del legale rappresentante p.t., nonchè di P.M. e di P.C., dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Civile Tributaria, il 11 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2021

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